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L’acero saccarino di Villa Recalcati

La consueta escursione settimanale del nostro lettore Teresio Colombo ci porta questa settimana nel parco della storica dimora, oggi sede di Provincia e Prefettura

L'acero di Teresio Colombo

La consueta escursione settimanale del nostro lettore Teresio Colombo ci porta questa volta nel giardino di Villa Recalcati

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L’ACERO SACCARINO
Il giorno 10/11 una giornata iniziata, sin dalle prime ore, priva assolutamente di nebbia e con sole splendente, decido di andare a vedere i giardini di villa Recalcati, così chiamata col nome dei suoi primi proprietari, attualmente sede della amministrazione della Provincia di Varese e della prefettura. La storia di questa villa, già residenza di campagna della famiglia Recalcati, ricchi milanesi con grosse proprietà anche in Varese, venne ceduta alla famiglia Morosini , e successivamente, acquisita da una società che raddoppiatene l’edificio realizzò il primo grande albergo di Varese con una clientela di nobili provenienti da tutta l’Europa e di artisti, successivamente, dopo la chiusura dell’albergo e dell’ippodromo annesso divenne sede della nuova provincia di Varese e relativa prefettura.

La struttura del giardino è rimasta essenzialmente quella del 1872 quando da abitazione venne trasformato in albergo solo che il pubblico può accedervi solo da 2 ingressi secondari a sud della villa, appena entrato mi trovo davanti un bell’albero femmina di Agrifoglio (Ilex aquifolium) (1,2) ricchissimo di drupe già rosse è visibile che si tratta di una immissione assolutamente recente, da notare le foglie che anche nelle parti alte risultano in maggioranza ondulate e dotate di spine, in passato da questo albero si ricavava la pania una sostanza vischiosa utilizzata per catturare i piccoli uccelli; poco più avanti si incontra un bell’ esemplare di Sequoia (Sequioiadendrum giganteum) (3) il legno di questa pianta è rossiccio, spugnoso, resistente al fuoco anche perché diversamente dalle altre conifere è privo di resina, la pianta, pur essendo relativamente giovane, è già la più alta fra tutte le altre presenti; nella stessa zona un cipresso dalla forma piuttosto inusuale è il Cipresso dell’Arizona (Cupressus glabra) (4,5) del quale si nota uno sviluppo notevole sia in altezza sia per la larghezza dei rami, le foglie a forma di squame di colore verde-grigio le più recenti che diventano decisamente verdi le più vecchie. Anche in questo giardino l’arte topiaria si sbizzarrita nel modificare le forme degli alberi come ad esempio il Tasso (Taxus baccata) (6) ridotto ad una forma conica del tutto innaturale ma ritenuta bellissima per questo giardino che unisce elementi tradizionali ad elementi romantici come ad esempio la fontana (7) in una prospettiva di piante sagomate geometricamente, si ricorda però che questo giardino è stato creato per il passeggio di ospiti curanti della propria privacy che accedevano al giardino dal retro della costruzione come si può vedere dalla foto (8) che riprende parte della aggiunta alla villa realizzata negli anni 70 dell’800. Continuiamo nella visita del giardino inoltrandoci nell’area dedicata ai giochi dei bambini dove notiamo uno splendido esemplare di Tiglio nostrano (Tilia platyphyllos) (9) che possiamo, una volta tanto, ammirare nella sua bellezza perché è un esemplare che non viene potato come purtroppo quasi sempre avviene per questa pianta; sempre rimanendo seduto sulla stessa panchina riesco ad inquadrare un Cipresso (Cupressus sempervirens) (10) che si innalza oltre la siepe come il Tasso lasciato libero di crescere e non trattato come cosa per mettere inevidenza le capacità del giardiniere di intervenire nel dargli una forma innaturale. Lascio la panchina e mi avvio ad incontrare la Quercia americana (Quercus rubra) (10,11,12) dalle grandi foglie che prima di cadere diventano rosse, bello anche il tronco con nr rametto di 2 foglie alla base piccole già di un rosso carminio perché pronte a staccarsi al primo alito di vento: faccio per allontanarmi quando scorgo un esemplare di Faggio comune (Fagus sylvatica) (14) della varietà pendula, si tratta di un esemplare con 4 o5 anni di vita non di più ma la caratteristica dell’essere pendulo è stata voluta dall’uomo non tenendo conto che il prezzo di questi ibridi è una debolezza strutturale della pianta e una sensibile riduzione della vita media della pianta. Mi allontano un poco in direzione per accedere alla collinetta presente nel giardino quando incontro un giovane esemplare di Acero saccarino (Acer saccharinum) (15,16) che è albero di origine dell’America del nord e la cui linfa è particolarmente zuccherina che con apposito trattamento si trasforma in sciroppo che viene normalmente commerciato, anche in Italia si è diffuso l’utilizzo di questo sciroppo per la dolcificazione di taluni alimenti; vado verso la collinetta quando incontro una giovane pianta diventata, da alcuni anni, di un certo interesse per i cittadini di Varese che se la sono vista piantata nei giardini pubblici, nei parchi delle scuole e nella viabilità urbana si tratta del Bagolaro (Celtis australis) (17, 18), il motivo della diffusione di questa ulmacea va ricercato nella sua adattabilità ai vari tipi di suolo, alla sua particolare resistenza in ambienti inquinati, di negativo avrebbe radici molto grosse in grado di rompere gli ostacoli che ritrovano sul percorso siano asfalto, muri o pietre, non a caso questo albero è chiamato “spaccasassi”, un ulteriore motivo di positività è dovuto al fatto che si tratta di vegetazione indigena, i numerosi frutti sono costituiti da una drupa a forma rotondeggiante, appuntita nella parte terminale, è edule dal sapore dolciastro molto apprezzata dagli uccelli.

Teresio Colombo

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 novembre 2016
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