Al cantiere si lavora, ma le code non ci sono

Dalla "grande paura" per i ritardi della mattina ai tre minuti di orologio del “rosso”. Il traffico, quello vero è in Svizzera

Il viaggio dei frontalieri passando dalla statale 394

La notte resiste al richiamo del giorno lasciando scuro il cielo sotto una pioggia fitta fitta, che trasforma la statale in un paesaggio lunare con l’unico faro da seguire che ha il colore del semaforo rosso.

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Ore 7.19, direzione confine, prima galleria di Colmegna, Luino.

Le auto che precedono rallentano e si fermano, sono 5, dietro si forma una colonna di altre 5, ma non fanno in tempo a scoccare le 7,21 che i piedi si staccano dal freno appena dopo il verde, la colonna si muove e in un attimo, passato il cantiere, si riprende la statale. Stop: il traffico verso nord, forse un po’ attenuato data l’ora “tarda” per i frontalieri, è tutto qui. Tre minuti di disagio.

L’esperimento sul campo è andato bene almeno fino al confine di stato con la Svizzera e anzi anche al di là, dopo Dirinella, verso nord dove il limite orario è di 60, e a sessanta andiamo. Al volante di una Toyota ibrida Matteo Toson parla tranquillo: anche per lui, esperto di mobilità e consulente per AITI, l’associazione industrie ticinesi è la prima volta all’ora dei frontalieri per l’ingresso in Svizzera da quando è aperto il cantiere sulla statale 394.

Il pensiero è a quel “tanto rumore per nulla” che molti hanno invocato già prima dell’installazione dei semafori intelligenti sulla statale: lo aveva fatto capire Anas quando vennero presentati i semafori intelligenti che, dotati di una sorta di radar, percepiscono il formarsi della coda e fanno scattare il verde: «Guardate che questo traffico è ampiamente gestibile».

I toni della catastrofe vennero invocati però da molti amministratori ticinesi che pensavano ad un rallentamento totale del traffico: «Sarà un bagno di sangue», dissero. Invece il traffico si trova, e abbastanza sostenuto, ma in Svizzera.

Alle 7.50 ci si blocca lungo la cantonale: coda la chiamerebbero in Italia, qui a Quartino è “colonna” e colonna rimane fino a Magadino dove già la scorsa settimana alcuni lettori svizzeri ci informarono che le autorità avevano piazzato i cartelli per avvertire della mutata portata della strada statale del Verbano Orientale 394, passata dalle 32 tonnellate di 10 giorni fa alle 7,5 di oggi (massimo 20, ma in deroga: troppo pericoloso per via della tenuta della strada con in corso i lavori).

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E a Magadino ecco le prime attività produttive: una fabbrica alimentare di surgelati, mobilifici, uffici e spazi commerciali; si va sempre in colonna sulla strada a due corsie: è così fino alla rotatoria dove si intravede, appena un po’ più nitida per via del chiaro oramai conclamato, la sagoma della stazione ferroviaria di Cadenazzo, dove si può arrivare partendo da Luino in treno.

Il tragitto è più o meno lo stesso dell’auto in termini di tempo: all’incirca 45 minuti (se prendessimo il 7.06 da Luino arriveremmo a Cadenazzo alle 7.41, col 7.10, alle 8, ma solo per quattro giorni di giugno). Esiste però un “ma” molto, molto serio: da lì, scesi dal treno, è poi difficile muoversi verso il posto di lavoro: lungo il tragitto si incontra qualche fustello che raccoglie due, tre bici del “bike sharing”: un miraggio utilizzarle per arrivare al lavoro sotto l’acqua a catinelle che apre la giornata.

Un giorno giusto per fare il “test” semafori sulla statale: quando piove aumenta il livello di traffico legato alle auto di almeno il 10% perché chi viene a lavorare in moto col bel tempo è costretto a rinunciare in caso di pioggia, neve o freddo intenso.

Ma il punto sembra sembrare sempre lo stesso: il frontaliere arriva al lavoro in auto perché non ha quasi mai alternative: ci sono esperimenti di servizi navetta aziendali anche recenti (San Nazzaro) ma il grande ingorgo delle 7 alle rotonde è dovuto proprio a questo fenomeno della parcellizzazione: ogni auto un’azienda, ogni azienda tanti frontalieri che arrivano da molti comuni diversi.

Il viaggio dei frontalieri passando dalla statale 394

A Cadenazzo dunque dietrofront per tornare a Magadino, dove alle 8 le strade sono già deserte: il picco è passato. E passa la dogana, passa Maccagno, passa anche il semaforo a Colmegna: fermi ancora tre minuti per ripartire e osservare i lavori che sono partiti verso la banchina che si scolla dalla montagna protetti da barriere new jersey di colore giallo: un paio di escavatori, alcuni uomini in giacca a vento arancione e il rientro all’Ufo bar di Luino avviene regolare alle 8.50.

«In tutto il nostro percorso – conclude Toson (nella foto) – abbiamo fatto solo il 5% di coda per via dei semafori a livello di tempo».

È tanto? «È niente».

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di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 24 ottobre 2019
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