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Comuni e comunità montane: “Riaprite le frontiere”

L’agenda politica deve affrontare con urgenza la questione della riapertura delle frontiere dicono il presidente dell'associazione dei comuni di frontiera e i presidenti delle Comunità montane del Piambello e delle Valli del Verbano.

Lavena Ponte Tresa Dogana

Riaprire tutte le frontiere con il Canton Ticino, al più presto. È il messaggio che ieri il Presidente dell’Associazione Comuni Italiani di Frontiera Massimo Mastromarino e i presidenti delle due Comunità montane del Varesotto hanno inviato con una lettera ai parlamentari del territorio varesino e comasco, al presidente della Regione Lombardia e a tutti gli assessori e consiglieri regionali.

«La richiesta è chiara e netta – spiegano Mastromarino, Paolo Sartorio presidente della Comunità montana del Piambello e Simone Castoldi per la Comunità montana Valli del Verbano – L’agenda politica deve affrontare con urgenza la questione della riapertura delle frontiere».

I provvedimenti che Governo e Regione stanno definendo per la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus, non possono non riguardare la zona di Confine tra il Canton Ticino e le Province di Varese e Como, quell’area cioè, comunemente definita Regione  Insubrica, fortemente connotata da una economia transfrontaliera, caratterizzata da una parte dal frontalierato in Ticino, dall’altra da attività commerciali e di servizio in provincia di Como e Varese.

«Con le recenti aperture da parte del Cantone, i lavoratori frontalieri delle 2 province che attraversano giornalmente il confine superano le 35.000 unità – scrivono i tre presidenti – Un confine “permeabile”, che ha garantito il funzionamento del sistema sanitario e produttivo ticinese, scongiurando il temuto contagio di ritorno che, grazie anche alla collaborazione tra i diversi attori del territorio, non si è verificato. Se quindi i frontalieri attraversano quotidianamente il confine, la stessa cosa non  avviene oggi né per i ticinesi e neppure per i nostri connazionali che per motivi di lavoro o familiari dimorano nel Cantone, e che non possono venire nelle nostre province per acquisti, servizi, necessità o ricongiungimenti familiari».

Questa rigida limitazione, mina una delle due componenti dell’economia transfrontaliera, il cui tessuto rischia di essere compromesso definitivamente: «Il confine con il Ticino non può essere considerato alla stregua di altri confini territoriali; è rimasto permeabile da subito; gli spostamenti all’interno delle 2 provincie di Como e Varese, verso il Cantone sono più importanti e frequenti di quelli verso altre province o altre regioni. Per questo motivo le limitazioni oggi vigenti verso altri stati esteri non possono essere applicate con la stessa logica al territorio insubrico. Chiediamo pertanto la riapertura delle frontiere italiane tra Canton Ticino e le province di Varese e di Como. Chiediamo ai parlamentari, alla Regione e ai suoi consiglieri che ci rappresentano, di essere voce di un territorio che rischia oggi di perdere la propria identità».

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Pubblicato il 14 maggio 2020
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