Capire e “governare” l’economia di frontiera: una sfida che si vince insieme

E' stato presentato questa mattina il progetto Getis per la governance dell'economia transfrontaliera tra Italia e Svizzera, che coinvolge 15 soggetti

Presentazione progetto Getis

E’ stato presentato questa mattina alla Provincia di Como un progetto di governance dell’economia transfrontaliera che coinvolge 15 tra enti pubblici e privati, agenzie formative e rappresentanti delle parti sociali di 8 aree frontaliere, e che vede come capofila italiano la Camera di Commercio di Varese.

Al centro del progetto – che si candida nel programma di cooperazione Interreg Italia-Svizzera 2014-2020 – l’economia transfrontaliera con tutte le sue problematiche, ma anche con le opportunità che può offrire ai territori dell’area di confine.

Getis – acronimo di Governance dell’economia transfrontaliera Italia-Svizzera – nasce nell’alveo degli Osservatori provinciali permanenti sul fenomeno del frontalierato avviati da alcuni mesi sui territori di Varese e Como e ora estesi anche a Sondrio e al Verbano-Cusio-Ossola, con l’obiettivo di raccogliere dati e monitorare dinamiche socio-economiche ma anche per creare “luoghi istituzionali” in cui incontrarsi e confrontarsi non solo sui problemi, ma soprattutto sulle dinamiche sociali e territoriali del frontalierato, facendo dialogare enti ed istituzioni dei territori interessati, in Italia e in Svizzera.

Il progetto candidato per l’Asse 5 di Interreg, si muove su quattro proposte, come ha spiegato Giuseppe Augurusa, vicepresidente dell’Osservatorio, che ha presentato gli obiettivi del progetto ed introdotto i molti relatori presenti questa mattina a Villa Gallia: «Abbiamo presentato quattro proposte di lavoro: un sistema integrato di servizi, per i lavoratori frontalieri e per le aziende, italiane e svizzere, che intendono lavorare oltre i rispettivi confini; lo sviluppo e l’innovazione dei percorsi di formazione e una raccolta sistematica e relativa analisi dei dati sul mercato del lavoro nei territori interessati dal fenomeno».

Giacomo Mazzarino, della Camera di Commercio di Varese, ha messo in evidenza i vantaggi reciproci che possono venire dalla collaborazione tra stati e tra i soggetti che entrano nella complessa tematica dell’economia delle aree di frontiera, e ha richiamato il rischio insito in iniziative che invece puntano a limitare cooperazione e dialogo, come quella del referendum previsto in maggio in Svizzera per chiedere l’abolizione degli accordi bilaterali,

«C’è grande soddisfazione da parte sia nostra, sia dell’intero sistema camerale per aver messo in rete un’ampia platea di soggetti: siamo in ben quindici partner, che coprono otto delle tredici aree frontaliere, da Bolzano a Verbania» commenta Fabio Lunghi, presidente della Camera di Commercio di Varese che ha assunto il ruolo di capofila, in quanto Varese con la sua provincia, con oltre 25mila frontalieri e centinaia di imprese in rapporti commerciali con la Svizzera, è con ogni probabilità il territorio di confine italiano che ha la maggiore interazione con l’economia elvetica. «Nel progetto Camera di Commercio di Varese porterà la sua esperienza pluriennale nei servizi alle imprese e ai lavoratori transfrontalieri, con l’obiettivo di svilupparli ulteriormente, anche in chiave digitale».

Dopo la presentazione odierna, il progetto dovrà superare la valutazione di Interreg, per poi diventare operativo. «Partiamo da un risultato importante: la rete di relazioni costruita – conclude Lunghi – L’auspicio è che, a livello politico, ci si renda conto finalmente che il territorio insubrico e in ogni caso quello della frontiera Italia-Svizzera rappresentano un’economia fortemente interconnessa: si tratta di “governare” i fenomeni e di trarre il massimo beneficio in una logica vantaggio per entrambe le comunità, quella lombarda e quella svizzero-italiana».

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Pubblicato il 02 dicembre 2019
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