“Diario della pandemia”: quaranta disegni per raccontare il lockdown in mostra a Comabbio

L'esposizione delle opere realizzate dall'artista milanese Giovanni Cerri è organizzata dall'associazione Il borgo di Lucio Fontana e si potrà visitare dal 10 ottobre al primo novembre

giovanni cerri

La mostra “Diario della pandemia”, riflessione strettamente personale sulla pandemia e il periodo vissuto in lockdown dell’artista milanese Giovanni Cerri, nasce come un lavoro di preparazione per la personale prevista nel 2021 al Museo Italo Americano di San Francisco.

Dei 118 disegni realizzati a penna su carta, che per la prima volta apre i suoi spazi a un artista contemporaneo, ne sono stati selezionati 40, che riassumono tutti i temi trattati.

Organizzata dall’associazione “Il borgo di Lucio Fontana” in collaborazione con il Museo italo americano San Francisco e curata da Massimo Cassani, la mostra si potrà visitare dal 10 ottobre al primo novembre alla Casa Lucio Fontana di Comabbio in questi orari: sabato dalle 10 alle 12:30 e la domenica dalle 16 alle 18:30. Ingresso libero con obbligo di mascherina.

Giovanni Cerri, classe 1969, sviluppa una ricerca sul problema in sé delle epidemie, facendo coincidere la situazione che vive al presente con la memoria storica di avvenimenti simili già accaduti, cercando fonti, notizie, cenni letterari, immagini dei tempi addietro. L’artista fissa sensazioni ed emozioni: vuoti e silenzi nella città deserta come mai si era vista, “omaggi” ad opere d’arte anch’esse recluse nei musei serrati, citazioni letterarie che raccontano fatti simili a quelli che si stavano vivendo in quei giorni, in quei mesi.

«Giovanni – commenta Simona Bartolena nel catalogo della mostra – ha tradotto nella realtà locale delle strade di Milano un immaginario che riguarda, di fatto, l’intero pianeta. Ha raccontato la sua quarantena sovrapponendo in modo convulso e libero scene viste in TV, scorci di città, memorie collettive, speranze, paure, preghiere, cronache… in un mosaico di visioni che ben testimonia la tensione emotiva generata dalla situazione, gli inevitabili riferimenti al passato, i timori per il futuro, la solitudine e il disorientamento del momento. Il tema non era semplice: il rischio della retorica e del “già detto” era dietro l’angolo e bastava davvero poco per cadere nel tranello dell’emozione facile. Per evitarlo Cerri ha tirato fuori il meglio di sé».

Foto di Roanna Weiss

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 Ottobre 2020
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