Vorrei tornare alla normalità

Michela racconta come è cambiata la sua vita all'inizio della pandemia. Poi le prime persone ammalate che conosceva e da lì la paura

Varese - terapia intensiva Covid - foto di Maurizio Borserini

Era febbraio, ecco che arriva il virus in Italia, tutta colpa dei cinesi. Da quel giorno non si parla d’altro.

A marzo chiudono le scuole e mia figlia di 14 anni si chiude nella sua camera a fare video lezioni e compiti, esce solo per mangiare, il tempo libero lo passa al telefono per sentire gli amici, è terribile!

Poi la cassa integrazione, la chiusura dei negozi, dei bar e ristoranti. Le lunghe code ai supermercati, i prezzi che lievitano. Che incubo.

Non avevo paura, ero infastidita da questa situazione, non sapevo cosa credere, sentivo di tutti questi che si ammalavano, molti perdevano la vita, si sentiva di tutto, le regioni, il governo, a chi credere? Ognuno diceva la sua. Noi italiani gli untori!

Ero arrabbiata, poi però ecco che qualcuno che conosco si ammala, finisce in terapia intensiva poi un altro, un altro muore,  allora si, arriva la paura, ecco che mentre parlo piango perché sono preoccupata, conosco persone che si sono ammalate e guarite, altre no. Sento le notizie alla TV, ma non capisco..

Vorrei tornare alla normalità.

Michela Longhi, Casalzuigno

 

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Pubblicato il 24 maggio 2020
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