Coldiretti sorride: “Dopo il lockdown la gente preferisce i prodotti italiani”

Il presidente provinciale Fiori sottolinea la "scelta patriottica" dei consumatori che durante il periodo di quarantena hanno potuto contare sui prodotti di qualità della filiera corta

Fiori presidente Coldiretti Varese

«I nostri concittadini continuano a preferire il cibo locale e italiano, anche dopo il termine del lockdown. Apprezzano i prodotti per provenienza e valore in termini di qualità e bontà». Fernando Fiori, presidente della Coldiretti della provincia di Varese dà un assist ai propri associati, spiegando che nella cosiddetta “Fase 3” dell’emergenza sanitaria molte persone hanno confermato una scelta “patriottica” e scelto di acquistare prodotti made in Italy provenienti da una filiera particolarmente corta.

Una decisione che ha a che fare anche con la riconoscenza verso il comparto agricolo locale, come spiega di nuovo Fiori: «Grazie all’impegno degli agricoltori, i consumatori hanno sempre potuto trovare riforniti gli scaffali e non hanno trovato difficoltà nel reperire buon cibo». In queste settimane intanto, sono ripresi sul territorio quasi tutti gli appuntamenti settimanali con i mercati gestiti direttamente dagli agricoltori del Varesotto: l’Agrimercato di via Torino a Gallarate (al martedì), il Mercato Campagna Amica di piazzale De Gasperi (stadio) a Varese ogni venerdì e il mercato del rione San Cassiano a Induno Olona ogni sabato del mese (escluso il secondo).

Punti vendita nei quali Coldiretti ha svolto alcune rilevazioni: il pubblico è certamente “di parte”, visto che appunto si rifornisce negli agrimercati, ma le risposte sono comunque confortanti per l’associazione di categoria. L’82% degli interpellati sostiene infatti di cercare sugli scaffali prodotti made in Italy per sostenere l’economia e il lavoro del territorio. I dati inoltre sono confermati dall’indagine nazionale svolta da Coldirette e Ixè in occasione della diffusione dei dati Istat sul commercio al dettaglio del mese di maggio (che, per inciso, ha fatto segnare un -10,5% rispetto al 2019 ma un +24,3% rispetto al mese di aprile). Secondo questa rilevazione, l’andamento degli acquisti è accompagnato da una svolta “patriottica” da parte dei consumatori: l’italianità è diventata un fattore importante di richiamo nelle vendite dei prodotti.

Va ricordato che l’Italia è una nazione “da primato” a livello di qualità e sicurezza: il nostro Paese vanta 303 indicazioni geografiche riconosciute a livello comunitario, 415 vini Doc o Docg e oltre 5.100 prodotti tradizionali regionali lungo tutta la penisola, con 60mila aziende agricole “bio”. «Primati da valorizzare – scrive Coldiretti – con l’indicazione di origine su tutti i prodotti per garantire trasparenza e libertà di informazione ai consumatori. Dopo il via libera dell’Unione Europea sta per essere pubblicato il decreto sull’obbligo dell’etichetta Made in Italy su salami, mortadella, prosciutti e culatello per smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana. Una novità importante per garantire trasparenza nelle scelte ai 35 milioni di italiani ma anche per sostenere i 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale; un settore che vale 20 miliardi».

«In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy» ha affermato a tal proposito il presidente Fiori. «L’Italia ha la responsabilità di svolgere un ruolo di apripista in Europa, anche sfruttando le opportunità offerte dalla storica apertura dell’Ue all’obbligo dell’origine con l’indicazione dello Stato membro con la nuova Strategia Farm to Fork nell’ambito del Green New Deal: su questo il nostro territorio è pronto e propositivo». A tal proposito Coldiretti ricorda azioni simili sostenute in passato nell’ambito dei derivati del pomodoro (pelati, polpe, concentrati…), del grano per la pasta e del riso. E prima ancora per il latte e derivati, per il pollo e la passata. A livello comunitario il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Ma anche uova, miele, funghi e tartufi sono regolamentati.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 luglio 2020
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