“È l’unico paese della diocesi di Milano con la J”

Una frase curiosa, pronunciata dall'arcivescovo di Milano Mario Delpini in un'intervista al Corriere della Sera, in cui si parla di Milano, dell'Italia, del Covid e della speranza

L'arcivescovo Delpini a Gallarate

«La disuguaglianza è scandalosa. Ci sono troppi poveri e molte persone troppo ricche; e non si vede rimedio. In Italia c’è stato un periodo in cui la classe media rappresentava il clima complessivo. Sono cresciuto in un piccolo centro vicino a Gallarate, Jerago con Orago. Non lo conosce?».

Sul Corriere della Sera c’è una lunga intervista di Aldo Cazzullo all’arcivescovo di Milano Mario Delpini. Il passaggio in cui cita Jerago con Orago fa sorridere, anche se in qualche modo dice un po’ di Delpini: parla spesso facendo riferimento a ciò che conosce da vicino (un po’ Milano e il suo contado, meno l’Italia tutta) e non ha paura di parlare della sua diocesi – tra le più antiche e popolose del mondo – partendo da un punto di vista periferico. Dice di sentirsi «il parroco della diocesi di Milano».

Il dialogo – tra il liberale e liberista Cazzullo e l’arcivescovo della diocesi italiana in cui più forte è l’attenzione al sociale – è anche piuttosto franco e questo lo rende interessante. Si parla molto di Covid, ovviamente, ma per dire che se ne parla forse troppo e questo schiaccia un po’ sul presente. E si parla anche di speranza, che poi è anche (dovrebbe essere) la cifra del periodo di Natale (anzi: di tutte le feste religiose nel cuore dell’inverno, qui una lettura in inglese interessante).

Cazzullo sfodera nel finale una domanda personale, sulla bicicletta, la risposta è in linea con la definizione del «parroco della diocesi di Milano»: «La bici è comoda. La uso per tratti di strada, ad esempio per andare dal parrucchiere, che impiegherei più tempo a fare a piedi o in metro o in macchina. Mi piacerebbe usare la bici per fare sport, ma non ho più né il tempo, né il fisico».

 

 

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 24 Dicembre 2020
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