Dalla discoteca alla Val Veddasca: “In cerca di ispirazione per la mia techno”

Diego Santin, deejay e producer musicale, sta trascorrendo i mesi estivi a Graglio, in val Veddasca, per lavorare ai suoi nuovi brani, alla ricerca di silenzio, tranquillità e suoni della natura

895 metri d’altezza, le montagne di fronte a casa, la legna da accatastare e una consolle con la quale mixare suoni e ritmi. Se per qualcuno la montagna d’estate è la meta ideale per rilassarsi e godere delle ferie, c’è chi, come Diego Santin, ha deciso di trasferirsi temporaneamente fra la vallate dell’alto varesotto, in val Veddasca, per dedicarsi alla propria attività lavorativa. Varesino, ora residente a Milano dopo lunghi periodi all’estero, il 32enne Santin ha scelto di regalarsi un’estate di lavoro in mezzo alla natura.

«Nella vita mi occupo di musica: faccio il deejay e il produttore di musica techno, ma non solo. Da qualche anno sono il titolare di un’agenzia di audio branding, la Theorem srl, con la quale creiamo identità sonore per marchi: è un settore in crescita, perché i brand oltre ad avere una veste grafica – logo e colori – puntano ad avere una propria identità sonora, affinché possano essere riconoscibili tramite elementi musicali specifici. Data la molteplicità delle interfacce sonore di oggi, i marchi vogliono avere una propria unicità, affinché un sound ‘on-brand’, anche se riarrangiato, possa essere sempre ricondotto al loro nome».diego santin dj producer val veddasca graglio

Tanta musica, nella vita quotidiana di Santin, e in parallelo la costante necessità di trovare nuove forme d’ispirazione per le sue produzioni: «Per quest’estate ho deciso di venire a stare qua in montagna, a Graglio, dove ho realizzato un piccolo studio di produzione nella casa dei miei bisnonni, dove trascorrevo le estati da bambino. Ci sono tranquillità e silenzio, elementi fondamentali nella mia attività: qui posso concentrarmi davvero e dedicarmi alla parte creativa».

Un’estate di lavoro, ma non solo dietro la consolle: «Durante la giornata in realtà faccio tutt’altro: dopo la sveglia e un caffè all’aperto, mi occupo solo di attività manuali: sistemo la legna, bado al giardino e alla casa, fra lavori di bricolage e manutenzione, ad esempio il tagliare la legna. E’ uno scarico totale per la mia mente, mi concentro su queste attività fisiche e questo non fa che aiutarmi a dar sfogo alla mia parte creativa. Intanto mi porto musica o podcast da ascoltare e, se capita, registro i suoni della natura, di atmosfere e ambienti che colpiscono la mia attenzione: questi audio possono diventare fondamentali, sia come ispirazione, che come parte integrante durante la produzione di tracce. Tutto ciò che è percussivo e ritmico può essere un elemento nuovo e caratterizzante nei miei brani».

E’ verso sera che dalla casa in mezzo al bosco inizia ad uscire qualche suono: «Quando nel tardo pomeriggio diminuisce la luce, inizio a dedicarmi al mio lavoro con la musica: grazie al tempo trascorso all’aperto, mi rendo conto di avere tanta energia e idee da canalizzare nelle mie produzioni; così mi trasferisco all’interno della casa, dove lavoro anche tutta la notte».

Problemi con i vicini di casa per la musica? Assolutamente no, spiega il producer: «In questi ambienti, dove prevale il silenzio, non è necessario tenere il volume alto: la mia musica talvolta si sente, ma senza il rischio di disturbare la quiete gragliese. Inoltre – aggiunge con un sorriso – fra bambini che giocano e animali, non sono il solo a ‘fare rumore’ in paese». Il piccolo borgo della Veddasca, infatti, d’estate si anima di villeggianti che si muovono intorno alla piazzetta, al lavatoio e al vecchio circolo, dove i volontari si prodigano per organizzare cene e serate in compagnia.

A pochi passi dal centro del paese, nella sua vecchia casa di famiglia di inizio ‘900, Santin ha portato tutta la strumentazione utile al lavoro di produzione. La stanza porta i segni del tempo e conserva alcuni mobili antichi: ad una parete è appesa una vecchia foto in bianco e nero dei bisnonni, sulla vecchia cassapanca in legno sono disposti la consolle con mixer e giradischi; di fronte alla finestra, che si apre su uno scorcio del piccolo paesino della Veddasca, ci sono casse monitor, strumenti e controller.

«Si tratta di un ambiente ibrido – spiega con soddisfazione Santin – che unisce le tecnologie moderne delle mie attrezzature ai dettagli del passato. Tanti artisti hanno un proprio luogo in cui creano musica lontani dalle grandi città, dove possono dedicarsi alla parte creativa e trarre ispirazione dall’ambiente, magari nella casa in cui sono cresciuti. Il contatto con la realtà urbana va mantenuto, certo, ma basta avere un collegamento digitale per essere sempre connessi e lavorare senza problemi. Gli ambienti naturali, non rovinati dalla vita frenetica della città e dallo stress, permettono di incanalare l’energia in ciò che si fa e l’efficacia creativa della produzione non può che giovarne».

Ancora qualche settimana di lavoro nel verde della Veddasca e poi il ritorno a Milano: «Ho diversi appuntamenti a settembre e dovrò rientrare in città – confida con un leggero rammarico – mi piace però pensare di potermi rifugiare a Graglio ogni volta che avrò bisogno di un po’ di pace e silenzio per concentrami su nuove produzioni. E poi chissà, un domani si potrebbe organizzare una o più date in valle: qualche serata dedicata alla musica per far conoscere ciò che ho creato anche grazie a questo ambiente magico».

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Pubblicato il 24 agosto 2019
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