Il nuovo centro residenziale di via delle Rose intitolato a Padre Carlo Crespi
Il nome del missionario, studioso e beato legnanese è stato scelto per il nuovo centro residenziale per anziani realizzato dall'amministrazione comunale
Con delibera n. 38 del 6 marzo scorso la Giunta comunale ha deciso di intitolare il Centro residenziale socio sanitario polifunzionale, di via delle Rose 11, a padre Carlo Crespi, nato a Legnano il 29 maggio 1891 e deceduto a Cuenca (Ecuador) il 30 aprile 1982. Con la sua vita, con la sua geniale personalità e con le tante opere realizzate, padre Crespi ha reso onore a questa città che, a ragione, lo annovera fra i suoi cittadini più illustri e vero benefattore dell’umanità.
Questo centro residenziale, inaugurato il 4 marzo scorso, è di proprietà dell’Amministrazione comunale che l’ha affidato in gestione alla Cooperativa sociale Anteo che, a sua volta, ha sostenuto l’iniziativa con entusiasmo. La cerimonia d’intitolazione avverrà lunedì 29 maggio, anniversario della nascita di padre Crespi.
Carlo Crespi fu ordinato sacerdote nella Congregazione di S. Giovanni Bosco il 28 gennaio 1917; il 15 giugno 1921 conseguì il dottorato in Scienze naturali, discutendo la tesi “Contributo alla conoscenza della fauna d’acqua dolce dell’Estense e località limitrofe: paludi, canali, fossi, sorgenti degli Euganei, dei laghi di Arquà e Venda”. Tre mesi dopo si diplomò in pianoforte e composizione.
Il 22 marzo 1923 partì missionario in Ecuador, dove visse e operò per quasi 60 anni fino alla morte, avvenuta il 30 aprile 1982. A buon diritto si può affermare che don Carlo fu un antesignano dell’evangelizzazione delle etnie Ashuar e Shuar (abitanti delle foreste amazzoniche dell’Ecuador orientale) mediante l’“inculturazione”, termine che costituisce una conquista di oggi, soprattutto dopo il Concilio ecumenico Vaticano II. Egli, cioè, sosteneva che, come nel giorno di Pentecoste, tutti devono poter ricevere e comprendere la fede nella “propria cultura e nel proprio linguaggio”.
La sua biografia
rivela la personalità poliedrica di Crespi: missionario, uomo di scienza e cultura, grande educatore e “padre dei poveri”.
Fra le istituzioni educative più significative da lui realizzate, si ricordano: una scuola gratuita che accolse fino a 1500 bambini poveri; una scuola di specializzazione accademica; una scuola di arti e mestieri, divenuta poi il politecnico salesiano; una scuola di agraria; la facoltà di Scienze dell’educazione; un Museo etnografico; un Santuario dedicato a Maria Ausiliatrice.
Dietro il suo estenuante lavoro, si cela la volontà di don Carlo di imitare Cristo, nella scelta preferenziale per i poveri, nell’avvicinamento ai bambini e nella preoccupazione per i peccatori, nel totale disinteresse di sé e nella virtù dell’umiltà, riflessa nella semplicità dei suoi gesti.
Una vita per i poveri
A poco a poco i suoi aneliti accademici e culturali andarono affievolendosi, per dedicarsi maggiormente alle persone più bisognose del suo aiuto, conservando per sé solo una vecchia tonaca, un paio di scarpe consunte e alimentandosi in maniera frugale. La sua camera era disadorna e arredata solamente con un piccolo letto di legno. Per essere sempre disponibile a chi lo chiamava di notte al letto dei malati, spesso si coricava vestito. Col passare degli anni, ciò che gli stava maggiormente a cuore fu l’amministrazione dei sacramenti, in particolare il Sacramento della Riconciliazione. A ciò si aggiungeva la totale dedizione nei confronti dei bambini, che non abbandonò mai. I poveri, del quartiere di Maria Ausiliatrice e di tutta la città, erano il suo pensiero costante. Per tutti loro, visse e morì.
La beatificazione
È stato beatificato dalla Chiesa cattolica per aver convissuto 60 anni come missionario fra i Kivaros, un popolo ecuadoriano. Alcuni suppongono abbia raccolto un certo numero OOPArt (reperti fuori luogo che non hanno una precisa collocazione storica, ndr), artefatti antecedenti al periodo del diluvio universale, provenienti da una grotta denominata “Cueva de los Tayos”, in Ecuador.
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