È morto Ettore Masina

Giornalista, parlamentare, scrittore, ma soprattutto un grande testimone del Novecento. La sua attività intellettuale ha sempre corso in parallelo con l'impegno civile. Masina ha vissuto per lunghi anni a Varese

Ettore Masina

Si è spento un grande uomo. Tra poco Ettore Masina avrebbe compiuto 89 anni. Giornalista, parlamentare, scrittore, ma soprattutto un grande testimone del Novecento. La sua attività intellettuale ha sempre corso in parallelo con l’impegno civile. Masina è stato promotore di molte iniziative di solidarietà internazionale volte a realizzare progetti concreti.

Nel 1964 il prete francese Paul Gauthier; questi viveva in Palestina, ove, come carpentiere, aveva avviato una singolare esperienza di solidarietà con i poveri, scegliendo dapprima Nazaret, e poi allargando la presenza della sua comunità di religiosi e operai anche all’America Latina. Da quella esperienza nacque la Rete Radié Resch.

Cattolico praticante è stato a lungo uno dei vaticanisti più accreditati. La sua attività professionale lo aveva però portato presto in contatto con i più poveri, con gli ultimi, i perseguitati. Era così passato dallo scrivere il suo primo libro nel 1972, Il Vangelo  secondo gli anonimi, a L’arcivescovo deve morire, la biografia più letta su Monsignor Romero ucciso a San Salvador dagli squadroni della morte mentre celebrava messa nel 1980.

Nato a Breno, in Valcamonica il 4 settembre del 1928, si trasferì a Varese iniziando presto la carriera giornalistica a Il Giorno. Ettore Masina è morto martedì sera nella sua abitazione a Roma. Da tempo era malato, ma aveva affrontato la sua condizione con grande serenità assistito dai suo cari. A Varese ha ancora molti affetti dove vive il fratello Ernesto, per tanti anni dirigente e anche lui scrittore, suo cognato (la sorella Marisa è scomparsa da poco) e numerosi nipoti.

I funerali di Masina si svolgeranno nella chiesa di San Frumenzio nel quartiere di Prati a Roma venerdì alle 12.

Riprendiamo di seguito la bella biografia pubblicata su Wikipedia. Chi l’ha scritta ha conosciuto una parte importante della vita pubblica di Ettore Masina.

Seguendo la professione del padre, la sua famiglia si trasferisce in diverse città, stabilendosi poi a Varese. Masina inizia l’attività giornalistica nel 1952, dopo aver lasciato gli studi di medicina; lavora a “Il Giorno”, come inviato speciale e informatore religioso. Si trasferisce nel 1964 a Roma, da dove allora risiede; come “vaticanista”, segue il Concilio Vaticano II pubblicando delle cronache rimaste celebri, che gli procurano una grande notorietà nell’ambiente dell’informazione. Sempre come giornalista esperto in tematiche religiose, si trasferisce nel 1969 alla RAI; il suo rapporto, non solo professionale, con Paolo VI è un segnale della professionalità che Masina ha acquisito nell’informazione religiosa.

Conosce nel 1964 il prete francese Paul Gauthier; questi viveva in Palestina, ove, come carpentiere, aveva avviato una singolare esperienza di solidarietà con i poveri, scegliendo dapprima Nazaret, e poi allargando la presenza della sua comunità di religiosi e operai anche all’America Latina.

Il viaggio con Paolo VI in Israele aveva fatto conoscere a Masina l’ambiente di cui Gauthier gli parlava, invitandolo nello stesso tempo a cambiare la sua prospettiva di vita e di impegno come credente. Assieme fondano l’associazione di solidarietà internazionale “Rete Radiè Resch”, prendendo il nome di una bambina palestinese morta di stenti nella sua abitazione fatiscente, mentre attendeva una nuova casa. La rete, strutturata in gruppi locali autonomi, lo vede coordinatore fino al 1994; in questo periodo diventa un’esperienza unica di cooperazione e di solidarietà, ma anche di sensibilizzazione sociale ed ecclesiale sulle povertà e i poveri del mondo.

Proseguiva intanto l’attività giornalistica, che aveva assunto sempre più un taglio “impegnato”; nel 1976 iniziò a condurre il TG2, e condivide il lavoro con alcuni celebri giornalisti come Andrea Barbato, Giuseppe Fiori, Italo Moretti. Viene comunque osteggiato per il suo impegno dichiaratamente “di parte”.

Nel 1983 lasciò l’attività giornalistica per quella politica. Fu eletto deputato nella Sinistra Indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano, per più mandati fino al 1992; come parlamentare, si è occupato della Commissione Esteri e del Comitato permanente per i diritti umani. Dopo lo sciogliemento del PCI, è stato membro della direzione del PDS.

Dopo la chiusura della sua attività politica, prosegue la sua opera di giornalista (Segno del Mondo, Jesus, Latinoamerica, etc.), attento osservatore di temi politici ed ecclesiali, e fecondo animatore di dibattiti culturali in giro per l’Italia; è anche un apprezzato scrittore.

Tiene contatto con la rete di amici e associazioni che ha costruito in questi anni mediante una “Lettera” periodica, in cui esprime la sua visione critica e nello stesso tempo credente sui fatti più salienti della vita italiana e internazionale.

IL RICORDO DI MARCO GIOVANNELLI

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 28 giugno 2017
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