Bisogna avere fiducia nella giustizia

Di Pierfausto Vedani

sparatoria palazzo giustizia milano

Gli anni e l’evoluzione della società iniziata alla metà del 900 hanno visto arrivare in primo piano il ruolo della magistratura. Da giovane e inesperto cronista con interesse seguii anche i primi “ribelli” nei confronti della ferrea tradizione giudiziaria di riservatezza e adeguamento a rigidi codici di comportamento. Conquistarono infatti le cronache nazionali i cosiddetti pretori d’assalto che furono una sorta di toghe “operaie” in un mondo appunto che la tradizione voleva
compassato e austero.

La giustizia in effetti con i mutamenti ci andava sempre piano: il Codice Rocco, dovuto a un gruppo di giuristi di livello del tempo del fascismo, fu oggetto di revisioni pacate, intelligenti, accettate dal ribollente mondo politico di una repubblica, di un popolo che dopo secoli approdava per la prima volta a un mondo di libertà.
La sconfitta della partitocrazia dell’epoca contemporanea la dobbiamo anche alla magistratura che ha lavorato a 360 gradi snidando gli sbafatori di qualsiasi bandiera o scuderia. Non sono mancati errori ed esagerazioni da parte delle toghe, ma quelle che non hanno saputo resistere al fascino di un altro potere ricco di palcoscenici, alla fine non hanno per niente entusiasmato. E anche personaggi di spicco rimasti fedeli al loro ruolo non si sono lasciati mancare errori micidiali, davvero imperdonabili per chi agiva come dominatore della scena. Non dimenticherò mai l’arresto e la carcerazione di un galantuomo come Adamoli: fu una decisione affrettata e davvero immotivata ai danni di un superinnocente. Ricordo le scuse di uno solo dei magistrati, può darsi che anche gli altri le abbiano fatte, fu comunque un episodio di rara gravità. Non ho mai mutato atteggiamento nei confronti della nostra giustizia che in tanti anni ho visto agire sostanzialmente con equità nel controllo generale del fronte politico ed economico attivo nel campo delle infrazioni.

Un fronte impegnativo perché la corruzione, gli affari hanno sempre accompagnato il potere nelle vicende nazionali. Lo testimonia la bimillenaria storia del nostro Paese che ai tempi della grande Roma già era alle prese con il vizietto. Che fosse poi cronico e inossidabile lo confermò Craxi quando, sotto tiro per problemi analoghi e indicato a furor di popolo come pessimo esempio, nel corso di una famosa seduta invitò a farsi avanti i colleghi parlamentari il cui partito non avesse percepito dei fuori busta. Non si levò nessuna manina e tutti persero ufficialmente la faccia.

Da tempo a ogni elezione accade che terminino o si avviino inchieste giudiziarie dedicate agli ambienti politici o parapolitici e economici. In passato questi interventi hanno sicuramente creato problemi ai politici, oggi sembra che il fenomeno abbia meno
conseguenze. Anzi direi che conti molto di meno: se guardiamo l’esito del recente voto europeo, regionale e amministrativo l’attenzione, motivata, dei giudici nei confronti, per esempio, della Lega è stata snobbata dal corpo elettorale che probabilmente ha ritenuto di avere problemi più importanti. Non so se questa impressione l’abbiano avuta altri però non è personale, ma frutto di una curiosità da cronista verificata con buona campionatura in più ambienti, ma come tale pur sempre di modesta attendibilità.

Ci saranno altre situazioni che potranno offrire nuovi elementi di verifica e di giudizio, è un fatto che in ogni modo il lavoro dei magistrati non sia mai stato da allarme. E per il presente e il futuro è importante che non cessino i loro controlli, per tutti e con rigore. Non ci sono isole felici, lo testimoniano le indagini fatte a Busto e Gallarate. Quanto alle accuse a due avvocati e politici gentiluomini come Fontana e Marsico, è possibile che il loro “reato” sembri solo quello di… opportunità politica. L’assegnazione dell’incarico oggetto di indagini ha tutti i requisiti più importanti, è stata solare, con la coscienza tranquilla per quanto riguarda tutti gli interessi della comunità e della istituzione che Fontana e Marsico rappresentano.
Ma aldilà delle valutazioni su presunte violazioni di legge colpisce invece il fatto che la notizia sia uscita prima della sua ufficialità. Comportamenti di un tempo, oggi non hanno diritto di cittadinanza nelle comunità democratiche. Sono situazioni che riguardano anche la stampa e merita riflessioni anche la caccia agli scoop.

Può infine apparire da tifoso la mia fiducia nella giustizia, ma prudenza e rispetto per un mondo così difficile da gestire sono semplice e doveroso buon senso. È  giusto essere sereni con magistrati che da poco hanno avviato controlli clamorosi su loro colleghi ex protagonisti di grandi inchieste. C’è stato chi ha saputo dai giornali di essere sotto la lente di ingrandimento dei colleghi. E valuterà come hanno ragione i cittadini vittime a loro volta di analoghe situazioni.

I giudici infine per cultura e spirito di servizio sono un argine solido in una società che oggi si cerca tutti di ricostruire. Anche con l’aiuto di Salvini esuberante d’Artagnan di Lombardia a quale però scappa qualche stoccata a vuoto. Come nei giorni scorsi quando ha criticato i giudici per loro sentenze pesanti nei confronti dei corrotti e invece lievi per imputati violenti che commettono reati di grande allarme sociale. Il ministro, oggi in base al voto europeo il più amato dalla maggioranza degli italiani disperati, si è dimenticato che le leggi le fanno i parlamentari e i giudici le applicano.

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Pubblicato il 01 giugno 2019
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