Un Varesino in Siberia con una 128 del ’73
È il "Mongol Rally" a cui hanno partecipato anche due amici veronesi. Il racconto in una serata speciale
Venerdì 24 novembre l’Associazione Parentesi ha ospitato presso lo spazio Lavit di Varese, una serata interattiva sul Mongol rally. Video, immagini e tanti aneddoti per raccontare il viaggio-impresa che ha portato due veronesi e un Varesino fino in Mongolia è poi in Siberia, con una Fiat 128 del ’73.
“Stasera potrete chiedere tutte le cose che avreste sempre voluto chiedere sul Mongol rally”, questa la premessa.
I protagonisti dell’incontro, Erik Brouwer e Giacomo Agosti (in arte muto e mato), sono partiti da Bergamo insieme al compagno Giovanni Colle (moto) lo scorso 15 luglio, per arrivare in Mongolia agli ultimi di agosto.
Quasi 18 mila chilometri percorsi (17.497, per l’esattezza) in 12 paesi, 6 fusi orari, 24 frontiere e 50 ore perse per attraversarle tutte. E non è stato affatto facile.
Quando mancavano i documenti giusti c’era solo un modo per convincere le autorità: non dargli soldi, ma cantargli una canzone. Erik racconta divertito di quando il soldato alla frontiera tra Tajikistan e Kirghizistan gli ha chiesto di suonare una canzone di Toto Cotugno.
Ma gli aneddoti sulla musica non finiscono qui, anche Giacomo ha qualcosa da dire:
“Durante il viaggio pensavamo di sentire musiche tradizionali e canti gutturali mongoli, invece anche nella yurta più sperduta in Mongolia si sentiva a pieno volume Despacito. L’estate scorsa tutto il mondo ha ascoltato la stessa canzone.”
Ciononostante Erik e Giacomo parlano della Mongolia come un paese molto attaccato alle proprie tradizioni e attento alla conservazione dell’ambiente. Lì circa un terzo della popolazione vive in una condizione di seminomadismo e sono principalmente pastori e allevatori.
Prima di arrivare in Mongolia, però, la strada è stata lunga. La prima tappa è stata Amatrice, dove il team ha visitato degli allevatori colpiti dal terremoto. Il viaggio aveva, infatti, anche un obiettivo benefico: raccogliere fondi per beneficenza, che nel caso di Erik, Giacomo e Giovanni sono stati destinati a Cesvi (Cooperazione e Sviluppo), ONG italiana presso cui lavora Giacomo e per cui ha lavorato un anno anche Erik.
Oltre ad Amatrice, il team del Mongol Rally ha visitato anche i progetti Cesvi a Siracusa, in Albania e in Tajikistan. Alla fine del viaggio sono stati raccolti, grazie al crowdfunding online, più 5000€.
Da Amatrice a Ulan Ude, Vera Finish Line della gara in Siberia, è filato tutto liscio. O quasi. L’unico momento di preoccupazione è stato quando sono stati “arrestati” in Iran, dove la polizia li sospettava foreign fighters terroristi. “Ci hanno detto che qualche mese prima c’era stato un attentato a Teheran, e che i terroristi erano entrati con passaporti europei. È stato un cambio di prospettiva molto interessante.”
Per il resto, a parte i ritmi frenetici, le infinite ore di viaggio, la carne di montone (che ha letteralmente tormentato i nostri viaggiatori fino alla fine) e qualche problema con le strade in Mongolia – dove praticamente non ce ne sono, ci dicono – è andata bene.
Anche l’auto se l’è cavata: solo una ruota bucata e una sospensione persa, ma nulla di irreparabile. La Fiat 128 ha superato i propri limiti, arrivando fino ai 4700m d’altitudine!
La serata si è conclusa con una sessione di domande e risposte, alla quale ha preso parte anche il fotografo Gigi Soldano. “È un peccato non aveste un fotografo con voi.” Ha detto “per il prossimo viaggio lo volete?”
Chissà che la prossima volta non si unisca anche lui al gruppo.
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