“La mia esperienza con il Covid-19: grazie ai dottori”

La lettera di Paolo che racconta la sua esperienza nel mondo Covid-19

Coronavirus 17 marzo

Voglio raccontarvi un viaggio un po’ particolare, un viaggio tra le ignote terre del pianeta conosciuto in tutto il mondo come Covid-19. Giorno 16 Marzo 2020. Da paziente asmatico di lunga data quale sono mi accorgo di non stare affatto bene. Provo sintomi respiratori diversi rispetto alle mie solite  riacutizzazioni bronchiali. La febbre si alza. Allertato dalla mia pneumologa di fiducia, la dottoressa Anna Lucioni, chiamo immediatamente il numero unico di emergenza e vengo portato per la prima volta al Pronto Soccorso di Varese.

Nonostante il mio respiro fosse sempre più affaticato e io sentissi profondamente di non stare bene, vengo dimesso il mattino seguente con l’obbligo di quarantena in attesa del responso del tampone faringeo. Durante tutta la giornata la mia temperatura corporea raggiunge oltre i 39° e ho la sensazione che da lì a poco potrei smettere di respirare. Quella stessa sera le sirene dell’ambulanza mi riaccompagnano alla volta dell’ospedale cittadino. L’esito positivo del tampone mi “regala” un posto in prima classe per Covid-19. Trascorro un numero di giorni indefinito tra febbre da cavallo, sacche di ossigeno e nausee insopportabili.

Percepisco chiaramente che ai sintomi del virus si sono aggiunti quelli dell’asma bronchiale. Mi è però difficile farmi ascoltare dai medici rispettosi nei confronti dei nuovi protocolli imposti per il Coronavirus. Soffocato dalla mancanza d’aria e dalla paura di essere atterrato su un territorio sconosciuto, l’unica speranza è il contatto e il conforto telefonico della dottoressa Anna che contemporaneamente stava difendendo i suoi paziente presso la clinica Maugeri a Tradate. Mi ha fatto capire che da lei ci sarebbe stato sempre un posto libero per me vista la mia delicata e complicata situazione di salute. Il miracolo è accaduto, un miracolo che sicuramente mi ha salvato la vita. Mi ritrovo in una camera in isolamento a Tradate dove tutto il personale si prende cura di me sia fisicamente che psicologicamente. Insieme ai miei farmaci salvavita ritrovo fiducia e serenità. Mi accorgo che l’attenzione e il rispetto per il paziente sgorgano da ogni gesto, anche il cibo più frugale e la pulizia della stanza fatte con amore assumono un valore indefinibile. Non posso non pensare al famoso “Giuramento di Ippocrate”, primo testo deontologico professionale a cui ogni medico deve attenersi e in particolare non posso non citare questi due punti fondamentali anche in questo momento di emergenza sanitaria:

Giuro: “di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale”.

“ di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute”. Otto Aprile 2020. Sono ancora in viaggio ma in direzione di casa.

Grazie Anna
Scritta da
Dottoressa Sara Maria macchinone.
Paolo Ghiringhelli.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 aprile 2020
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