A Bizzozero il ricordo di Carletto Ferrari

Anche quest'anno si rinnova il ricordo di Carletto Ferrari, eroe partigiano varesino. L'appuntamento è domenica 13 al cimitero di Bizzozero

ANPI ricorda Carletto Ferrari

Anche quest’anno si rinnova il ricordo di Carletto Ferrari, eroe partigiano varesino, che morì l’11 gennaio 1945 a poche settimane dalla Liberazione.

La cerimonia si terrà domenica 13 gennaio 2019 alle 9.30 al cimitero di Bizzozero, davanti alla cappella di famiglia: parteciperanno il sindaco di Varese Davide Galimberti e Alberto Speroni, cugino di Carletto Ferrari. A seguire, alle 10, ci sarà una messa nella antica chiesa di Santo Stefano, celebrata da don Marco Casale.

CHI ERA CARLETTO FERRARI

Carletto Ferrari aveva 32 anni quando venne ucciso a pochi metri dai Miogni di Varese. Era l’11 gennaio 1945. Il racconto drammatico di quei momenti fu ricostruito da un ragazzo poco più che ventenne, Filippo Conti, che probabilmente nel tentativo di aver salva la vita, confessò d’aver partecipato all’assassinio dell’ex-tenente degli alpini, figlio di una famiglia dell’alta borghesia livornese, presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Varese attivo nel gruppo dei partigiani della Val D’Intelvi.

Conti lo aveva messo per iscritto su un foglio d’appunti facendo i nomi di coloro che avevano partecipato e del mandante. Il biglietto diceva: “Noi sottoscritti Filippo Conti, Innocente Cappelletti e Cataldo Mignona dichiariamo che, dopo aver avuto l’ordine dal capitano Triulzi di ammazzare Carletto Ferrari, abbiamo eseguito l’ordine, sparando una raffica di mitra per ciascuno al petto di Carletto Ferrari”. (leggi la ricostruzione del giornalista e storico Franco Giannantoni)

Carletto Ferrari era nel mirino dei fascisti  “per aver distrutto con altri il 26 luglio 1943 il Gruppo Rionale “Mussolini” di Varese” e per questo condannato nel 1944 in contumacia dal Tribunale Straordinario Provinciale a nove anni di carcere. In uno scontro a fuoco qualche mese dopo la condanna fu inoltre accusato del delitto del vice brigadiere Giuseppe Silvino e costretto a rifugiarsi nel Comasco per continuare la Resistenza.

 

 

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Pubblicato il 10 Gennaio 2019
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