“Cosa sta succedendo all’Ex Beccaria?” 40 cittadini scrivono al sindaco di Varese
In una lettera indirizzata a sindaco e assessore all'urbanistica di Varese , i residenti hanno chiesto "delucidazioni in merito all'erigendo edificio" che avrà, secondo il progetto, 5 piani
In una lettera indirizzata a sindaco e assessore all’urbanistica di Varese , 40 cittadini e residenti della zona Brunella hanno chiesto “delucidazioni in merito all’erigendo edificio di via Hermada angolo via Crispi”.
I firmatari sono soprattutto preoccupati dall’aspetto del palazzo che si sta per costruire, evidente in un cartellone pubblicitario affisso nell’area di cantiere: «Fino all’ultimo abbiamo sperato che un criterio di buona urbanistica avrebbe impedito il sorgere di un edificio di 5 piani sul fazzoletto di terreno a forma di triangolo, all’incrocio tra via Hermada e via Crispi, su cui si trovava il Centro Analisi Beccaria – spiegano nella lettera – Invece, da qualche tempo, è iniziata la demolizione, tra polveri e rumori, non completata per la presenza di un impianto Enel, la cui rimozione avrebbe privato della corrente le case vicine».
Il futuro fabbricato è rappresentato su un cartello pubblicitario: «dove si ravvisano dimensioni abnormi e sproporzionate, in altezza e area, rispetto agli immobili immediatamente circostanti e al terreno su cui l’edificio stesso dovrebbe sorgere».
Da qui le paure dei residenti: «La costruzione di cinque piani, priva di una adeguata zona di rispetto (giardino o cortile condominiale), toglierà luce ed aria a tutti gli edifici circostanti (di dimensioni molto inferiori), con conseguente situazione di insalubrità. Sarà messo in ombra il giardino della Scuola Materna Comunale Don Milani. Inciderà negativamente sulla vegetazione presente nel vicinissimo Parco Diamante, in particolare sul rododendro e sull’olea fragrans, entrambe di eccezionali dimensioni e meritevoli di tutela. Verrà tolta luce e vista ad una delle palazzine del Condominio Diamente che si trova in linea d’aria a pochissimi metri dalla nuova costruzione».
Per questo i firmatari sostengono che: «Non si comprende la logica dell’autorizzazione di tale opera, non le esigenze abitative, per la quantità di appartamenti in vendita nella zona, non la “rigenerazione urbana”, in quanto l’immobile demolito non era certo collabente o in stato di degrado. Confidiamo che il Comune riesamini la consistenza della concessione, in favore di un’opera più rispettosa dell’uniformità urbanistica e dei diritti e interessi legittimi dei residenti».
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