Il Canton Ticino non cede: “Non accettiamo atteggiamenti ricattatori da Berna”
Il consigliere di Stato ticinese Vitta ha parlato delle tensioni con Berna e ha difeso la linea energica adottata. La risposta dalla Confederazione arriverà mercoledì
Si pronuncerà domani Berna sulla decisione del Canton Ticino di chiudere tutto. Lo ha spiegato Christian Vitta parlando delle tensioni in atto con Berna. Il pericolo è che la Confederazione non riconosca sussidi e sostegni alle aziende costrette a chiudere da lunedì scorso e per una settimana, decisone presa da Bellinzona per contrastare in modo più energico il diffondersi del contagio e l’aumento preoccupante dei casi positivi: « A nord delle Alpi c’è chi ha messo in discussione le nostre misure. Alcune cose sentite ci hanno ferito come ticinesi. Noi ci siamo, abbiate fiducia, siamo convinti che la maggior parte della popolazione sia con noi. Come Consiglio di Stato abbiamo scritto una lettera al Consiglio federale chiedendo solidarietà e chiedendo che i nostri cittadini e le nostre aziende non siano penalizzati dalla diffusione anticipata del virus e che possano accedere agli strumenti previsti».
Sul fronte sanitario la situazione lascia intravedere piccoli spiragli: « Stiamo vedendo qualche timido segnale positivo per quanto riguarda i numeri dei contagi ma è troppo presto per decidere» ha commentato il medico cantonale Merlani che ha ricordato la pericolosità di Covid 19: « Tutta la popolazione è a rischio perché è un virus nuovo e nessuno ha sviluppato difese. Nei nostri ospedali abbiamo il paziente più giovane che ha 38 anni mentre il più anziano ne ha 91. In terapia intensiva il più giovane intimato ha 40 anni e il più anziano 82». Attualmente 235 persone si trovano in ospedale, di cui 48 intubate mentre i contagi sono 1211 e i decessi 53.
Bellinzona, quindi, difende strenuamente la sua drastica decisione davanti a una situazione molto preoccupante, la più difficile dell’intera confederazione: « Anche gli altri capiranno cosa stiamo attraversando quando dovranno fare i conti con i nostri numeri – ha commentato Vitta – Noi siamo solo in anticipo e speriamo quindi di uscirne prima: questo rientra nello spirito federalista del nostro paese. Ci attendiamo che il consiglio federale domani si pronunci sull’ordinanza e manifesti chiaro appoggio al Canton Ticino permettendo l’accesso agli strumenti economici che sono stati messo in campo».
La partita è delicata: in gioco c’è il sostegno economico di decine e decine di aziende piccole e gradi che hanno chiuso tutto per disposizione di Bellinzona. Ad oggi sono già 10.000 le richieste di lavoro ridotto.
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