Non si compra con i soldi ma con il nostro tempo

Francesco Gesualdi, allievo di don Milani, ha scritto un testo provocatorio e stimolante, che apre squarci di pensiero e di pratica nuovi per la nostra società in crisi

francesco francuccio gesualdi

«Quando compri credi di farlo col denaro, ma ti sbagli. Non si compra con i soldi, ma col tempo che abbiamo usato per guadagnare quel denaro. In altre parole: quando si consuma, si paga con la vita che se ne va». Questa affermazione di Pepe Mujica, già presidente dell’Uruguay, voce autorevole del pensiero altro-mondialista di oggi, fa da guida al nuovo testo di Francesco Gesualdi (nella foto), “Gratis è meglio. Tempo, lavoro e denaro: le persone più del mercato” (Editrice missionaria italiana, pp. 64, euro 5).

Gesualdi, coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (Pisa), già allievo di don Lorenzo Milani, attivista tra i più noti in Italia, in questo libro compie un passo ulteriore rispetto al pensiero sul consumo critico di cui è sostenitore da anni (sua la Guida al consumo critico, Emi, giunta alla 6° edizione). Analizza in sintesi il rapporto tra occupazione, economia e vita quotidiana. Mettendo in discussione l’idea stessa data per assodata dal capitalismo moderno, ovvero il lavoro salariato (prestazione in cambio di tempo), Gesualdi annota come nella nostra vita non abbiamo per lo più bisogno di cose (“bisogni” da cui è nato e su cui fa leva il consumismo, responsabile della crisi ecologica attuale), bensì di servizi: «Noi non abbiamo bisogno di possedere auto, lavatrici o tosaerba, bensì di poterci muovere, disporre di panni puliti, avere giardini in ordine. Dunque è inutile che ci dotiamo tutti degli stessi strumenti che utilizziamo solo saltuariamente. Molto meglio condividere e imparare a usare i beni in comune se vogliamo stare bene proteggendo le risorse e limitando i rifiuti».

Gesualdi indaga poi alcune parole-chiave di questa nuova prospettiva di produzione e di lavoro: il “fai da te”, ovvero la riscoperta della possibilità che una serie di cose/servizi possiamo farceli da noi e scambiarceli, un’economia pubblica che ritorna protagonista, la “sobrietà”, non più vista come una scelta di retroguardia ma di migliore qualità della vita.

Un testo provocatorio e stimolante, che apre squarci di pensiero e di pratica nuovi per la nostra società in crisi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 dicembre 2016
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