Niente accordo con il Comune, la pasticceria Gnocchi di Gallarate chiederà i danni

La celebre pasticceria era stata multata e chiusa per un giorno dalla Polizia Locale nel periodo di lockdown: la Prefettura ha detto che la sanzione era ingiustificata, adesso la cosa finirà in tribunale

Pasticceria Gnocchi

Il Comune di Gallarate ha rifiutato la proposta di negoziazione assistita (obbligatoria prima di approdare ad una eventuale causa civile) avanzata dalla Pasticceria Gnocchi, che chiedeva i danni per la sanzione illegittima erogata in pieno lockdown e poi cancellata dalla Prefettura.

«La nostra richiesta, modesta rispetto a quanto accaduto, non è stata nemmeno considerevole di essere messa ad un tavolo per discuetere» dice oggi Massimo Gnocchi, dopo aver ricevuto il diniego del Comune a trovare un accordo.

La vicenda risale al 7 aprile scorso: la Polizia Locale aveva contestato alla storica attività di Gallarate l’apertura abusiva, aveva multato l’esercizio e aveva sospeso l’attività per un giorno, il lunedì successivo, all’inizio della settimana di Pasqua. I titolari avevano però fornito fin da subito alla Polizia Locale i codici Ateco che risultavano tra quelli autorizzati a produrre: la pasticceria, in quanto laboratorio artigianale alimentare senza somministrazione, poteva rimanere aperta e consegnare il prodotto finito anche ai clienti che si presentavano (esattamente come un qualsiasi panettiere e a differenza di una pasticceria-bar).

All’inizio di maggio la Prefettura ha dato ragione alla famiglia Gnocchi cancellando anche la sanzione. Nel frattempo però la pasticceria – attiva dal 1958 – ha dovuto sostenere spese e lamenta danni economici diretti, oltre ai danni di immagine legati alla notizia pubblicata con il nome della pasticceria su un quotidiano. Per questo i titolari – attraverso il loro legale – hanno presentato al Comune richiesta di mediazione (la “negoziazione assistita”) per definire un risarcimento senza passare da una causa civile.

La proposta appunto non è stata accettata: un passaggio naturalmente non obbligatorio ma che a questo punto apre le porte per una causa in sede civile.
La proposta di risarcimento era di poche migliaia di euro, più simbolico che sostanziale: «Dopo il chiaro provvedimento prefettizio a nostro favore, credo fosse il minimo» dice ancora Gnocchi. «Evidentemente di questi tempi avere l’umiltà di ammettere gli errori diventa dote rara. Cosa dovremmo fare ora, accettare anche di aver dovuto pagare l’avvocato per difenderci da una accusa grave rivelatasi infondata e lasciare correre come nulla fosse accaduto? Ritengo la cosa profondamente ingiusta ergo ora valuteremo la strada della causa vera e propria».

Al di là delle spese legali (compreso il ricorso alla Prefettura), la pasticceria aveva dovuto sospendere la produzione per un giorno proprio all’inizio della settimana di Pasqua. Tra l’altro dovendo buttare via 36 chili di impasto che era pronto per essere trasformato in colombe di Pasqua da infornare.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 29 luglio 2020
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da TheKing82

    Attendiamo le elezioni per mandare a casa questa giunta!!
    Tante chiacchiere e pochi fatti!

Segnala Errore