Per una chiesa “di moltissima divotione”
Presentato il volume dedicato al Santuario di Santa Maria di Piazza curato da Pietro Cesare Marani
Nella cornice del Santuario di Santa Maria di Piazza in Busto Arsizio, sabato 4 novembre è stato presentato il nuovo volume di Nomos Edizioni dedicato alla chiesa stessa.
L’edizione è curata da Pietro Cesare Marani già direttore della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Lombardia Occidentale, coadiuvato da un competente staff di studiosi del settore. Maria Teresa Fiorio, nella sua ricerca si occupa di mettere in evidenza i dettagli storici dell’intera fabbrica dedicando una particolare attenzione al patrimonio scultoreo presente nell’edificio. Mentre Luisa Giordano, indaga la dimensione architettonica del manufatto evidenziando, in particolare, le peculiarità costruttive, analoghe ad altrettanti edifici di culto sorti nel territorio lombardo e in continuità con le indicazioni bramantesche; edifici ad impianto con pianta centrale.
Daniele Zardin si occupa del profondo spirito devozionale che caratterizza l’animo bustocco e della dimensione collaborativa da sempre presente nel microcosmo cittadino, relativamente al mondo economico sociale, intellettuale e artistico-religioso. Spirito ben presente nel fecondo Rinascimento Lombardo nato tra la fine del 1400 e continuato fino al tardo ‘600/’700. La parte documentale vede invece Franco Bertolli, coadiuvato da Silvio Mara intenti a reperire e a legare insieme le numerose testimonianze sull’origine e sulle vicende fondative del Santuario considerato, via via nel tempo, come espressione altissima del culto mariano.
Pietro C. Marani, oltre a coordinare gli interventi di settore, si occupa di fare un punto definitivo attorno ai vari studi attributivi e sulle attuali novità emerse relativamente agli artisti che hanno lavorato con assiduità e competenze agli affreschi, alle decorazioni, alle tele. Vengono così messe in luce più definite e sicure attribuzioni che danno testimonianza ad un cantiere artistico-religioso ancor’oggi ricordato e vissuto dalla intera cittadinanza.
I testi in volume costruiscono così un’ampia monografia attorno alla devozione locale, alla fattura architettonica di origine bramantesca, alla operosità degli scultori presenti successivamente anche in altri cantieri di Lombardia, mettendo in evidenza l’importanza della grande decorazione pittorica e ad affresco presente in tutta la chiesa, ridefinendo e rivalutando il ruolo dei vari artisti. Grazie agli ultimi restauri si è infatti scoperto alcuni frammenti pittorici di una preziosa cappella, di sicura mano a Biagio Bellotti, con la raffigurazione dei simboli della Passione (l’asta e i chiodi portati da due angioli).
Una parte notevole del volume è data anche dal lavoro fotografico recentemente realizzato da Umberto Armiraglio che dona alla pubblicazione ulteriori materiali visivi e la possibilità di leggere alcune parti degli affreschi e delle decorazioni che l’altezza e la dimensione della cupola, negano in parte, alla contemplazione (come le figure delle Sibille e dei Profeti o le stesse sculture).
L’importanza del libro non sta solo nel fatto d’essere stato pensato e programmato in occasione del quinto centenario della fondazione del santuario tanto meno d’essere la riprova della devozione e partecipazione della cittadinanza agli avvenimenti e alle situazioni di città, l’importanza sta nel fatto che il lavoro editoriale è il primo passo di una ricerca storico-artistica dedicata ai monumenti della Lombardia Occidentale, ricerca che si avvale di un comitato scientifico di riferimento internazionale e di cui il volume su Santa Maria di Piazza in Busto Arsizio è il primo della serie.
Così un evento storico legato a una continua dimensione devozionale ben documentato dalle preziose pagine di questo nuovo libro si fa attualità culturale, momento conclusivo di una serie di celebrazioni, vissute dai tanti cittadini, tra arte e Fede e che grazie alla memoria aiuta a guardare con maggior serenità il futuro.
Santa Maria di Piazza in Busto Arsizio
Nomos Edizioni
216 pp. a cura di Pietro C. Marani
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