L’arcivescovo Delpini: “Ascoltate i migranti e date loro voce”

Le dichiarazioni dell’Arcivescovo di Milano durante l’incontro coi giornalisti promosso in occasione della festa del patrono san Francesco di Sales

Celebrazione della solennità di S. Ambrogio presieduta dall'Arcivescovo Mario Delpini

«Tanti parlano delle persone che arrivano da altri Paesi ma non è consueto ascoltarli. Esorto i giornalisti a farlo e a dare loro voce». Lo ha detto l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, questa mattina durante l’incontro coi giornalisti promosso in occasione della festa del patrono san Francesco di Sales, rispondendo alle domande dal pubblico.

«Su migranti bisogna passare dal pregiudizio alla conoscenza, dalla reazione emotiva all’elaborazione di leggi lungimiranti. Questo è il compito della politica non dell’informazione ma l’informazione ha il compito anche di diffondere proposte», ha precisato l’Arcivescovo.
A chi gli ha chiesto come bisogna raccontare le cattive notizie, mons. Delpini ha risposto: «Non vi chiedo di fare come i santi che sono capaci di redimere il male, ma di fare i conti con esso, esorcizzandolo, affinché si possa vedere che c’è sempre un modo per porvi rimedio».

«Vorrei che i giornalisti raccontando correttamente la realtà riescano a promuovere nei cittadini anche il senso della responsabilità. Con loro vorrei stringere un’alleanza proprio per favorire questo obiettivo che ci accomuna», ha auspicato l’Arcivescovo.
Nel corso della mattina l’Arcivescovo si confrontato con Michele Brambilla (direttore di «Qn-Quotidiano nazionale»), Marina Terragni (giornalista e blogger) Luigi Tornari (direttore responsabile della testata giornalistica di RTL 102.5), Francesco Ognibene, giornalista di Avvenire, che ha moderato l’incontro. Al centro degli interventi c’è stato il futuro della professione.

«Ci hanno fatto credere che la democrazia diretta rendeva inutile il ruolo di ogni mediatore compreso quello dei giornalisti. E’ un imbroglio. Oggi si vedono le prime crepe. Per questo sono convinto che il giornalismo non morirà», ha detto Brambilla.
«Oggi si applica il marketing alla questioni etiche e bioetiche, al punto che si è reso non più desiderabile fare figli. Se vogliamo che il nostro mestiere parli ancora del futuro dobbiamo reagire a queste tecniche, vigilando sul mercato e la politica che è soggetta», ha sottolineato la Terragni.

«Il giornalismo non sarà ucciso dai social se saprà rinnovarsi come ha fatto la radio, data per spacciata, tante volte, ma che è stata capace di sopravvivere alla tv ad internet», ha osservato Tornari. La riflessione è stata arricchita dai contribuiti video di alcuni giornalisti che hanno voluto rispondere alle sollecitazioni dell’Arcivescovo: Venanzio Postiglione, vice direttore Corriere della Sera, Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, Piero Colaprico, caporedattore di La Repubblica, Donatella Negri, inviata Rai Tgr Rai Lombardia.
Con questo incontro l’Arcivescovo ha inteso dare seguito al dibattito da lui avviato con la la Lettera ai giornalisti. Pubblicata il 13 dicembre dello scorso anno. Al centro del dialogo animato da diverse firme del mondo dell’informazione l’Arcivescovo ha voluto porre la necessità di una narrazione delle realtà “che parli di noi e del bello che ci abita” e che sia capace quindi di prospettare «un futuro desiderabile». Una chiave, forse, anche per permettere al giornalismo di superare la crisi che lo sta attraversando.​

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 gennaio 2020
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