La grande arte vista dal cieco

La rubrica di Daniele Cassioli - Le meraviglie dei Musei Vaticani sono accessibili anche a chi non vede: alle emozioni ci pensa il tatto. Padova: al festival della Cultura Paralimpica gli atleti disabili si raccontano

daniele cassioli

(d. f.) Saremo anche “strani noi che ci vediamo”, ma anche Daniele non scherza. Come fa un non vedente a godersi le bellezze dei Musei Vaticani? Beh, ci riesce… avevate dubbi? Nell’appuntamento di questa settimana con la sua rubrica, Cassioli ci racconta la sua esperienza all’interno del grande polo museale romano dove ha potuto effettuare una visita molto speciale, anche all’interno della Cappella Sistina. Un modo pratico per fare il punto sulla questione della accessibilità. Buona lettura.

Sono stato ai Musei Vaticani, non per cercare la grazia e riavere la vista, ma per visitarli e godermi il terzo museo più frequentato al mondo.
Ci sono cose che non si possono guardare, per tutto il resto c’è l’accessibilità!
Questa è la frase che meglio può descrivere il mio rapporto con l’arte: «Daniele ma che ci vai a fare dentro la Cappella Sistina, anche se sei nello sgabuzzino della scuola non ti cambia nulla tanto non la vedi!».
Vero, gli affreschi, senza occhi, sono invisibili ma non inaccessibili. Già stare di fronte a un dipinto importante, anche solo camminare in un luogo, la Cappella Sistina in questo caso, nel quale sono state decise cose che hanno impattato sulla storia dell’umanità, sapere che sei dove 500 anni fa camminavano Raffaello, Michelangelo o altri massimi esponenti dell’arte italiana di tutti i tempi per me ha un fascino che va al di là di quello che vedi. È il rispetto per un luogo che genera l’emozione nel visitarlo, poi viene il visibile.

ATTRAVERSO GLI OCCHI DEGLI ALTRI – Dove però l’occhio è indispensabile arriva l’accessibilità, arriva la passione di persone che scelgono di dedicare il proprio lavoro alla ricerca di ausili, materiali e plastici per regalare anche a noi (mi permetto di racchiudere nel “noi” la categoria dei disabili visivi) la possibilità di emozionarci davanti alle infinite opere di un museo importante.
Io vedo l’arte attraverso gli occhi degli altri, lo dico spesso. Non perché mi collego con un cavo usb alla rétina di un amico, ma perché ciò che gli altri mi descrivono e soprattutto l’emozione che mi trasmettono mentre mi raccontano un’opera, vale metà o più dell’emozione che provate voi nel guardarla.
Ai Musei Vaticani ho vissuto davvero delle grandi emozioni: abbiamo richiesto una visita per non vedenti e ci siamo trovati con un’altra coppia, due signore provenienti dalla Spagna. Abbiamo incontrato a quel punto Isabella Salandri (responsabile dell’ufficio servizi e relazioni con il pubblico dei musei) e Antonio, uno stagista assai preparato sulla storia dell’arte (fossero tutti così gli stagisti!). Da subito si è instaurato un rapporto empatico tra tutti noi e mi è parsa chiara la passione con cui fosse vissuto il tema dell’accessibilità da parte delle nostre nuove guide.

MERAVIGLIE TRA LE MANI – Abbiamo visitato zone del museo non sempre aperte al pubblico: ho potuto toccare marmi, riproduzioni, opere originali, mentre le mie mani setacciavano ogni angolo di meraviglia, la voce di Antonio o Isabella raccontava con entusiasmo quello che stavo toccando, la storia dell’artista e il contesto storico in cui ci trovavamo. Un mix di nozioni e dettagli visivi che sembrava amalgamarsi perfettamente. Non mi è affatto pesato l’essere cieco sebbene fossimo lì a guardare delle opere anzi, per certi versi mi sono sentito un privilegiato, probabilmente se avessi visto avrei fatto come tanti visitatori distratti che passeggiano dentro luoghi pazzeschi buttando sguardi un po’ casuali qua e là.
Sarcofagi, dipinti, sculture, elementi architettonici. Tutto sembrava una poesia e tutto era accessibile al punto che c’è la possibilità di toccare il materiale di cui è composta la tela su cui dipingeva il Caravaggio o quello che compone gli affreschi del Michelangelo. Riproduzioni in rilievo di quadri e tantissimi elementi da toccare, elementi di cui avevo letto o sentito parlare ma che, fino a quel momento, erano vaghe immagini per me».

ACCESSIBILITÀ: A CHE PUNTO SIAMO – Va molto di moda ora il tema dell’accessibilità e devo dire che negli ultimi anni si è fatto tanto: plastici in rilievo, didascalie in braille e statue fruibili. Questo da solo non basta, questo è un ottimo punto di partenza al quale unire la passione delle persone, il cuore di chi di accessibilità si occupa. Allora cambia tutto e anche non vedere può diventare per un momento un piccolo vantaggio. Questo racconto è legato ad attività del tempo libero ma deve essere esteso agli ambiti lavorativi o riguardanti la mobilità. È l’ambiente che determina il grado di disabilità e con la passione e le competenze adeguate si possono rendere meno gravi moltissime disabilità lavorando proprio sulla “accoglienza” dell’ambiente circostante.

festival cultura paralimpica

UN’OCCHIATA A… La seconda edizione del Festival della Cultura Paralimpica

«Il tema di quest’anno è “ragazzi semplicemente straordinari”. Una scelta audace perché è vero che gli atleti paralimpici fanno cose straordinarie, è anche vero che siamo tutti semplici persone, come voi».

Magari qualcuno di voi avrà notato il mio bel faccione sui monitor delle stazioni. È lo spot della seconda edizione del Festival Della Cultura Paralimpica che si tiene a Padova (5-7 novembre), un modo straordinario per comunicare la disabilità e come lo sport possa veramente rinforzare il legame con la vita. In questa rubrica lo avete letto spesso e ancora vi capiterà di farlo perché veramente la disabilità si ridimensiona di fronte al gesto sportivo, di fronte a una nuova opportunità che l’attività sportiva può regalare.
Spesso c’è un “noi” e un “voi”, come se una differenza, giratela come volete, resti sempre. Sul fatto che tutti siamo persone non si può discutere, ognuno è diverso, ma tutti siamo partiti dal cuore attorno al quale abbiamo costruito la nostra identità. E allora questo festival vuole proprio comunicare l’identità del mondo paralimpico che finalmente, da qualche anno a questa parte, ha scelto di farsi raccontare ma soprattutto di raccontarsi. Questo è il senso del festival: far vedere chi siamo, un modo per assumersi la responsabilità della comunicazione sulla disabilità legata all’attività sportiva.

La manifestazione si svolge in alcuni luoghi del centro di Padova, in particolare presso il rettorato dell’università, Palazzo Bo, Scuderie di Palazzo Moroni, Cittadella dello Studente e Caffè Pedrocchi. Momenti che si alternano durante la giornata per descrivere in modi e luoghi diversi le molteplici sfaccettature di un mondo fantastico in continua crescita.
Un’importante iniziativa all’interno del festival è la mostra fotografica di Oliviero Toscani. “Nudi” è una serie di scatti ad atleti paralimpici per raffigurarli senza filtri in cui viene immortalata la disabilità per quello che è veramente, senza tabù, consapevoli che per fare cultura sulla disabilità è giusto raccontarla descrivendone anche quei lati troppo spesso tenuti nascosti.
È una grande scorpacciata di “paralimpismo” alla quale non posso mancare e della quale voglio rendere conto anche a voi sulle mie pagine social. Quindi seguiteci!

Il sito ufficiale – Daniele Cassioli
Come siete strani voi che ci vedete
 – La rubrica di Daniele Cassioli per VareseNews

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Pubblicato il 06 novembre 2019
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