La Fondazione Asilo Mariuccia cerca educatori

La ricerca riguarda le comunità alloggio per adolescenti maschi (14-18 anni) di Porto Valtravaglia.  Si richiede disponibilità a lavorare su turni, patente B, domicilio in provincia di Varese o limitrofe. Si offre contratto iniziale semestrale per sostituzioni

Generico 2018

La Fondazione Asilo Mariuccia cerca educatori per le proprie comunità alloggio per adolescenti maschi (14-18 anni) di Porto Valtravaglia (VA).

Si richiede disponibilità a lavorare su turni, patente B, domicilio in provincia di Varese o limitrofe. Si offre contratto iniziale semestrale per sostituzioni.  Inviare CV a polo_va@asilomariuccia.it

LA STORIA DELL’ASILO MARIUCCIA

“Nata nel 1859, fondatrice dell’Unione Femminile Nazione e dell’Asilo Mariuccia, – come si può leggere dal sito ufficiale –  fu una delle protagoniste dell’emancipazionismo milanese di fine Ottocento. Figlia di Michele Bronzini, un piccolo imprenditore rimasto vedovo quando lei era ancora piccola, venne allevata da una sorela della madre.
La crisi economica che portò il padre sull’orlo del fallimento determinò per lei e per la sorella Virginia l’impossibilità di terminare le scuole primarie; ad occuparsi dell’istruzione della giovane intelligente Ersilia fu allora il fratello Arturo che insegnò alle due sorelle l’inglese e il francese. A ventiquattro anni Ersilia sposò il giovane avvocato Luigi Majno, vicino alle posizioni dei socialisti. La sua prima occasione di impegno sociale si svolse nella guardia medica diurna e notturna gratuita per le donne povere organizzata da Alessandrina Ravizza. Nel corso di quella esperienza conobbe Anna Kuliscioff e prese i primi contatti con quel gruppo di donne della borghesia milanese che, attraverso l’impegno a favore dei ceti più disagiati, avevano dato vita a quello che viene definito “femminismo pratico”.

Dopo la repressione dei moti del 1898, constatando la facilità con cui le associazioni femminili operaie venivano perseguitate politicamente, propose di riunirle per renderle più forti e accrescere il loro prestigio. Fondò così nel 1899 l’Unione Femminile Nazionale, associazione che, dopo una parentesi di chiusura durante gli anni del fascismo, è tuttora operante. Nel 1902, dopo il trauma subito per la morte della figlia Mariuccia, fondò un istituto, dedicato alla figlia, per il recupero delle bambine e delle adolescenti “traviate”, vittime cioè di violenze sessuali, o già avviate sulla strada della prostituzione. Si occupò per tutta la vita dei problemi legati alla delinquenza minorile, soprattutto puntando sul reinserimento sociale delle giovani fanciulle attraverso la formazione e il lavoro. Diresse sino alla morte, avvenuta nel 1933, l’ Asilo Mariuccia”.

LA MISSION

“La Fondazione – sempre dal sito ufficiale – non ha scopo di lucro e opera esclusivamente per fini di solidarietà sociale, offrendo assistenza sociale e socio-sanitaria a minori. In particolare la Fondazione ha lo scopo:a)       di offrire pronta accoglienza a minorenni di ambo i sessi, bisognosi di ricovero immediato, dei quali, prima di decidere sul definitivo accoglimento o su altri modi di assistenza, occorre studiare il carattere e le necessità tenendo conto dell’ambiente di provenienza; b)       di accogliere, in strutture residenziali aventi strumenti di osservazione e pedagogici, soggetti minorenni, maschi e femmine, con disturbi della vita affettiva e della socialità, che presentino problemi di disadattamento o turbe del carattere o del comportamento, e debbano essere allontanati  da ambienti familiari considerati, per le loro norme di vita,    affettivamente o socialmente carenti o patogeni;c)       di  educare e di dare insegnamento professionale, a scuola, presso terzi o con laboratori interni,  a minorenni a rischio a seguito di incuria o maltrattamenti o provenienti da ambienti familiari riconosciuti incapaci di adeguarsi a principi educativi e morali necessari per una crescita del soggetto nel rispetto delle norme della vita civile; d)       di promuovere e curare con ogni mezzo l’assistenza dei minori anche dopo la loro dimissione e ciò sia mediante l’istituzione di servizi di cura ambulatoriali, pensionati, comunità alloggio o analoghe organizzazioni, sia in ogni altra forma che ne favorisca l’inserimento nella vita civile e del lavoro;e)       di compiere a favore degli assistiti anche le pratiche legali che fossero richieste dalla specificità dei casi.A quanto sopra la  Fondazione provvede nei limiti dei propri mezzi di cui all’articolo 5”.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 maggio 2019
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