Giù le ultime case delocalizzate

Nei tre Comuni si completa l'abbattimento delle case "fantasma", dichiarate non abitabili a metà anni Duemila. Solo alcune rimarranno come sedi di associazioni

Case delocalizzate

Nelle “zone fantasma” intorno a Malpensa sono tornate le ruspe. Le operazioni di abbattimento non sono sfuggite a chi passa nelle zone ex-residenziali ai margini del paese di Ferno, uno dei tre (con Lonate Pozzolo e Somma Lombardo) coinvolti dalla operazione di “delocalizzazione”. Si tratta dello spostamento (dietro risarcimento) dei residenti delle case che si trovavano più esposte al rumore dell’aeroporto di Malpensa, sulla base di un accordo perfezionato negli anni Duemila.

«Questo è il lotto definitivo di abbattimento, dodici case in totale a Ferno» spiega l’ex sindaco Mauro Cerutti, oggi assessore all’urbanistica. A Ferno le case da demolire si trovano (o trovavano) nelle vie Santa Maria, Moncucco, Piave. Periferia residenziale ovest del paese, ville e villette da anni abbandonate, in parte anche sventrate dai ladri. Dopo gli abbattimenti degli ultimi due anni, ora vanno giù gli ultimi edifici. A Case Nuove di Somma Lombardo «i lavori sono quasi finiti» spiega invece Ilaria Ceriani, assessore all’urbanistica di Somma.

«Si risolve definitivamente questa parte dell’accordo quadro» continua Cerutti, da Ferno. «Terminato questo lotto, rimarranno solo le case destinate ad uso sociale, come forma di risarcimento alla collettività, ottenute da Regione Lombardia a costo zero». A Ferno le abitazioni rimaste ospiteranno le sedi dell’Associazione Carabinieri in congedo, dell’Associazione Padre Kobe, degli appassionati di aeronautica Clipper, del celebre gruppo folkloristico locale dei “frustatori”, del banco alimentare, della Pro Loco.

Poi ci sono le aree liberate: là dove c’erano palazzine e villette, oggi ci sono già (e altre se ne aggiungeranno) terreni a nudo, seminati a prato. Ma cosa fare delle aree? È un capitolo ancora tutto da scrivere e che è una sfida anche perché richiede un più ampio accordo tra i tre Comuni interessati. «Il “come” usare queste aree dobbiamo definirlo con la Regione» continua Cerutti, che sta seguendo la partita a stretto contatto con il sindaco Filippo Gesualdi. «La maggior parte delle aree appartiene a Lonate, dove però ci sono anche case non delocalizzate che si estendono “a macchia di leopardo”. A Case Nuove c’è la vicinanza con l’aeroporto che potrebbe favorire l’uso per nuove destinazioni, Somma è forse in questo la favorita». E Ferno? Cerutti traccia un quadro che è un auspicio per il suo paese: «Ferno potrebbe mettere a disposizione di Somma e Lonate le volumetrie». E lasciare liberi i terreni? «Potrebbe diventare il polmone verde tra i due Comuni». Ma tutto – come detto – passa dall’accordo con gli altri due Comuni e con la Regione.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

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Pubblicato il 08 Novembre 2017
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