“Quando virus è entrato in casa nostra. I miei eterni 14 giorni”

Valentina Lucchini ha voluto condividere l'esperienza di isolamento in casa dopo il contagio del fratello Daniele. Le precauzioni messe in atto, la "vicinanza" degli amici e soprattutto le emozioni e le paure

coronavirus

“Tutto è iniziato il 24 marzo quando un membro della mia famiglia, mio fratello Daniele, ha iniziato a stare male. Io ed i miei adorati genitori eravamo certamente entrati in contatto con lui e per parecchi giorni di seguito. Il virus era entrato a casa mia». La maggior parte dei contagi, sostengono gli esperti, avviene in casa, tra i componenti dello stesso nucleo famigliare.

Uno tsunami per la vita delle persone coinvolte, anche quando l’aggressività del virus non è tale da richiedere il ricovero in ospedale. Tutto da quel momento cambia e la minaccia di qualcosa di tanto minuscolo quanto pericoloso rivoluziona la quotidianità di chi ne è toccato. A raccontare un’esperienza che sembra essere finalmente in via di conclusione è Valentina Lucchini, angerese, che ha scelto di condividere su Facebook e con VareseNews emozioni, difficoltà e routine delle due settimane appena trascorse.

Nel loro caso tutte le procedure di prevenzione sono state messe in atto: «Ho subito avvisato il Sindaco ed il nostro medico di famiglia (che è stata davvero un Angelo) – racconta Valentina – e ho iniziato, così, il mio calendario ed il mio conto alla rovescia… in attesa di qualcosa che non doveva arrivare. Io avevo avuto più contatti con Daniele, quindi, sarei stata il “termometro” della mia famiglia. Nei giorni precedenti ed in tempi non sospetti io avevo continuato a disinfettare ovunque e ad applicare tutte le precauzioni suggerite dai media, dal buon senso e quelle utilissime del nostro Sindaco. Avevo sempre cucinato per i miei genitori con la mascherina, pulito in modo maniacale ogni singola superficie e preso le distanze dai miei (per quanto ciò fosse possibile condividendo, per l’appunto, alcuni spazi)».

«In tempi non sospetti non facevo avvicinare Daniele ai nostri genitori, io mi sono frapposta fra lui e loro un’infinità di volte… ma le domande erano sempre le stesse, e, purtroppo, non avevano risposta: ciò era stato davvero sufficiente? Ero riuscita a proteggere i miei genitori? Ed io? Io ero stata contagiata?».

Che cosa si prova in questi momenti? «Io mi davo per “spacciata” – prosegue nel racconto -. Ero certa che, se il Signore avesse voluto premiarmi non facendo ammalare i miei, di certo non avrebbe potuto “salvare” anche me. D’altra parte le percentuali di contagio erano piuttosto chiare. Chi mi conosce sa quanto io sia ipocondriaca ma non c’era tempo per “pensare a me”. La priorità erano (e sono) i miei genitori. Il resto dei pensieri erano poi per mio fratello, quindi non c’era altro spazio. Mi sono, così, isolata dai miei genitori, così come si è isolato mio fratello».

L’isolamento all’interno della stessa abitazione è tutt’altro che semplice, ma necessario in casi come questo. Valentina ha voluto condividere la sua esperienza proprio al fine di renderla utile ad altre persone nelle stesse situazioni: «Gli unici contatti che avevamo erano quelli telefonici ed io – abitando accanto a loro e nella loro stessa struttura immobiliare, mi svegliavo al mattino presto a sbrigare le faccende che loro due non possono fare da soli. La mia quotidianità è stata più o meno così: sveglia alle 5: mascherina, guanti, candeggina, alcol a portata di mano per avere giusto il tempo di sbrigare alcune faccende prima che mamma e papà si svegliassero. In cucina c’era ancora il loro profumo, ma io mi guardavo bene di lasciare il mio. La sola scia che lasciavo era quella di disinfettante. Non potevo permettermi di esporre loro al virus che forse avevo dentro di me. Loro si svegliavano ed io ero già andata via. Eravamo così vicini eppure assurdamente lontani».

Se da un lato sulle abitudini si può intervenire con la razionalità dall’altro c’è il piano emotivo da governare. «Queste giornate sono state caratterizzate da mille pensieri, mille angosce, ricerche sul telefono… sono arrivata a provare la febbre 7 volte non al giorno ma all’ora con il cuore che mi scoppiava fuori dal petto. Il termometro era il mio nemico ma c’era un nemico ancora più grande di lui e dello stesso virus: me stessa. Sono state giornate e nottate passate al telefono con tutti i membri della mia famiglia (anche quelli lontani ma che ora ho sentito così fortemente vicini). Con Daniele, con le mie sorelle Lella e Wanda e con mia cognata. Sentivo così intensamente tutta la loro voglia di abbracciarci forte e se da una parte ciò mi ‘riscaldava il cuore’, dall’altra mi distruggeva… perché quell’abbraccio poteva essere solo virtuale; sono state anche giornate passate al telefono con le mie più care amiche, con la mamma di una mia amica, con tutti quelli a cui ho scelto di raccontare e che si sono dimostrati tutti delle persone straordinarie. Persone che devo ringraziare per avermi ascoltata, supportata, motivata, ma soprattutto grazie per esserci stati e per aver ascoltato anche i miei silenzi. Giornate passate da un membro della mia famiglia che si é dovuto muovere per tre famiglie (le nostre tre) ed ha fatto l’impossible…ogni volta che arrivava con la spesa e le medicine, lasciandole sul cancello, mi faceva ricordare per cosa stavo lottando»,

«Ho mantenuto anche il contatto costante con il nostro Sindaco Alessandro Paladini Molgora che voglio ringraziare pubblicamente – prosegue Valentina -. E’ stato sempre una voce calda, rassicurante ed amica, anche uno psicologo. Non ha mai mancato una mia telefonata, altamente competente e sempre presente e che si è attivato in prima persona, mettendosi in prima linea. È stato il Primo Cittadino che tutti vorrebbero avere e, a tal proposito, sono in totale disaccordo con chi polemizza, anche solo indirettamente, in questo momento con l’amministrazione comunale perché davvero stanno facendo di tutto per proteggerci e come hanno protetto la mia famiglia lo stanno facendo davvero per tutti».

Nel frattempo la situazione di Daniele è migliorata: «14 giorni sono passati. Come mi sento oggi? Ma soprattutto come è andata? Daniele migliora e da qualche giorno è sfebbrato. Io ed i miei genitori non abbiamo mai avuto febbre. Mi sento una privilegiata. Il Signore mi ha fatto questo enorme dono. Non so se siano state anche le mie maniacali precauzioni…  so solo che oggi sto bene… La paura è ancora tantissima ed ammetto di essermi provata la febbre anche oggi ma il presente è che stiamo bene e non abbiamo avuto sintomi».

di
Pubblicato il 07 aprile 2020
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore