“Io, la piccola custode dell’osservatorio del Campo dei Fiori”

Una notizia pubblicata oggi su facebook, ci ha portato una bellissima storia. Monica ha vissuto da bambina con la sua famiglia per sette anni nella struttura, in costruzione, a Campo dei Fiori

La mia infanzia all'Osservatorio del Campo dei Fiori

Diteci che non avete mai pensato almeno una volta: “Chissà come sarebbe vivere qui?” guardando il Grand Hotel o l’osservatorio astronomico a Campo dei Fiori? Sono luoghi “magici”, isolati, circondati dalla natura. Nel Grand Hotel da quasi vent’anni vive una famiglia originaria dello Sri Lanka, madre, padre e tre figli (qui l’intervista di qualche mese fa): sono loro a custodire la grande struttura, chiusa al pubblico e in gran parte fatiscente.  All’Osservatorio invece si arriva dopo una lunga passeggiata in mezzo a un sentiero botanico meraviglioso che in questo periodo è coperto di neve.

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Osservatorio astronomico neve 4 di 4

I soci dell’osservatorio astronomico stanno lavorando per rimuovere la neve caduta abbondantemente in questi giorni di inizio anno. Abbiamo postato le foto dei volontari immersi nella coltre bianca fino alla cintola, ed è così che abbiamo scoperto che ci fu un tempo, una quarantina di anni fa, in cui una bimba di nome Monica, viveva con la sua famiglia all’Osservatorio e ogni mattina scendeva per andare a scuola per quei sentieri che oggi vengono battuti dai visitatori. (qui in alto Monica bambina nel periodo in cui stavano costruendo la seconda cupola)

«Quando mio papà faceva il custode all’osservatorio negli anni ’70, mi ricordo che mi caricava sull’enorme spazzaneve e, portandomi alla scuola elementare al Sacro Monte, puliva la strada anche sotto la tormenta di neve – ci ha scritto Monica Sardo, che oggi abita a Solbiate Arno- . Vivevo con mia mamma, mio papà, mia sorella che è nata lì: il suo padrino è stato il professore Salvatore Furia. (in questa foto Monica con il papà Adriano Sardo, scomparso sette anni fa)

Ho vissuto a Campo dei Fiori da 1 ai 7 anni, quindi in età da asilo; il mio parco giochi era il bosco dell’ osservatorio. Mio papà mi portava sempre con lui e mi insegnava tantissime cose. Non c’erano bambini e mi sentivo un po’ sola ma quando arrivavano i ragazzi volontari col professor Furia per il fine settimana e alloggiavano lì due giorni, per me era festa. Era davvero un’oasi di pace -continua Monica – Mi è capitato di tornarci tre anni fa dopo circa 40 anni che mancavo e la cosa stupefacente è stata che un organizzatore dell’osservatorio, mentre parlavo con lui, mi ha riconosciuta: si ricordava ancora della mia famiglia che abitava lì. Forse era uno dei volontari che ai tempi frequentava l’osservatorio e vedeva questa bimba curiosa che li seguiva ovunque.
Non è stata la classica infanzia di ogni bimbo. Ricordo che anche se piccolissima, seguendo la guida che spiegava tutto ciò che era raccolto nelle stanze e nella cupola del telescopio, avevo imparato tutto e facevo io da guida. Credo che nei registri delle presenze dell’epoca ci sia ancora scritto qualche commento su questa bimba che portava in giro i visitatori e raccontava tutto quello che aveva imparato».

Roberta Bertolini
roberta.bertolini@varesenews.it

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Pubblicato il 06 Gennaio 2021
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