Come la pandemia ha cambiato i mercati finanziari
È trascorso ormai ben più di un anno intero dallo scoppio della pandemia che ancora oggi sta mettendo in ginocchio diversi Paesi nel mondo
È trascorso ormai ben più di un anno intero dallo scoppio della pandemia che ancora oggi sta mettendo in ginocchio diversi Paesi nel mondo: benché il vaccino sia stato scoperto e la maggior parte delle nazioni abbia dato il via a piani di immunizzazione, infatti, il Covid continua ad avere conseguenze disastrose in Stati come l’India.
A marzo del 2020 i mercati finanziari erano precipitati, ma nei mesi a seguire i titoli avevano ritrovato forza grazie alle politiche accomodanti della FED.
L’Europa
Nel corso della prima settimana di lockdown (e più precisamente il 12 marzo), il FtseMib, cioè il principale indice azionario italiano, registrò una flessione del 36,6% da inizio anno. Nonostante l’Italia sia stato il primo Paese duramente colpito dal Covid-19 dopo la Cina, i danni economici sono rapidamente diventati una condizione che ha travolto tutta l’UE: ecco perché ha senso parlare di crisi del mercato azionario europeo vera e propria.
Anche negli altri Paesi membri, infatti, la contrazione a marzo 2020 superava il 30%. E questo accadeva nonostante non tutti i governi avessero adottato misure di contenimento e distanziamento sociale. Le prime settimane di marzo hanno fatto registrare ovunque bruschi cali, poi seguiti da lenti recuperi grazie alla scesa in campo delle banche centrali, che hanno moltiplicato gli acquisti e le iniezioni di liquidità.
Gli USA
2.237 punti rappresenta il minimo toccato lo scorso anno dall’indice S&P500, che è il benchmark della piazza finanziaria statunitense. È seguita poi un’euforia inopportuna, dopo il rimbalzo dei mercati favorito dalle politiche sui tassi di interesse. I fondamentali economici USA, in realtà, si stavano disgregando.
Oggi i maggiori indici (Dow Jones, Nasdaq e S&P500) continuano a registrare massimi storici grazie alla capitalizzazione del sostegno della banca centrale da parte di Wall Street. Tuttavia, un velo di nervosismo ha iniziato ad aleggiare sulla piazza: i timori degli investitori hanno iniziato a crescere e sono accentuati dalla fiammata dell’inflazione che viene favorita dalla liquidità che Washington sta iniettando nell’economia degli Stati Uniti. Che la ripresa possa avere un impatto negativo sui mercati azionari?
Qualcosa è cambiato
La pandemia ha segnato la svolta: mentre i titoli tech e sanitari si impennano e volano, quelli tradizionali ed energetici sprofondano. Basti pensare che la capitalizzazione in Borsa di ZOOM ha superato quella di ESSO: i mercati sono entrati nella curva K. E siamo entrati in un mondo in cui i giovani (soprattutto americani) si sono invaghiti di un futuro tecnologico: quel futuro immateriale delineato da personalità come quella di Elon Musk – il signor Tesla. I giovani si avvicinano alle piattaforme di trading, vedendo il mercato crescere.
Per quanto riguarda l’Italia, le scelte di investimento sono cambiate: nonostante rispetto alla prima ondata gli investitori dichiarino di aver assunto un’attitudine rialzista, le preoccupazioni non mancano e sono dovute principalmente a:
- Aumento della volatilità del mercato;
- Instabilità politica dell’Italia;
- Guerra tecnologica fra USA e Cina.
Non generano altrettanta ansia, invece, l’eventualità che le banche centrali sospendano i sostegni e l’impatto della politica della FED in merito all’inflazione in seguito alla svolta di Jackson Hole.
Nel nostro Paese le preferenze per quanto riguarda gli asset class più promettenti vedono la top 5 così composta:
- Mercato azionario (con inclinazione verso pharma e healthcare, tech e solo al terzo posto energy e utility);
- Private equity, private debt, mercato immobiliare e infrastrutture (gli investimenti alternativi);
- Criptovalute;
- Commodity;
- Reddito fisso (con preferenza per obbligazioni emergenti, green bond e obbligazioni societarie).
Cosa aspettarsi dal futuro
Poiché la recessione è stata causata da uno shock esogeno (la pandemia ha, infatti, fermato l’economia mondiale similmente a una guerra), ci si aspetta che quando il Covid finirà (o meglio, quando si trasformerà in endemia non minacciosa come oggi) l’economia di normalizzerà. Da questo punto di vista il rallentamento del 2020-2021 è completamente diverso da quello che caratterizzò la crisi finanziaria globale del 2008-2009, quando le cause furono endogene: i tempi della ripresa, allora, furono più lunghi di quanto si crede saranno questa volta.
Come anticipato, dallo scoppio della pandemia i mercati finanziari hanno registrato una divaricazione delle prestazioni: titoli che volavano e titoli che crollavano. Si è trattato di uno scenario che non ha tenuto conto dell’unicità della situazione che stavamo vivendo e che, se il vaccino continuerà a mantenere le sue promesse, verrà meno col passare dei mesi. Certo è che il 2020 ha fatto emergere l’attenzione per l’ambiente e la digitalizzazione, pertanto ha senso guardare con interesse ai titoli legati alla sostenibilità.
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