Boschi e incendi, un cambio di passo imposto dal clima

Cosa si può fare per contenere in futuro l’espandersi di un rogo in montagna. L’esperienza della Martica farà scuola, ma occorre altro

I lavori per la \"linea d\'acqua\" a difesa della Martica

Attrezzare le aree boschive con presidi fissi di pronto impiego, per gestire le emergenze in caso di incendio. Ma anche puntare di più sulla filiera agricola e forestale locale, aprendo alle aziende che necessitano di pascoli per consentire una gestione del territorio che consenta di unire l’utile al dilettevole: allevare in libertà gli animali in spazi che diventino zone cuscinetto contro il fuoco.

Perché una cosa è certa: il cambiamento climatico in atto non sempre è visibile e si palesa solo in alcuni episodi in modo violento, proprio come accade per gli incendi. E ora che il fuoco, e il fumo, non si vedono più sulla Martica, alcune riflessioni ad alta voce vanno raccolte.

Il presidente del Parco Campo dei Fiori Giuseppe Barra non ha difatti ancora tirato il fatidico sospiro di sollievo per la settimana di fuoco che i boschi hanno dovuto subire: il bilancio è pesante soprattutto per la tipologia delle essenze andate bruciate che impiegheranno molto tempo per ricrescere. Per contrastare una possibile ripresa delle fiamme l’impianto schierato sul territorio, a terra, negli ultimi giorni proprio per evitare che il vento potenze aggravare la situazione sembra aver fatto scuola.

I lavori per la \"linea d\'acqua\" a difesa della Martica

«Il sistema della catena d’acqua, con le manichette e le vasche, era già stato utilizzato anche per l’incendio del Parco Campo dei Fiori, nel 2017 – spiega Barra. E l’utilizzo anche in questa circostanza conferma che la necessità di avere delle aree attrezzate con vasche già montate sul posto e posizionate in punti critici sia oramai la strada da seguire. La cura dei sentieri, che se ben tenuti fungono da taglia fuoco è poi un fatto prioritario».

Ma non basta. Perché se è vero che le condizioni del bosco negli ultimi 15 anni non sono cambiate, a cambiare è stato il clima.
«Inverni sempre più secchi, con poca acqua e poca neve sono oramai una realtà – spiega Barra . Allora l’unica soluzione è quella di puntare sul far vivere la montagna, e non lasciarla come un’entità a sè stante. Lo sanno bene le persone che abitano nelle valli, e che sono state a vario titolo in prima linea per dare una mano. Ma ora è necessario un cambio di passo, e puntare su formule che permettano la gestione di alcune aree boschive per farle diventare zone cuscinetto in caso di incendio».

Radure, con prati a pascolo e magari anche boschi di pregio ma ben governati, puliti, senza strame o fogliame che in alcuni punti della montagna raggiungono anche i 50 centimetri di spessore, tra l’altro in questa stagione senza essere state pressate dalla neve, e senza formazioni di ghiaccio, quindi nelle peggiori condizioni possibili per evitare il propagarsi di un incendio.

Ci sono poi le normative già in vigore che permettono un taglio degli alberi da parte di privati per una fascia di rispetto di 100 metri dal bosco, per avere cioè una linea di sicurezza che salvi case o proprietà. «Ma questa è una facoltà, e non un obbligo, riconosciuta ai privati», conclude Barra.

Parlando coi responsabili delle squadre di spegnimento – le “squadre AIB” – c’è la consapevolezza di un’evoluzione sulla qualità delle capacità di intervento sul territorio, per due motivi importanti che sono la formazione e la sinergia.

Corsi su corsi vengono organizzati per impartire regole base dell’intervento sul fronte delle fiamme che non possono essere il badile e le campane a martello come avveniva 30 anni fa: occorre, anche in questo campo, la specializzazione.

E questa c’è. Poi il resto l’ha fatto il fattore umano, cioè l’empatia, la sinergia creata fra i gruppi che cedono al campanilismo per fare fronte comune nel momento del bisogno: così capita che a coordinare le operazioni di spegnimento in Valganna ci siano operatori della valle affianco. Sembra impossibile, ma questo era uno scoglio negli anni passati, ora superato dal buon senso e dalla maturità dimostrata dai volontari.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 10 gennaio 2019
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