Nuovi voucher: la parola passa alle imprese
Confartigianato Imprese Varese vuole sentire i loro pareri e, al contempo, proporre le soluzioni nel corso di una tavola rotonda in programma lunedì 12 giugno nella sede di Confartigianato
Sono serviti i vecchi voucher? E quelli nuovi li sostituiranno degnamente? Le domande avranno delle risposte ma a darle non saranno la politica o gli economisti. Parlerà l’economia, quella spicciola – perché pratica e capace di andare dritta al punto – della provincia di Varese. Gli imprenditori sono in allerta: dopo la cancellazione dei vecchi voucher e l’introduzione (già votata dalla Camera nell’ambito della cosiddetta “manovrina”, e in attesa del passaggio al Senato il prossimo 13 giugno) del cosiddetto “contratto di prestazione occasionale”, le imprese hanno rizzato le antenne. E sono ben sintonizzate.
Sul punto non tutti sono d’accordo: i voucher sono serviti? Hanno risolto qualche problema? Hanno rispettato la dignità dei lavoratori? E i nuovi strumenti saranno in grado di sostituirli? Confartigianato ha promosso un sondaggio per sondare l’umore delle aziende, e ha sollevato nel merito alcune perplessità attraverso le voci dei presidenti Davide Galli (provinciale) e Giorgio Merletti (nazionale). Ora la parola alle imprese che, per tipologia produttiva, incontrano dei picchi stagionali durante i quali “una mano in più” non può fare che bene.
Confartigianato Imprese Varese ha deciso di promuovere una tavola rotonda sul tema “Voucher – quale futuro?”, in programma lunedì 12 giugno nella sede di Confartigianato Imprese Varese, viale Milano 5, Sala Turri (terzo piano). Un’occasione per incontrarsi, scambiarsi punti di vista e trovare eventuali soluzioni alternative al problema grazie alla collaborazione con gli esperti dell’associazione.
E per cercare di capire da dove si parte, ecco i punti di vista di alcuni imprenditori.
Alessandro Ciapparelli, della Tessitura Valdolona srl di Olgiate Olona, specializzata nella produzione di tovaglie, dice: «Come imprenditore non li ho mai utilizzati: un Paese che ricorre a questo strumento ha fallito su tutta la linea perché deresponsabilizza il sistema. Un mercato del lavoro che funziona non si può basare sui voucher: è così che vogliamo garantire un futuro a chi lavora?». La critica è diretta e feroce, ma c’è chi cerca una mediazione.
Barbara Esposti Apiccino di “Farina e Passione” – impresa di produzione domestica di torte e dolcetti assortiti – i voucher li avrebbe voluti ancora. «Proprio quando avremmo voluto utilizzarli – interviene l’imprenditrice di Cislago – il governo ha deciso di eliminarli. Confidiamo nei nuovi che verranno». Barbara li userebbe poche volte all’anno – in primavera, estate e sotto Natale e Pasqua – ma sulla comodità dello strumento non ha dubbi: «È comodo, ma lo si deve usare con coscienza e seguendo le regole. Probabilmente qualcuno ha fatto il furbetto, ed è qui che bisogna intervenire: le piccole imprese danno sempre il buon esempio sull’osservanza delle regole, quindi ne chiediamo altre affinché il voucher diventi uno strumento vantaggioso per tutti». Come lo può essere per le pasticcerie e la ristorazione.
Davide Steffenini della pasticceria Dolcemente di Varese non li usa e non li userà «perché in una pasticceria come la mia me la cavo con il mio team. Per un ristorante è diverso: magari dal lunedì al giovedì fai poco, mentre dal venerdì alla domenica ti trovi centinaia di coperti che vanno soddisfatti in breve tempo. I voucher servono a quello, perché alla gente che è seduta ai tavoli devi portare i piatti e non ci sono orari. Inoltre, i voucher erano un piccolo deterrente al nero. Se qualcuno li ha usati male, aumentiamo i controlli». Le imprese picchiano, e forte, su questo punto: di fronte a controlli maggiori non c’è alcuna preoccupazione. L’importante è che le cose vadano come devono andare.
Ivan Mastromatteo de “La Piadineria” di Saronno – dove si producono piadine light d’alta scuola – ne è consapevole: «Ho fatto l’esperienza con i voucher durante la Notte Bianca saronnese: mi servivano due persone in più solo per quell’occasione e ho sfruttato lo strumento. Se li si usa però come se fossero un contratto a chiamata, allora dobbiamo ripensare tutto: un loro uso corretto è una forma di rispetto nei confronti del lavoratore». I vantaggi dei voucher, d’altronde, sono sotto gli occhi di tutti: «Facile da usare e da spendere, snelli, contro ogni complessità burocratica», conclude Ivan.
E così la pensa anche Elina Shevkhuzheva, titolare della gelateria “Bellamia” di Laveno: «Sto cercando personale al massimo fino al mese di settembre e userò i voucher – dice la giovane – E’ uno strumento snello, regola il mercato del lavoro, è efficace perché un ragazzo può provare il lavoro, e se non va amici come prima. Insomma, il voucher è “pronti e via”: meglio questo che rileggersi il Regio Decreto del 1929 che regola, ancora oggi, alcune categorie che possono essere sottoposte a contratto a chiamata. Assurdo, no?».
Per l’iscrizione e per avere ulteriori informazioni è possibile scrivere a davide.ielmini@asarva.org.
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