Si dovrebbe avere timore dello Yuan digitale, la criptovaluta statale cinese?
Pechino, a metà agosto 2020, ha, letteralmente sorpreso il mondo finanziario quando, il numero due della People's Bank of China, la banca centrale del paese, ha annunciato che Yuan digitale, la criptovaluta statale cinese, era pronta al suo lancio
Pechino, a metà agosto 2020, ha, letteralmente sorpreso il mondo finanziario quando, il numero due della People’s Bank of China, la banca centrale del paese, ha annunciato che Yuan digitale, la criptovaluta statale cinese, era pronta al suo lancio. Secondo Forbes, la nota e conosciuta rivista statunitense di economia, almeno sette grandi gruppi sono stati designati per distribuire lo Yuan digitale ai consumatori, tra i quali Alibaba, il gigante della vendita al dettaglio online, Tencent, il peso massimo del gioco online, e UnionPay, la rete di carte bancarie e pagamenti più utilizzata in Cina.
Tutto questo, inoltre, vede l’attiva partecipazione delle principali banche commerciali della Cina. Queste società partner sarebbero, a quanto è dato sapere, responsabili della integrazione dello Yuan digitale, nei propri servizi. La banca centrale, invece, manterrebbe il monopolio sulla questione alle sue condizioni. A differenza del Bitcoin, che è al di fuori del controllo da parte delle autorità centrale, lo Yuan digitale, la valuta elettronica cinese, sarà, pertanto, controllata dallo stato.
Quindi, se i sostenitori delle criptovalute vedono, ad esempio, Bitcoin come un modo per scavalcare il sistema bancario e le politiche monetarie, lo Yuan digitale, di fatto, sarà una aggiuntiva freccia all’arco di Pechino, per bypassare tutta questa vicenda. È interessante, inoltre, annotare che già il 1 agosto scorso, in un importante forum economico, due alti dirigenti della People’s Bank of China, avevano chiarito i contorni di questo ambizioso progetto, per il cui sviluppo, il vice capo della banca centrale cinese, asseriva fossero necessari alcuni dettagli tecnici. Un sostanziale aiuto, viene ad essere fornito da yuanpaygroup.
Di certo, la presentazione da parte di Facebook della sua criptovaluta Libra, è stata considerata in Cina come una ulteriore sferzata a sviluppare lo Yuan digitale. Di fatti, per molti esperti del settore, la decisione di creare e sviluppare una propria criptovaluta da parte del governo cinese, deve essere intesa, soprattutto, come una mossa politica per contrastare il Bitcoin. Non per nulla, gli alti dirigenti della People’s Bank of China, hanno, più volte, spiegato che lo Yuan digitale, ovvero la futura valuta virtuale, utilizzerebbe solo occasionalmente il principio blockchain.
Le autorità locali, difatti, temono che un uso massiccio del cosiddetto libro distribuito dei conti, possa andare a saturare la rete, dato l’enorme volume di transazioni finanziarie previste in tutto il paese. La blockchain, di conseguenza, verrebbe ad essere utilizzata regolarmente per verificare chi possiede cosa, e, oltre a ciò, il proprietario della valuta virtuale può essere controllato direttamente dalla banca emittente, al fine di effettuare la transazione peer-to-peer.
Nonostante le notizie inerenti lo Yuan digitale, ancora oggi, sono diversi i settori economici che considerano l’estensione e il contenuto della valuta digitale cinese piuttosto misteriosi. Una considerazione che, a quanto pare, nascerebbe dal fatto che, la gestione centralizzata da parte di uno stato autoritario, davvero non si andrebbe ad adattare allo spirito libertario distribuito che ha governato Bitcoin e blockchain fin dalla loro nascita. Infatti, reputano che sia facile attendersi che il progetto venga utilizzato, principalmente, dal governo per monitorare e gestire le transazioni nel paese.
Come è notoriamente risaputo, sul tema delle criptovalute, il dibattito è sempre particolarmente acceso. In questo caso, poi, per molti, la presa di posizione che vede la Cina decisa a creare lo Yuan digitale come sua criptovaluta, debba essere considerata esclusivamente come una mossa politica per contrastare il Bitcoin. Una tesi che verrebbe, in estrema sintesi, sostenuta dal fatto che il governo cinese faccia di tutto per far apparire lo Yuan digitale come una criptovaluta aperta e trasparente.
Tuttavia, basandosi su queste mere supposizioni, si corre il serio rischio di andare a tralasciare il grande vantaggio geostrategico legato allo Yuan digitale. Infatti, che la Cina non sia l’unico stato attratto dal potenziale di una valuta virtuale nazionalizzata, è evidenziato dalla corsa intrapresa anche dalla Russia, per piantare la propria bandiera sulla blockchain. Di fatto, andando a concludere, oltre che il fronte con l’America, è all’orizzonte, anche, una guerra economica con la Russia.
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