Ciao nonna, piccola Van Gogh emiliana

Andrea scrive una lettera per la sua nonna morta per il Covid-19. "Voglio che per te ci sia dunque una grande festa digitale e non un triste funerale, in quanto meglio rappresenta e descrive la tua persona"

Generico 2018

Ciao Nonna,

Questa mattina quando appena sveglio ho letto che non c’eri più, sono stato assalito da un forte senso di rabbia ed impotenza, derivante dal fatto che non trovavo giusta una fine del genere per una persona dolce, solare ed amante della vita come te.

Poi però ho iniziato a concentrarmi nel ricordare i momenti belli passati insieme (e me ne ricordo solo di belli) e questo magicamente ha dato grande conforto al mio spirito. Penso infatti che non ci sia modo migliore per digerire un lutto che quello di raccontare chi eri e condividerlo con la Società, soprattutto in un momento storico come questo dove i contatti umani sono ridotto al minimo e dove purtroppo non sarà possibile organizzarti un degno funerale, coinvolgendo tutte le persone che ti hanno voluto bene.

Ecco, voglio che per te ci sia dunque una grande festa digitale e non un triste funerale, in quanto meglio rappresenta e descrive la tua persona.

Partendo dalle origini, Tu eri un’Artista… esatto, per tutti quelli che non ti conoscono posso descriverti come tale… una Van Gogh originaria di Guastalla, piccolo paesino sperduto nella provincia di Reggio Emilia, con tutti quei quadri strampalati che coloravano le pareti di casa (quello con il circo, con quella tigre tutta storta, penso sia quello che più ha fatto lavorare la mia immaginazione di bambino). Mi domandavi, “chissà se un giorno i miei quadri varranno qualcosa…”

Beh, ecco ai miei occhi i tuoi quadri hanno un valore inestimabile.

E’ vero eri un artista, però in matematica eri proprio negata… “Sai Andrea, invece che studiare matematica preferivo andare a ballare con i miei fratelli lungo il Po’”, il luoghi che mi sembravano magici, come Guastalla, come la focaccia con lo strutto che mi portavi, come le biciclette che inforcavamo per andare in campagna spensierati.

Sei stata prima di tutto la migliore babysitter che si potesse avere, riuscendo continuamente a soddisfare le esigenze di un piccolo bambino un po’ viziato… passavi a produrre in quantità industriale (disegnando, colorando e ritagliando) i personaggi più variegati che mi venivano in mente: dai giocatori della Sampdoria del 1992 agli antichi romani, dai soldatini ai mostri di ogni genere… e una volta sfornati, stavo ore ed ore a giocarci sul pavimento di casa, per poi rimetterli tutti in ordine nei famosi “scatoloni”, scrigno della mia felicità di bambino.

E le bolle di sapone??? Ne vogliamo parlare? Sai a casa con i miei genitori occorreva seguire regole ferree, insieme a te sembrava di stare all’interno di quel circo che tanto amavi disegnare… ci mettevamo a creare con acqua e sapone intrugli vuncissimi, per poi sparare le bolle giganti e coloratissime sul balcone di casa tua.

La Vigilia di Natale, ci mettevamo ad impiastricciare il tavolo con uova, farina, sale e acqua per creare dei magnifici ravioli alle erbette, che tanto allietavano il Natale, con quel profumo e forma casarecci tanto difficile da ricreare al giorno d’oggi.

Un altro ricordo meraviglioso è quando mi portavi a fare il “giro del pugnale”, che ancora non so perché si chiama così, un giro in tondo, intorno a casa tua, costeggiando il Parco di Villa Ponti, andando alla ricerca di buchi nella rete di confine, così da intrufolarci ed andare alla ricerca dei cavalli… quante volte la mia immaginazione ha corso immaginando storie incredibili dietro a quei posti.

Il tempo è passato, sono diventato un uomo e tante delle belle cose che mi auguravi quando ero piccolo si sono avverate (certo non sono ancora riuscito ad avere la Ferrari che tanto mi auguravi, ma una splendida famiglia ed un bellissimo lavoro, quelli sì). E devo dire grazie a te in quanto mi hai trasmesso un ottimismo irrefrenabile ed una voglia di felicità e vita che hanno contribuito a plasmare il mio carattere.

Gli ultimi ricordi sono di quando a 91 anni ti mettevi a fare gli esercizi di ginnastica, dicendo “Andrea, sai, io non mi sento l’età che ho, mi sento una ragazzina”; di quando ti eri innamorata, chissà perché, del Frosinone Calcio e seguivi tutte le partite e chiamavi la sera lo zio per avvisarlo che il Frosinone aveva pareggiato all’ultimo minuto.

Vedi Nonna, i tuoi occhi sono sempre stati raggianti ed il tuo sorriso contagioso. Per questo ho deciso che meriti una festa e non un vero funerale. Bisogna festeggiare la tua presenza, fare le bolle di sapone, disegni colorati ed allestire un banchetto succulento.

Perché TU, Adele Medici, artista improvvisata, sei riuscita a creare un dipinto che durerà in eterno, come tanto desideravi, e che raffigura il tuo volto sorridente nella memoria di tutti coloro che ti hanno conosciuta.

Buon Viaggio

Andrea

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 marzo 2020
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