L’appello dell’architetto: “Scatto d’orgoglio di Busto per salvare il conventino”
Lo storico edificio che sta crollando in via Matteotti è al centro della riflessione di un appassionato ed esperto conoscitore dell'architettura cittadina ma a molti sembra non interessare
Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’architetto Giovanni Ferrario di Busto Arsizio in merito alle condizioni in cui versa il conventino di via Matteotti, in attesa da decenni di un intervento di recupero o almeno di messa in sicurezza. Il tempo stringe, l’edificio crolla un pezzo alla volta e per molti è ormai solo un rudere da abbattere.
Un piano per farlo sopravvivere, se non rinascere, c’è ed è nelle mani dell’impresa che ha realizzato la Residenza del Conte e che tra le opere pubbliche da realizzare a scomputo degli oneri di urbanizzazione, ha inserito anche il Conventino, sulla base di una convenzione con il Comune di Busto Arsizio che in cambio ha eliminato la realizzazione del parcheggio sotterraneo, in piazza Vittorio Emanuele.
Spettabile Redazione,
seguo da anni, come architetto e come appassionato della storia e dell’urbanistica locali, la vicenda complessa relativa al “Conventino” di Busto Arsizio, fino agli sviluppi sulla stampa degli ultimi giorni.
Il progressivo degrado di quello che è a tutt’oggi – nonostante le condizioni in cui versa – uno degli edifici di valore storico/architettonico più importanti della città necessita come adeguata risposta un intervento di immediata messa in sicurezza.Ho letto pertanto con estremo interesse quanto scritto dal “Regiù” della Famiglia Sinaghina architetto Pizzoli e mi unisco a lui nell’auspicio che, da parte dell’Amministrazione e soprattutto da parte dei concittadini, ci possa essere uno scatto d’orgoglio teso a preservare per le future generazioni un gioiello architettonico inestimabile della nostra Città che ha attraversato i secoli.
Quanti oggi, vedendolo nello stato attuale, lo considerano solo una “topaia” non conoscono in realtà la sua importanza e la sua bellezza, celate all’interno di un portone sbarrato ormai da decenni e che potranno tornare alla luce solo con un serio intervento di restauro.
Sono altrettanto pienamente cosciente che la situazione economica attuale non permette già da oggi un recupero in toto del complesso ma l’intervento di messa in sicurezza nelle sue porzioni più fragili consentirebbe di pensare ad un successivo e serio intervento di recupero e di riutilizzo dei suoi spazi.
Investire nel recupero del Patrimonio Culturale è un investimento lungimirante che guarda al futuro.Busto Arsizio, 08.10.2018
Arch. Giovanni Ferrario
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