La “fabbrica del presepe” che unisce il paese

Dismessi i panni di falegnami, dirigenti e idraulici ogni sera indossano la maglietta del gruppo che da sette anni inventa e realizza la natività. Cronaca di una serata senza Facebook

Avarie

Esistono momenti inconsapevoli perché vissuti intensamente dagli interpreti e che per essere colti necessitano di occhi profani. E così capita di scambiare l’interno di una chiesa per un piccolo laboratorio di scenografia, un’officina di idee che diventano forma.

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Il fine, nobile quanto prevedibile, è sempre quello: far sgranare lo sguardo dei fedeli, delle mamme coi loro bambini e di quanti staranno svegli la notte del prossimo 24 dicembre per assistere alla nascita del Bambino.

Il mezzo, invece, cambia. Perché ogni anno, da sette anni a questa parte un piccolo gruppo di volontari diventati gruppo di lavoro, e poi ancora di amici, dai primi di novembre si arrovella per immaginare, progettare e realizzare un presepe speciale. È il presepe di Cuveglio.

La fabbrica del presepe

È quello della chiesa di San Lorenzo che il venerdì sera ha le porte chiuse e permette di assaporare un clima di fratellanza a cui si accede da una sacristia che profuma di film alla Don Camillo, ché se solo capita di chiudere una porta ci si accorge di quanti son passati da lì: «Viva il 1848», si legge vergato a matita. O «Corti Lorenzo, 1921» (foto sopra): forse il vero miracolo sta qui, nelle testimonianze che molti – ragazzini, magari chierichetti giustamente un po’ monelli – hanno lasciato del loro passaggio, rimaste a noi quale ultimo insegnamento per ricordarci che il tempo passa, e se ne va.

Varcata la soglia si entra nel mondo di Maurizio, Federico, Luca, Adriana…falegnami, dirigenti, idraulici, casalinghe e tanti altri che scelgono di indossare la maglietta bianca con la scritta “Amici del presepe”.

È lei, quella maglietta, il costume del supereroe di paese capace di far vincere la battaglia contro pantofole, divano e telecomando.

Chi col pirografo per ricavare minuziose tegole da un blocco di polistirolo, chi alle prese con l’allacciamento elettrico e chi ancora per risolvere il problema dell’acqua in una fontana: tutti si trovano indaffarati a lavorare in chiesa, un po’ in silenzio, un po’ a raccontare storie e a risolvere piccoli grandi problemi di idraulica, fisica, e chimica (foto sotto, la decorazione dei manufatti).
Da diversi anni a questa parte dunque si sono studiati i materiali per la composizione del presepe e c’è stata un’evoluzione: prima cartapesta, poi mattonelle in “gasbeton”, ora polistirolo, e domani chissà.

La fabbrica del presepe

C’è stato sempre il pensiero per chi era in difficoltà, per i terremotati o i bisognosi, sempre aiutati. Dalla mente non se ne va il ricordo di chi era parte del gruppo, e ora non c’è più – come Roberto Francioso e Raffaele Pianezza – e mai manca un pensiero a chi sta combattendo la quotidiana battaglia per la vita.

Il tema di quest’anno è la misericordia e le sette opere di carità corporali e spirituali da rappresentare in questa Betlemme dove nulla è lasciato al caso. Ogni particolare viene curato fin nei minimi dettagli, dalla materia prima al prodotto finito, perché questo è il palcoscenico che deve aprire il cuore.

E in alcuni casi questa prova avvicina alla fede: «Pensa un po’ che mi è tornata la voglia di andare a messa, io che sono sempre stato refrattario…», dice uno del gruppo, svelando un’unità non direttamente legata alla religione, piuttosto alla minuta comunità di paese capace di scaldarsi lontano dalle luci e da Facebook, e trova il pretesto per parlare e divertirsi costruendo qualcosa, vivere un po’ come oramai non si è più abituati; unica eccezione social è il gruppo whatsapp “I Santi del presepe” ma che viene usato per messaggi in codice: “porta n2 due salami”, “cavatappi”, per quando il lavoro finisce e viene fame, la sera tardi.

Si avvicina la sera della prova finale, quella del 23 dicembre per l’ultima sbirciatina prima che il sipario cali per riaprirsi la sera successiva, incrociando le dita perché tutto sia a posto, perfetto, e magari più bello di quello degli amici della chiesa di Brinzio, o di San Pietro, a Gemonio, con cui la gara è sempre aperta.
I fondi raccolti dalle eventuali offerte saranno devoluti per il restauro di una meravigliosa Madonna lignea e della sua teoria di dipinti che la accompagna a pochi metri dall’altare, qui nella chiesa di Canonica.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 06 dicembre 2018
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