Quanto ricorda la nostra memoria? L’indagine di un dottorando dell’Insubria

Il dottorando Paolo Bozzato dell'Università dell'Insubria vuole scoprire quanto cambia il modo con cui ricordiamo alcuni fatti della nostra vita in base all’età

mente cervello neuroscienza apertura

Per quanto possano essere sfocati, i ricordi vengono solitamente considerati come ricostruzioni fedeli e oggettive di fatti avvenuti nel passato.

In realtà, la scienza ha da tempo dimostrato che tutto quello che riviviamo nella mente, non è altro che il frutto di una rielaborazione effettuata dal cervello e come tale può venire modificato e distorto.

Paolo Bozzato, psicologo, psicoterapeuta e docente dell’Università degli studi dell’Insubria, sta svolgendo un dottorato di ricerca in Diritto e scienze umane dal titolo “Cambiamenti evolutivi nei ricordi autobiografici”, proprio con l’obiettivo di scoprire se e come l’età di una persona influenzi i suoi ricordi.

Lo studio prende in esame un campione composto da bambini di scuole elementari e medie, studenti di scuole superiore e universitari.
Armati di carta e penna, i partecipanti devono cercare di descrivere nel 
modo più dettagliato possibile tre eventi particolarmente significativi della propria vita, avvenuti ad almeno un anno di distanza. Oltre alla descrizione del fatto, i ragazzi devono indicare anche emozioni e sensazioni provate al tempo e quelle che invece provano oggi quando ripensano allo stesso evento.

Le risposte verranno poi analizzate dal programma di analisi del contenuto Atlas.ti.

«La memoria autobiografica – ha spiegato il dottor Paolo Bozzato – è uno tra i campi più dibattuti da studiosi e psicologi, perché ha messo in luce il collegamento tra la memoria e l’identità personale». «Infatti – ha aggiunto Bozzato –, la nostra identità dipende moltissimo dai ricordi personali e dalla loro chiarezza. Durante le sedute in clinica, si osservano spesso pazienti con ricordi moto vividi e un’identità di se stessi altrettanto definita. Allo stesso modo, i pazienti che hanno problemi a ricordare il proprio passato non riescono a definire altrettanto bene la propria identità».

La ricerca abbraccia non solo il campo della psicologia, ma anche quello del diritto. «Per capire l’importanza dello studio della memoria nei processi – ha concluso il dottore –, è sufficiente pensare quanto questa sia fondamentale nelle testimonianze. Infatti, bisogna sempre tenere conto che i ricordi non sono ricostruzioni fedeli degli eventi, ma vengono rielaborati dalla nostra mente».

La mente umana continua a rimanere un mistero affascinante, ma quando si potranno conoscere i risultati della ricerca del dottor Bozzato? Il lavoro sarà completato verso la fine del 2020, bisognerà quindi portare ancora un po’ di pazienza. 

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Pubblicato il 20 marzo 2019
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