“Se affrontiamo il Covid così, è meglio che facciamo scorta di lievito”

Il commento alla situazione di questi giorni di Luca Viscardi, "anima" della bergamasca Radio Number One, che ha lottato duramente con il Covid per mesi

luca viscardi

Il commento alla situazione di questi giorni di Luca Viscardi, “anima” della bergamasca Radio Number One, che ha lottato duramente con il Covid per mesi, la scorsa primavera.

Viscardi ha considerato l’esperienza “devastante”, e ora si ritrova di fronte a un atteggiamento collettivo che lo demoralizza. Ecco cosa ha scritto sulla sua pagina Facebook.

Oggi, ancora una volta, ho la quasi totale certezza che non ce la possiamo fare e che forse è meglio se ci dotiamo di una grande scorta di lievito.
E ho una seconda certezza:
la nostra malattia più grande si chiami nimb.
É una sindrome molto nota che si traduce con Not In My Backyard, ovvero non nel mio giardino.
Si traduce con il comportamento molto diffuso secondo cui le soluzioni dei problemi devono coinvolgere tutti tranne noi stessi.
Da qui la definizione “ non nel mio giardino“.
Con il coronavirus funziona più o meno allo stesso modo.
Qualcuno continua ad insistere che non esista più: quelli purtroppo sono una frangia visionaria della nostra società per cui ci vorrebbe un altro decreto che imponesse trattamenti sanitari obbligatori.
Gli altri, invece, quelli che ne hanno paura e che temono di essere colpiti, pensano che le soluzioni riguardino chiunque sul pianeta tranne il proprio modo di vivere e la propria attività.
Non fa niente se l’ultima partita di calcetto l’hanno fatta due settimane prima della maturità e quindi un numero di anni che va dai 20 in su…
Non fa niente se a mezzanotte sono già al secondo ciclo di sogni e l’ultima volta che sono entrati al ristorante a quell’ora probabilmente era 24 anni fa…
Non fa niente se fumano un pacchetto di sigarette al giorno, buttando veleno dentro i loro polmoni ma poi temono l’anidride carbonica ingerita per colpa della mascherina.
Non fa niente se a distanza di sette mesi non hanno ancora capito che la mascherina viene messa sul naso per un preciso motivo e che abbassarla per parlare con qualcun altro è esattamente ciò che non si dovrebbe fare.
Loro, comunque vada, hanno una soluzione migliore.
Vorrei chiedere al mio amico Nicola Zanini, grande ristoratore, quale media di tavoli con un numero superiore a sei persone abbia nel suo locale.
Perché credo che non sia chiaro che l’alternativa ad una soluzione di questo genere, sicuramente non la migliore in assoluto, sarebbe quella di chiudere i ristoranti. 
Imporre il servizio ai tavoli nei bar è il risultato della nostra manifesta incapacità di calcolare quanti siano 100 cm, ovvero 1 m.
Ieri, nel fare colazione, ho fatto attenzione a mettere tra me e la persona che avevo accanto al bancone circa 1 m, dopo 12 secondi è arrivato un fenomeno della scienza che si è messo esattamente in mezzo.
Un po’ come quando in autostrada cerchi di mantenere le distanze di sicurezza e c’è sempre il coglione che supera da destra e si infila esattamente a metà tra te e la macchina di fronte. Sono quelli che alle lezioni di scuola guida erano un po’ distratti…
Insomma, sono stati introdotti i monopattino e per alleggerire i mezzi pubblici, ma ci danno fastidio. I ragazzi quindi devono continuare a prendere i bus, ma è una follia che siano pieni.
A scuola non si possono tenere le distanze, ma è una bestemmia pensare alle rotazioni e a tenere qualcuno a fare lezione in remoto.
I contagi crescono soprattutto in ambito familiare, ma se ci viene consigliato di mettere la mascherina anche in casa, che vuol dire di non sputazzare addosso alle persone più anziane, sono tutti pazzi.
Gli assembramenti che vediamo sono una vergogna, ma ridurre le attività di bar e ristoranti è una follia.
Insomma, qualunque cosa venga decisa, comunque è sbagliata. Peccato che le stesse decisioni che abbiamo preso noi oggi siano state prese anche da altri paesi ultra civili e super organizzati, cito fra tutti la Germania.
Non so se avete notato che anche da quelle parti, dove a marzo c’era stato un rigore quasi militare, il virus sta facendo festa davanti ai comportamenti per cui noi ci siamo lamentati qualche mese fa. Dicevamo: guarda la Germania, loro hanno pochissimi contatti e sono pure liberi di fare quello che vogliono. Abbiamo visto cosa è successo poi…
Adesso stanno cercando di correre ai ripari con più rigore di noi.
Però, la sintesi di tutto questo è che nel cercare una soluzione al problema che evidentemente non è morto (vero, Zangrillo?) la cosa fondamentale è che la soluzione non ci coinvolga direttamente.
Perché è chiaro che il nemico si ferma solo se lo sforzo lo fa qualcun altro.
Mi verrebbe da dire, in bocca al lupo… Ma forse è più facile pensare in bocca al virus…

Luca Viscardi

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 Ottobre 2020
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