Dieci anni fa ci lasciava Luigi Orrigoni

Il ricordo di un uomo, un imprenditore che si è impegnato per le comunità del territorio ed è stato il fondatore dei supermercati Tigros

Generico 2018

Dieci anni fa moriva Luigi Orrigoni, l’imprenditore che ha creato i supermercati Tigros. Una definizione che però non dice tutto su un uomo che nella sua vita ha avuto moltissime intuizioni rispetto al mondo dell’impresa e al suo valore sociale.

Orrigoni si è confrontato con più sfide imprenditoriali in settori molto diversi tra loro: dalla commercializzazione di vini e acque minerali all’automotive, dalla telefonia mobile fino alla metalmeccanica. A cui bisogna aggiungere una parentesi nello sport professionistico, con il Varese Calcio, di cui è stato presidente all’inizio degli anni ’90 e un impegno amministrativo come vice sindaco del comune di Castronno.

Un aziendalista lo definirebbe un imprenditore sistematico, una dote che non si impara, parte essenziale di quel bagaglio personale che rende speciale questa figura. L’imprenditore intravede bisogni nascosti nella società, identifica spazi di cambiamento, matura visioni di possibile sviluppo e su questi costruisce il suo business proprio come fa Luigi Orrigoni che intuisce per tempo il declino della consegna porta a porta e trasforma il magazzino di Castronno in un punto vendita dove trovare oltre al vino e alle bibite anche altri prodotti alimentari.

IL VIDEO CON I RICORDI DI LUIGI ORRIGONI

La famiglia Orrigoni, originaria di Castronno, è fortemente radicata sul territorio. Un legame che contraddistingue fin dall’inizio l’impresa dei supermercati con il marchio della tigre con la mela in testa. Dopo Castronno e Buguggiate, all’inizio degli anni ’80, i primi punti vendita Tigros, con cassa continua e merci esposte vengono aperti ad Azzate e Castiglione Olona. Non si tratta di grandi spazi ma di negozi che si differenziano dagli altri per il servizio offerto, simile a quello di un supermercato, con un buon rapporto qualità/prezzo e al tempo stesso in grado di mantenere quel legame di prossimità tipico del negozio di quartiere. Luigi Orrigoni ne vuole aprire uno in ogni paese, assumendo personale del posto, in grado di gestire in modo non anonimo la relazione con i clienti, e direttori che non provengano dalla concorrenza. È un imprenditore che non subisce il mercato ma lo orienta, che non imita i big ma elabora un modello di distribuzione originale che si potrebbe definire “glocale”, in cui il territorio, la relazione con la clientela e i fornitori sono fondamentali.

Orrigoni mette sempre al centro le persone e la crescita della comunità di riferimento. Non delega il rapporto con i collaboratori a qualche manager ma lo vive in prima persona. Bollarlo come paternalismo sarebbe riduttivo perché la logica è ben altra. L’azienda è un bene sociale, non solo un luogo dove si lavora ma un soggetto dove convergono, sulla base di valori condivisi, famiglie, associazioni e gruppi organizzati. Quest’ultimo aspetto spiega anche l’intensa attività di mecenatismo che ha contraddistinto la vita di quest’uomo, consapevole della responsabilità che un imprenditore ha verso la sua comunità, dove ciò che conta sono i fatti, l’azione e la disponibilità concreta.

Emblematico un ricordo di don Peppino Maffi prevosto di Varese che dopo una cena con politici e imprenditori venne avvicinato da Orrigoni che gli disse: «Sono stanco di parole. Ha un progetto che possa condividere, magari di restauro?». Don Peppino Maffi doveva restaurare con una certa urgenza il Battistero di San Giovanni. «Mi renda noto l’ammontare della spesa e non si preoccupi me ne faccio carico io».

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La storia di Orrigoni è anche un esempio di riuscita successione imprenditoriale, da sempre tallone d’Achille del capitalismo famigliare italiano. Non è così scontato che un figlio di un imprenditore abbia le caratteristiche per diventarlo a sua volta. Manuela, Paolo e Mariaveronica a vario titolo sono sempre stati coinvolti con molta naturalezza nelle imprese di famiglia. Il padre infatti era solito condividere con la famiglia le relazioni e le frequentazioni per ragioni di lavoro. Il tutto nella massima trasparenza, aiutato in questo anche dal prezioso contributo della moglie Augusta.

All’inizio degli anni 2000, Luigi Orrigoni affiancato dai figli Paolo e Manuela dà vita a un programma di rinnovamento dei punti vendita e apertura di nuovi Tigros. A interrompere il nuovo corso arrivò però la malattia e la morte avvenuta il 18 febbraio 2008. Il programma di sviluppo dei supermercati Tigros riprese subito dopo, come del resto avrebbe voluto lui, grazie all’impegno dei figli.

Un momento di ricordo

Lunedì 19 febbraio alle ore 8.30 nella Basilica di San Vittore a Varese si terrà una Messa per l’anniversario della morte di Luigi Orrigoni

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 febbraio 2018
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