Il pavimento è una roccia? Il trucco si chiama resina ed è made in Gerenzano

Pulito, resistente, adatto a tutti gli usi: lo si vede in moltissime aziende, ma nelle officine è quasi d’obbligo. È il pavimento “irrobustito” e “lavorato” da un materiale utilizzato anche nei settori aerospaziale e farmaceutico. Come si fa, e chi c’è dietro, alla resina ce lo spiegano alla Seventy Resine Srl

Resina made in Gerenzano

Entrato in un’officina meccanica, almeno una volta nella vita l’occhio cade sul pavimento. E ti chiedi, subito: «Come fa ad essere così resistente?». Lo si vorrebbe in casa: pulito in un attimo, adatto a tutti gli usi, anche elegante. Il passare del tempo lo segna, il lavoro lascia le sue tracce eppure resiste ai colpi, alle cadute degli attrezzi, al grasso e all’olio. Ai graffi. Qualcosa di particolare cattura l’attenzione: cammini su un rivestimento all’occorrenza liscio o granuloso, a volte morbido e flessibile. Ti senti a tuo agio perché ti rendi conto che quel materiale è pratico, non necessita di grandi manutenzioni, si può riparare facilmente, è una soluzione geniale. Tanto per le aziende quanto, se si superano i 100 metri quadrati, per un appartamento. Quel materiale è la resina.

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Ci passi una mano sopra, e si apre un mondo di sensazioni. Cremosa, densa e poi compatta: somiglia alla farcitura che cola in una torta. Eppure è resina. Epossidica, per l’esattezza. Utilizzata nel settore elettrico e elettronico perché isolante, in quello aerospaziale mischiandola con fibre di vetro o kevlar, nell’alimentare e farmaceutico per la resistenza chimica, la praticità e la facilità nella pulizia. E poi nel settore metalmeccanico (nel quale si usano soprattutto le resine metacrilate) e in quello dell’edilizia, industriale ma anche civile. Anche per realizzare pavimenti con effetto 3D. Per chi ha fretta, poi, c’è anche una versione a presa rapida che si può calpestare già il giorno dopo la posatura.

PRODOTTO FINITO E POSA
Un mondo in trasformazione che alla Seventy Resine Srl di Gerenzano conoscono bene. Quindici dipendenti, mercato per la maggior parte italiano, qualche esportazione in Gran Bretagna, Malta e Svizzera. Perché tutto parte dalla richiesta del cliente: «Questo è il primo passo, ovunque – dice Denis Pace, uno dei soci – Noi vendiamo il prodotto finito e questo, se ce lo chiede il cliente, lo posiamo anche. La differenza la fa il chimico, perché nel reparto “Ricerca e Sviluppo” si sperimentano le ricette migliori che garantiscono le maggiori prestazioni». Il chimico miscela, prova e dosa in laboratorio. Proprio come si fa con una torta. Una volta preparata la ricetta, la si passa al processista. Parola che contiene anni e anni di esperienze, perché la saggezza che ci mette il chimico è poi quella che permette al processista di produrre una resina adatta allo scopo.

Barattoli di ogni dimensione si alternano tra le mani di questo professionista amante della bilancia elettronica e per il quale sarebbe un errore imperdonabile andare “a occhio”. Resina e indurente vengono pesati in momenti diversi con gesti leggeri, equilibrati e poi mescolati separatamente. Prima l’una e poi l’altra – il dosaggio si gioca sui grammi perché i due materiali hanno peso specifico diverso – all’interno di un miscelatore che gira, gira e rigira per più di un’ora. Una volta realizzata la pasta, che deve essere omogenea in tutta la sua massa, se ne preleva un campione per realizzare un modello di prova. Anche questo a forma di torta oppure della grandezza di un pannello. Ricordiamoci che l’indurente gioca un ruolo fondamentale e, incalza Denis, «fa tutto il lavoro, perché garantisce la buona adesione della resina, la durata nel tempo, la sua flessibilità». Subito dopo si passa al controllo di qualità per testare la fluidità, la resistenza all’abrasione e quella termica. Con un picnometro si misura anche la densità della resina.

NEUTRO MA NON SOLO
Se dopo ventiquattro ore l’indurimento è riuscito, si prosegue con la produzione. E se il composto non si dovesse rapprendere? «Si ritorna dal chimico, che rivede la ricetta, fa nuovi calcoli e procede con l’aggiunta o la sottrazione degli ingredienti», prosegue l’imprenditore.

Probabilmente ve lo state chiedendo: quale è il colore della resina? Inizialmente è neutro, perché alla Seventy di Gerenzano hanno deciso di fornire al cliente solo la quantità di colore che gli può effettivamente servire. Nessuno spreco e nessun avanzo per questo servizio on-demand che si avvale di un tintometro che seleziona e mescola. Una volta ottenuta la resina colorata si procede alla posatura con quello che, nel settore, si definisce “elicottero”, uno strumento che permette di stendere il materiale e lisciarla sulla superficie del pavimento. Dura anni, la manutenzione non dà problemi e se ci fosse la necessità di chiudere crepe o buchi basta versarne un po’. Insomma, magica resina.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 settembre 2017
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