Nella metamorfosi digitale le soft skills ci salveranno

La Liuc business school ha presentato il master "Digital metamorphosis". I casi di Esselunga, Sapio e Bosch Rexroth

Liuc generico

«Nella metamorfosi digitale le soft skills ci salveranno». La conclusione a cui è arrivato Luca Sorichetti,  chief information officer (Cio) di Esselunga, una delle tre testimonianze di rango intervenute alla presentazione del master della Liuc business schoolDigital metamorphosis“, è a dir poco consolante per l’intera categoria. I Cio – e non è solo opinione di Sorichetti – non verranno spazzati via dallo tsunami digitale, ma si trasformeranno senza dover scimmiottare nerd, smanettoni e quelli che masticano codice a colazione, pranzo e cena.

Nella sua introduzione Aurelio Ravarini, direttore del master, ha spiegato per quale motivo spesso i progetti di trasformazione digitale delle aziende falliscono. Creare una strategia digitale contrapposta alla strategia dell’organizzazione, digitalizzare i silos aziendali, così come attribuire troppa attenzione alla digital disruption e concentrarsi solo sullo strumento digitale, sono tra le cause principali del naufragio.

L’esempio citato da Sorichetti è interessante. Nel 2011 Esselunga grazie a una partnership con Dada  decide di dar vita a un music store per entrare nel mercato della musica digitale. «Quel progetto aveva un unico scopo: con la musica si doveva  portare più gente in negozio – ha spiegato il Cio della catena di supermercati  – Peccato che la musica si poteva comprare attraverso alcune cartoline fisiche che si potevano prendere solo in negozio e non online. Un progetto destinato a fallire». Oggi Esselunga guarda nella stessa direzione di Amazon e la sua sfida è tutta sulla mobilità. Grazie all’iPhone e a un algoritmo che è in via di perfezionamento, il cliente avrà proposte di acquisto e sconto personalizzati.

Per Riccardo Salierno, Cio di Sapio, azienda brianzola specializzata nel settore dei gas industriali e medicinali, la sfida è realizzare nuovi servizi per la clientela dove la marginalità è decisamente più ampia. Secondo il manager, nella trasformazione digitale le qualità necessarie sono ancora la creatività e il pensiero critico. «Noi vendiamo l’aria che respiriamo – ha sottolineato Salierno – il nostro prodotto è dunque una commodity. Abbiamo cercato di attuare un cambiamento partendo da un hackathon  interno che abbiamo chiamato Sapionon. Hanno partecipato in cinquanta persone da cui abbiamo tirato fuori tre idee, tra cui quella del nostro commerciale che ha proposto la realizzazione di un pulsante per effettuare gli ordini, un servizio molto utile per il cliente».

Se c’è una parola che nella metamorfosi digitale assume un significato centrale questa è  “consapevolezza”, non sempre tenuta nella giusta considerazione. La tecnologia rischia così di essere considerata alla stregua di un giocattolo. L’importante è averlo. Sul cosa farne, poi si vedrà.

Diana Setaro, It and business excellence manager di Bosch Rexroth ed ex studentessa della Liuc, su questo tema ha dato ampio spazio al suo pensiero critico. «Tutti qui abbiamo uno smartphone – ha detto la manager rivolgendosi alla platea – Questo strumento in genere viene utilizzato al di sotto del 50% delle suo potenziale tecnologico. Eppure lo paghiamo circa 1.000 euro, quindi il suo valore per noi è inferiore ai 500 euro. Se ragionassimo in termini di investimento in un’impresa, dovremmo anche chiederci se sia accettabile avere un Roi (ritorno dell’investimento, ndr) del genere? Credo proprio di no».

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Pubblicato il 03 Luglio 2019
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