Ashraff 30 al terzo album, ecco “Nostalgy”

L'artista senegalese racconta i sentimenti che nascono dalla perdita in chiave reggae nel suo nuovo lavoro in uscita oggi

ashraff 30

Oggi, 5 dicembre, esce Nostalgy, il terzo disco da solista dell’artista reggae senegalese Ashraff 30, ex-frontman dei Kayamama.

L’album Nostalgy vuole restituire dignità al sentimento che nasce dalle perdite, dai distacchi e dagli abbandoni che accadono durante la nostra esistenza. Che si tratti della perdita di qualcosa, di qualcuno o di un’emozione, il sentimento e i ricordi che ne derivano amplificano il valore che abbiamo dato nel passato a ciò che oggi non c’è più.

L’album contiene 13 tracce che aprono una finestra sui tanti e differenti modi in cui la nostalgia può manifestarsi in ognuno di noi, ma è anche un disco molto personale in cui Ashraff 30 canta il suo proprio e intimo sentimento di nostalgia che prova, soprattutto, per la Madre Terra, per l’Africa. Non è una caso che il primo singolo del disco sia proprio il brano “Mankind’s Cradle”, la culla dell’umanità: dopo un lungo periodo trascorso in Europa, l’artista comprende quanto siano forti e salde le sue radici e quanto sia fiero di essere africano, nonostante gli innumerevoli problemi che ancora oggi affliggono il continente. Un faro acceso sulla sua terra di origine anche nella traccia “Galsen”, che non è altro che il nome Senegal con le sillabe invertite. È un pezzo in cui Ashraff 30 canta un vero e proprio inno per il suo paese, sottolineando quanto tutto della sua terra gli manchi, dagli odori ai cibi, dai colori alla gente. Inevitabili in “Galsen” i riferimenti alla famosa Teranga, l’arte dell’ospitalità senegalese, e alla sfera della spiritualità murid, quest’ultimo soprattutto un tema molto sentito dall’artista e che ritorna infatti anche nel brano “Sunu Wassila”.

Nel nuovo disco di Ashraff 30, il terzo della sua carriera, la nostalgia indossa molteplici abiti, tocca ogni aspetto della quotidianità dell’uomo, come l’amore in “Good Night” “Bijou” e “Abadane”, le tribolazioni della vita, in “Bad Luck Day”, e la perdita di una persona cara e punto di riferimento per la società africana come lo è una nonna, in “Big Mama”.

«In Africa si dice che una persona anziana che muore è come una biblioteca che brucia». La nostalgia della famiglia emerge anche nel brano “Bourou Keureum” (transl. La Regina di Casa) dedicata alla madre dell’artista.
Spazio anche alle featuring con le tracce “Jambaar Door Waar” in collaborazione con Ombre Zion e Sangue Bi, e “Remember That” con Sista Awa. In “Jambaar Door War” la nostalgia è proiettata verso i politici di altri tempi in contrapposizione a chi, oggi, si preoccupa della fama e del proprio tornaconto a discapito della società e del paese. Dallo scenario politico a quello musicale in “Remember That”, in cui Ashraff 30 desidera ricordare quale sia l’essenza della musica reggae: peace, love, and harmony. È un richiamo alla missione degli artisti: i musicisti dovrebbero rispecchiare il cambiamento che desiderano fortemente vedere nel mondo.

«Quando la musica non ci insegna e non ci migliora, dobbiamo chiamarla con un altro nome». Nel terzo album di Ashraff 30, vengono passate a rassegna le esperienze dell’artista per provare a rispondere, attraverso la lettura di ciò che perdiamo, all’universale quesito esistenziale: qual è il senso della vita (“Sense of Life”)?

Nato il 2 gennaio 1979 a Dakar (Senegal), Ashraff 30 muove i primi passi sotto la guida del padre, grande appassionato di musica e profondo conoscitore del genere reggae. Così Ashraff 30 sin da bambino sviluppa il suo gusto musicale attraverso l’ascolto di vinili della collezione reggae di suo padre. Bob Marley, Peter Tosh, Jimmy Cliff e Alpha Blondie sono solo alcuni tra gli artisti che formano la cultura musicale dell’artista. Nel suo percorso artistico, anche l’hip hop ha svolto un ruolo fondamentale, in un momento storico in cui il genere, soprattutto in Senegal, ha dominato il mainstrem. Nell’hip hop, Ashraff 30 ha affinato la sua capacità di scrittura, ma è nel reggae che ha trovato il canale preferenziale attraverso cui esprimersi.

Nel 2006 vince il premio miglior interprete Lucio Battisti durante il concorso Musica Controcorrente.
Nel 2007 fonda il suo primo gruppo reggae con i musicisti italiani Kayamama.
Nel 2008 esce il loro primo EP intitolato “Tambali” che significa “inizio” in wolof, la sua lingua madre.
Nel 2011 vincitore del Concorso “Emergency” all’Alcatraz di Milano.
Nel 2013 pubblica con i Kayamama l’album d’esordio “On the way”, seguito da un tour italiano di grande successo.
Nel 2014 i Kayamama si classificano tra le 3 migliori band di reggae sul territorio italiano attraverso il contest del ‘Rototom Sunsplash’.
Nel 2016 esce il suo primo album da solista “Colours and Cultures”, 11 tracce che parlano di amore, integrazione, cultura africana e di esperienze di vita vissute in prima persona da Ashraff fino alla ricerca introspettiva di se stessi, con uno sguardo volto ad un futuro non troppo lontano dove persone di differenti culture, religioni, lingue e colori della pelle possano convivere in armonia e serenità.
È anche l’anno delle featuring con Steve nel brano “Loser’s Ring” e Piero Dread in “Not so Easy”.
Nel 2017 il “Colours and Cultures Tour”
Featuring con Matteo Passante e la Malaorchestra nel brano 1985.
Nel 2018 annuncia l’uscita dell’album “Nostalgy”; lancia le featuring con Sista Awa nel brano “Remember that” e Ombre Zion & Sangue Bi nel brano “Jambaar Door Waar”.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 05 dicembre 2018
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