Il maestro Esteban Canal e le partite a scacchi a Gallarate

Peruviano, imbarcatosi come mozzo per l'Europa, Esteban Canal divenne grande campione in Italia. Fu anche maestro a Gallarate, frequentano l'elegante caffè del centro che faceva da base per gli scacchisti

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Imbarcatosi come mozzo per il Vecchio Continente, divenuto grande scacchista, Esteban Canal chiuse gli occhi il 14 febbraio 1981 a Cocquio Trevisago, sotto al Campo dei Fiori, quarant’anni fa.

Quell’anziano elegante e dal linguaggio forbito era diventato, dopo una importante carriera, il maestro di scacchi del Varesotto. Frequentava Gavirate e anche Gallarate, dove era forte l’amicizia con l’allora presidente Pasquale Ricciardi.
>«A Gallarate a quel tempo ci si ritrovava la domenica mattina al famoso Caffè Ranzoni in piazza Libertà» ci racconta Salvatore Benvenga, scacchista ormai di lungo corso, rievocando l’atmosfera degli appassionati nel locale che occupava uno stabile con accesso sotto ai portici della piazza. «Lì ebbi modo di conoscere i più forti giocatori gallaratesi e la ricca borghesia da cui gran parte di essi proveniva. Lì venne anche il grande Esteban Canal».

Nato a Chiclayo in Perù il 19 aprile 1896, Canal abbandonò la famiglia imbarcandosi come mozzo su un veliero per approdare in Europa, non ancora adolescente. Imparò a giocare a scacchi intorno ai vent’anni («piuttosto tardi se pensiamo che oggi è piuttosto comune vedere emergere giocatori fortissimi anche sotto i dodici anni») e raggiunse il culmine della carriera a 52 anni, quando nel 1948 a Venezia battè Max Euwe, matematico olandese, già campione del mondo, giungendo poi secondo dietro l’argentino Miguel Najdorf.

Benvenga – che fa parte della generazione di giovani che si accostarono agli scacchi «con la sfida mondiale Fischer-Spassky a Reykjavik del 1972» – lo ricorda così: «Slanciato e col portamento eretto, vestito quasi sempre in grisaglia scura, incuteva una certa soggezione per il suo sguardo acuto. Pur tuttavia era cortese e di buone maniere, dotato del giusto humor con cui amava condire le sue lunghe conversazioni. Parlava correttamente diverse lingue: spagnolo, italiano, tedesco, russo, francese, inglese, ungherese.

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Piazza Libertà a Gallarate negli anni Sessanta: il caffè Ranzoni si trovava sotto ai portici

La Scacchistica Gallaratese ha appena compiuto cento anni e nel suo archivio conserva ancora due lettere di Canal al presidente Ricciardi. Dopo tante battaglie sul campo delle 64 case, il campione italo-peruviano morirà 86enne a Cocquio Trevisago, il paese dove aveva trascorso la vecchiaia, non priva di qulche difficoltà, come racconta una commovente missiva che Canal scrisse al maestro Paoli di Reggio Emilia, il 24 gennaio 1966: «Caro Paoli, ho tardato tanto perché ero a letto malato a letto con forte febbre. Cosa questo significhi per chi vive solo come un cane in una casa isolata, puoi ben capire…Fa molto freddo, i tubi sono gelati, devo andare a prendere secchi d’acqua alla fontana non vicina, scivolando sulla neve dura. Spesso vorrei esclamare “ Padre mio perché mi hai abbandonato?”».

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A Cocquio Trevisago la sua tomba è segnalata dalla scacchiera in pietra, dove ogni tanto fa tappa qualche appassionato giocatore. Il suo paese adottivo gli ha dedicato il  locale circolo scacchistico e lo ricorderà ancora in questi giorni con una partita con il circolo di Venezia.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 12 Febbraio 2021
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