L’ipocrisia della verginità

Ai vertici della cosa pubblica non vengono messi i più capaci e competenti, ma quelli aderenti a chi comanda. Altro che bene comune. Si tratta l’amministrazione come uno spazio a cui succhiare energie e soldi

Gallarate vista dall'alto, dal campanile della Basilica (inserita in galleria)

“Il gruppo criminale risulta ben strutturato, oltreché sotto il profilo delle risorse umane, anche sotto il profilo materiale-organizzativo. Infatti, detta associazione operante nel Varesotto, risulta essere una sotto articolazione della più ampia associazione per delinquere radicata a Milano, associazione, quest’ultima, con la quale hanno riscontrati e non episodici contatti taluni degli appartenenti all’associazione della provincia di Varese, che giocano il ruolo di “cerniera” tra i due apparati criminali.”

È un passaggio cruciale delle 695 pagine dell’ordinanza scaturita dall’indagine che ha portato all’arresto di numerosi politici in Lombardia e nella provincia di Varese.

Il luogo centrale in cui si incontravano e si pianificavano le attività criminali veniva chiamato “l’ambulatorio”. Un disprezzo anche lessicale per quanti ogni giorno devono frequentare un ambiente con quella denominazione per farsi prestare delle cure.

Una metafora però che ci può aiutare a capire cosa sia successo e cosa stiamo vivendo. L’indagine in corso mette nuovamente a nudo una malattia degenerativa gravissima: la corruzione. La Magistratura ha il pregio di intervenire in modo netto e forte. Un po’ come una operazione chirurgica in cui si rimuove un tumore grave. Sappiamo bene però come quella non basti per tornare a una vita sana. Spesso prolunga solo un’agonia, e la soddisfazione di veder estirpato il male è solo fittizia.

Quando il cancro entra nella vita sociale e politica e diventa sistema la storia si fa pesante e complessa. Noi ci siamo dentro da troppo tempo e una parte dei mali del Paese arrivano da lì. Ai vertici della cosa pubblica non vengono messi i più capaci e competenti, ma quelli aderenti a chi comanda. Altro che bene comune. Si tratta l’amministrazione come uno spazio a cui succhiare energie e soldi. Il potere diventa così gestione personale, anche se questa parola riguarda un intero partito o sistema.

La Magistratura ha scoperchiato un vaso di cui si conoscevano molti aspetti, ma questi venivano accettati come fossero naturali. Un po’ come quelle situazioni in cui interessi privati, grazie alle leve politiche, sono entrati nelle principali Fondazioni territoriali sfruttandone ingenti quantità di denaro per ragioni finanziarie che nulla hanno a che fare con le finalità di quegli organismi.

Il guaio è che nella nostra realtà i riflettori vengono utilizzati solo durante le operazioni chirurgiche. Poi tutto torna come se niente fosse successo ed è anche per questo che si possono ripetere cose già viste.

A tutto ciò va aggiunto il fatto che da tempo l’azione politica è mossa sempre più dalla ricerca del colpevole che guarda caso arriva sempre da fuori. Un pensiero che distoglie così da ogni responsabilità per quello che invece si anima dall’interno del proprio corpo, e il cancro come si sa è la degenerazione delle nostre cellule, non arriva da invasioni di eventuali batteri.

Questa ultima indagine della Magistratura smaschera un sistema in cui non sono protagonisti solo i politici corrotti, ma anche quelli che si voltano dall’altra parte sebbene abbiano ruoli di primaria responsabilità. Un comune, come Gallarate dove per mesi la priorità è stata smantellare qualcosa, che fosse parte dei servizi sociali o un campo nomadi, oggi dovrebbe interrogarsi sul prezzo delle attività criminali che vedono un connubio tra malaffare e criminalità organizzata. Non è tanto diverso guardare un po’ più a sud della provincia dove ai vertici di municipalizzate importanti e strategiche venivano messi personaggi non per le proprie competenze, ma perché appartenenti al sistema malato. C’è da tremare a pensare come sarebbero andate le cose in vista di un progetto come l’ospedale unico. Occorre trasparenza, ma anche competenza. Ingredienti che troppo spesso non sono nel carniere di chi dovrebbe governare.

Chi pensa di uscirne vergine imbroglia. Chi, magari alleato fino a ieri agli attuali indagati, pensa di approfittare di questa situazione per fare il pieno di voti alla prossima tornata elettorale, ricorda gli avvoltoi sopra i corpi ormai agonizzanti, quando addirittura non già in putrefazione.

La magistratura ha fatto un lavoro importante. Ora è il tempo di tanti altri soggetti per mettere le luci giuste per illuminare la scena. Non è il tempo della semplificazione, ma della ricerca di soluzioni che individuino tutte quelle buone pratiche per prevenire le malattie. Perché curarle è sempre molto più costoso e spesso nemmeno risolutivo.

La domanda finale poi resta a ognuno di noi, al popolo che attraverso il proprio voto sceglie. Perché alle urne, soprattutto alle amministrative, non vengono penalizzati i gestori del malaffare? Dopo tutto questa metatastasi ha radici lontane e conosciute. Una parte di responsabilità ce l’abbiamo tutti noi come cittadini e come elettori, soprattutto gli astensionisti. Persone perbene in politica ci sono sia da una parte che dall’altra, ma prevale la rassegnazione, come spesso accade di fronte a un male incurabile.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 08 maggio 2019
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  1. Scritto da DavideK

    Teoria della scelta pubblica, James Buchanan, Nobel 1986.
    L’uso del potere pubblico per fini personali o di gruppo è la regola, nota da decenni.
    Inutile dare la colpa agli elettori, che non sanno più a chi rivolgersi, e la cronaca nazionale lo dimostra.
    Il problema è ovunque (non solo in Italia), ed è la conseguenza degli incentivi del sistema stesso.
    E’ su questi che bisogna agire, diminuendo il potere pubblico, in particolare quello discrezionale e di spesa.

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