Abbiamo bisogno di fratellanza, di sostegno reciproco

Il racconto di Chiara: "Viviamo in un mondo alla rovescia. Una specie di tragico Carnevale in cui tutto appare contrario rispetto a ciò che è sempre stato"

Papa Francesco in una piazza San Pietro deserta

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Di seguito la storia di Chiara.

Viviamo in un mondo alla rovescia. Una specie di tragico Carnevale in cui tutto appare contrario rispetto a ciò che è sempre stato. Alieno, estraneo, diverso. Freud lo avrebbe definito perturbante: qualcosa di familiare e di consueto che allo stesso tempo genera confusione e angoscia.

Le strade un tempo affollate di auto e di passanti appaiono deserte. I lavoratori del sud, emigrati al nord in cerca di soldi, fuggono nelle terre natie in cerca di salute. Gli efficienti lombardi sono diventati famosi in tutto il mondo come pericolosi untori (un’amica di origine pakistana – residente a Varese – mi raccontava che i suoi parenti di Lahore le chiedono insistentemente di scappare appena possibile da questa terra di contagio). La farina che, preferendo i prodotti industriali, ormai pochi acquistavano è introvabile. I piccoli negozi hanno ricominciato a vendere a svantaggio della grande distribuzione. Chi detestava andare a fare la spesa attende questo momento con gioia. L’inquinamento dell’aria a Milano è quasi inesistente. I medici, prima esosi evasori fiscali o, nel peggiore dei casi, incompetenti assassini, sono unanimemente riconosciuti come eroi e vengono rappresentati con le ali degli angeli nelle vignette che girano sui social. Il presidente del Consiglio, che era tacciato da più parti di essere un uomo senza qualità, viene elogiato pubblicamente per la determinazione con cui sta affrontando l’emergenza, e vanta perfino fan adoranti che lo hanno promosso al ruolo di sex symbol.

Scriviamo messaggi o telefoniamo a persone che non sentivamo da mesi o anni e che forse credevamo di avere dimenticato. Puliamo angoli remoti della casa che non vedevano da tempo immemorabile una ramazza. Rovistiamo negli armadi alla ricerca della tuta da ginnastica che usavamo al liceo perché vogliamo praticare attività fisica all’aperto. Leggiamo molti più quotidiani – inaudito – con comprensibile soddisfazione dei titolari delle edicole. I bambini devono stare lontano dai nonni, i genitori dai figli, i ragazzi dalle loro fidanzate; i cani no, quelli devono rimanere con noi perché ci servono come pretesto per uscire.

Ma soprattutto la Chiesa romana. Accusata da secoli di corruzione, di ipocrisia, di ostentazione del lusso, sta mostrando grazie a papa Bergoglio un volto nuovo, più umile e più dimesso eppure straordinariamente potente. In una piazza San Pietro tetra, vuota e lucida di pioggia la voce debole del pontefice è riuscita a emozionare laici e credenti che hanno ravvisato in lui la sua funzione precipua di ponte tra la terra bisognosa di aiuto e il cielo a cui chiederlo. Siamo smarriti nel mezzo di una tempesta, ha detto Francesco, tutti sulla stessa barca. E abbiamo bisogno di fratellanza, di sostegno reciproco. Di restare uniti in una social catena contro l’unico, vero nemico.

Chiara Merlotti, Varese

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Pubblicato il 31 maggio 2020
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