La Liuc inizia il suo 26esimo anno accademico all’insegna del futuro

Al centro degli interventi del rettore Visconti e del ministro Calenda l'innovazione della fabbrica 4.0, il destino del manifatturiero italiano e il ruolo dell'università nel preparare dirigenti al passo con le nuove tecnologie

L’università Liuc apre il suo 26esimo anno accademico proiettata verso l’industria 4.0. È stato questo il filo conduttore dei discorsi che si sono tenuti in aula magna questa mattina, lunedì, di fronte ad una platea di sindaci, amministratori, imprenditori, studenti, professori presenti per ascoltare le parole del magnifico rettore Federico Visconti ma anche quelle del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, intervenuto per portare il saluto del governo e gli intendimenti in materia di economia.inaugurazione anno accademico liuc 2016

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Inaugurazione anno accademico alla Liuc 4 di 15

«Siamo e continuiamo ad essere un piccolo ateneo ma che sta costantemente ai primi posti delle classifiche come capacità di inserimento nel mondo del lavoro e come internazionalizzazione – ha detto nel suo discorso inaugurale il presidente Michele Graglia che ha anche sottolineato – la capacità dell Liuc è quella di saper cogliere i cambiamenti e adattare le proprie decisioni, tenendo fede a quello spirito imprenditoriale che da sempre pervade questa università, così come era nello spirito di Confindustria che l’ha voluta all’inizio degli anni ’90».

Il rettore Federico Visconti ha puntato il suo intervento sulle innovazioni che sono state implementate dall’offerta formativa con la Scuola di Economia e Management, l’incremento dell’offerta formativa in inglese, lo sviluppo dei percorsi della Laurea Magistrale in particolare quello per la progettazione e gestione della fabrica intelligente e del digital consulting: «Abbiamo attivato i-Fab, un prototipo di fabbrica dove conoscere in maniera esperienzale l’impatto e le tecnologie abilitanti dell’industria 4.0 – e prosegue – abbiamo anche sviluppato una ricerca interna dedicata al digital manifacturing rediness con l’obiettivo di sviluppare un modello di analisi della reattività delle aziende ai cambiamenti tecnologici nel proprio processo manifatturiero».

Il rettore ha fornito anche i dati sulla mobilità internazionale, sulle attività di stage, sulla mobilità sociale (sono stati sostenuti 172 studenti nel 2015/2016 con contributi e borse di studio legate al merito, ndr), l’ampliamento della gamma dei servizi, l’occhio sempre aperto e la mano sempre tesa anche alle scuole superiori (learning week e business game), ea gli ex-alunni della Liuc: «Sono anni difficili e dunque sfidanti – ha concluso Visconti – ma noi ci siamo e vogliamo riaffermare che le nostre indicazioni puntano all’innovazione come cultura da promuovere vincendo resistenze, strozzature e procedure e al mantenere la schiena dritta, assumendoci sempre le nostre responsabilità.

Interessante anche la prolusione del professore emerito Armando Brandolese del Politecnico di Milano, tra i fondatori della facoltà di ingegneria gestionale tra il 1995 e il 1999:«Il manifatturiero continua ad essere indispensabile per l’Italia, è stato il motore della nostra ricchezza ne XX secolo – ha detto il docente che poi ha spiegato – attraverso l’internet delle cose, il miglioramento delle tecnologie e l’aumento della produttività è possibile tornare a credere in una produzione che sia competitiva con il resto del mondo».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda: «Dobbiamo credere nella nostra piccola e media industria così come fece Ciampi quando portò in Cina le nostre realtà mentre la Francia portava l’industria pesante – ha detto Calenda – grazie a quella mossa il nostro sistema fatto di molte piccole realtà è riuscito ad aprirsi al mondo. Per questo governo, però, è importante che le nostre pmi comincino a pensare di non rimanere sempre tali, devono crescere e diventare grandi».

Il ministro ha elencato i provvedimenti del Governo in questo senso, la defiscalizzazione, il superammortamento, il credito d’imposta: «Noi non giudichiamo se un progetto industriale è vincente o no, quello lo decide il mercato. Noi possiamo dare gli strumenti perchè un progetto vincente possa crescere».

Il titolare dello Sviluppo Economico ha poi elogiato la stretta connessione tra mondo accademico e mondo imprenditoriale che sta alla base dell’ateneo castellanzese: «Non lo vedo come un limite alla libertà accademica – ha detto Calenda – soprattutto se tutto è orientato ad un continuo scambio tra università e impresa».

Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it

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Pubblicato il 21 Novembre 2016
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