Emanuele De Castro e il vertice coi latitanti per decidere l’omicidio di Cataldo Aloisio

Dalle carte relative all'omicidio avvenuto a San Giorgio su Legnano nel 2008 emerge la presenza del boss lonatese ad un incontro nei boschi della Sila con i due boss della Locale di Cirò

emanuele de castro

Emanuele De Castro avrebbe partecipato alla riunione nella quale sarebbe stato deciso l’omicidio di Cataldo Aloisio, ucciso nel settembre del 2008 e per il quale la Procura di Catanzaro ha chiesto e ottenuto l’arresto di Vincenzo Rispoli, capo della locale di Legnano-Lonate Pozzolo, libero da quasi due anni dopo una lunga pena.

Il luogotenente del boss legnanese a Lonate Pozzolo, che ha già scontato una pesante condanna per associazione mafiosa col processo Bad Boys del 2009, era già finito in carcere nuovamente nell’ambito di un’inchiesta del pm della Procura di Busto Arsizio Rosaria Stagnaro (oggi a Milano) per un giro di spaccio sempre a Lonate Pozzolo e nel quale era finito in mezzo anche il figlio Salvatore. A lui i pm della Dda milanese, questa volta, non imputano nulla ma dalle carte emerge la sua presenza a Cirò Marina nei giorni precedenti all’omicidio e la sua partecipazione ad un incontro coi due boss all’epoca latitanti.

A raccontare della presenza di De Castro è Francesco Farao, cognato di Cataldo Aloisio, che lo colloca al summit nei boschi della Sila dove si nascondevano i due latitanti Cataldo Marincola e Silvio Farao (zio di Francesco) nei giorni precedenti all’omicidio che avverrà a Legnano il 27 settembre del 2008. Il corpo di Cataldo Aloisio venne poi ritrovato nelle campagne di San Giorgio su Legnano da un imprenditore che lavorava in un cantiere adiacente alla zona del ritrovamento.

La sua presenza al summit, naturalmente, è collegata agli stretti legami tra la cosca operativa nella zona di Cirò Marina e quella retta da Rispoli a Legnano e Lonate Pozzolo. Il gruppo di affiliati “lombardi” ha diretto la rete di protezione dei due boss calabresi per un certo periodo.

Dalla ricostruzione che il pentito dà della vicenda, emerge che De Castro non ascolta la conversazione tra Cataldo Marincola e i due Farao ma appare evidente che è al corrente della decisione in quanto uomo di vertice della cosca al Nord. Il giorno dell’omicidio, però, lui si trovava a Palermo e – nelle ore successive all’esecuzione di Cataldo Aloisio – chiama più volte Rispoli per farsi aggiornare della situazione.

Proprio alcuni giorni fa il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Busto Arsizio, Giuseppe Limongelli, aveva assolto De Castro da 13 dei 15 capi d’imputazione riguardanti la violazione delle misure restrittive che gli imponevano di non frequentare pregiudicati (se l’è cavata con 2 anni al posto dei 5 chiesti dall’accusa), cosa che avrebbe fatto sistematicamente dal giorno in cui è uscito dal carcere. La pm Stagnaro sarebbe intenzionata ad impugnare quella sentenza in secondo grado.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 30 maggio 2019
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