Genova, 20 anni dopo: i racconti dei varesini

Abbiamo rintracciato alcuni dei circa 400 varesini che andarono a quelle manifestazioni, con i 7 pullman organizzati dal Varese Social Forum oppure con mezzi propri. Le loro storie a puntate

G8 di Genova 2001 - le foto

Sono passati 20 anni dai fatti di Genova, ma chi ha partecipato alle manifestazioni che si sono svolte da giovedì 19 luglio sino a domenica 22 luglio 2001, contestualmente allo svolgimento della riunione del G8 che si è svolta dal 20 al 22 nel capoluogo ligure, non dimentica nulla.

Movimenti noglobal e associazioni pacifiste manifestarono in quei giorni, con reazioni gravissime: tumulti di piazza, scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, lacrimogeni e reazioni violente della polizia. Durante uno di questi, venerdì 20 in piazza Alimonda, venne ucciso Carlo Giuliani. Le manifestazioni non si fermarono, e le reazioni della polizia furono molto dure: dalla dispersione della manifestazione di sabato 21 alle violenze alla scuola Diaz di domenica 22, dove erano accolti per dormire centinaia di giovani manifestanti.

Quello che vi presentiamo non è un analisi politica, o una ricostruzione storica: per quello vi rimandiamo alla pagina di Wikipedia, o al bel podcast di Internazionale dal titolo “Limoni” ,o infine, al dibattito registrato su Radio Popolare, che raccontò in diretta quei giorni, a partire dal libro “L’eclisse della democrazia. Dal G8 di Genova ad oggi: un altro mondo è necessario” di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci.

Abbiamo preferito invece rintracciare alcuni dei circa 400 varesini che andarono a quelle manifestazioni, con i 7 pullman organizzati dal Varese Social Forum oppure con mezzi propri: per riportare i loro ricordi e le loro testimonianze a due decenni di distanza, e conservare la memoria di quei fatti.

TUTTE LE STORIE


Gian Marco Martignoni
Cgil di Varese

Il 19 è stata una bella giornata, grazie alla presenza di Susan GeorgeAlex ZanotelliVittorio Agnoletto e tanti altri compagni e compagne  protagonisti dei dibattiti che si succedevano di volta in volta, con una  critica serrata e documentata ai danni provocati dalla globalizzazione liberista.

Il 21 luglio, invece… Di manifestazioni ne avevo fatte a centinaia, ma quella giornata mi rimarrà impressa per tutta la vita, non solo per la tensione che si respirava nell’aria, ma per le provocazioni che si susseguivano una dietro l’altra.

Ci sono voluti degli anni, grazie al Genoa Legal Forum, per smontare il solito teorema accusatorio e colpevolista, tanto che per Amnesty International a “ Genova si è consumata la più grave violazione dei diritti umani di dimensioni mai viste nella recente storia europea “.

Sono passati vent’anni, ed il covid-19 e il surriscaldamento climatico sono la brutale testimonianza di un capitalismo malato all’ennesima potenza. Non ci eravamo sbagliati a mettere sotto accusa quelli del G8, noi 6.000.000.000. Oggi siamo 8 miliardi, ma se non mettiamo sul banco d’accusa l ‘iper-capitalismo e la sua logica distruttiva, non siamo in grado di trasmettere alle nuove generazioni cos’è il divario Nord-Sud del mondo, come crescono le diseguaglianze.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA


Maria Papa,
Varese

Come tanti altri, abbiamo partecipato  per dimostrare che a quella manifestazione c’era gente normale, non solo piantagrane.  

Sono andata a Genova sabato 21 con una amica e con tre figli maschi dai 14 ai 16 anni. Non siamo andate con i pullman organizzati, siamo andate per conto nostro: ci siamo pure portate le biciclette.
Le biciclette ci hanno salvato, nel fuggi fuggi generale.
«Non saremmo mai andati verso la polizia se non avessimo saputo che c’eravate, saremmo scappati dall’altra parte» ha commentato poi mio figlio. Mi ha fatto male, perché  era il contrario di quello che gli avevamo insegnato. In quel caso però non potevo dargli torto.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA


Giacomo Vanetti, Varese
Fotografo

Non sono mai stato un’integralista, credevo che le ragioni del movimento fossero giuste, ma sono andato a Genova soprattutto per fotografare. Ho cercato di tenermi il più lontano possibile dagli scontri ma quando la situazione ha iniziato a degenerare in via Tolemaide, quel venerdì 20 luglio, ero assieme alle tute bianche. Arrivavano fumogeni da tutte le parti: non respiravo, pensavo di morire.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA


Marcello Siviero
Varese

Ho scelto di partecipare, tra le tante, alla manifestazione delle organizzazioni sindacali di base, a cui appartenevo: e in quella sezione siamo riusciti, meno male, con il servizio d’ordine autorganizzato a tenere alla larga  i black bloc. Loro intanto incendiavano i cassonetti, indisturbati. Li ho visti con i miei occhi.

Questi, poi, hanno fatto quello che hanno fatto: e tutto il movimento man mano si è sfilacciato. I giovani, che non erano abituati a quel genere di violenza, si sono guardati bene a continuare con la partecipazione. Anch’io ho scelto altre strade e mi sono buttato su volontariato e sul sindacato.

Quando siamo tornati sembravamo dei facinorosi che erano andati a fare casino, persino tra i nostri amici: il che significa che la regia dell’informazione distorta aveva funzionato perfettamente, e il progetto del movimento che stava diventando globale si è spezzato.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA


Giovanni Ardemagni, Castelseprio
attore

Quel luglio del 2001 io non avevo ancora scelto se andare a Genova o no per impegni lavorativi. Avevo saputo che il giovedì c’era stata una vivace e colorita manifestazione finita bene e poi il venerdì gli scontri sempre più violenti, e l’uccisione di un ragazzo.
“Questo è troppo” pensai, non siamo più negli anni 70.

Il sabato partii con un pullman organizzato. Arrivammo la mattina presto, dopo la perquisizione dell’autobus da parte della polizia. Sembrava abbastanza tranquillo ma c’era tensione nell’aria, ricordo un sacco di gente proveniente da tutto il mondo ed appartenenti a organizzazioni diverse, camminavamo lungo la strada che costeggia il mare ben lontani dalla zone rossa. Ad un certo punto il corteo si bloccò. In lontananza vidi un auto in fiamme e poi, non so perché, cominciò un fuggi fuggi in tutte le direzioni per le strade di Genova.

Non ho mai avuto paura come in quella manifestazione.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA


Angelo Zappoli, Varese
Pensionato, ex consigliere comunale di Varese

Siamo scesi in corteo sullo stradone principale. Un corteo poi diviso a metà dall’intervento degli elicotteri, spezzato 100 metri davanti a noi: il che significa che ci siamo ritrovati bloccati su quella strada, e sotto il lancio dei lacrimogeni. Non ci fu nessuno scontro davanti a noi, ma man mano che le persone davanti a noi refluivano, anche noi eravamo sospinti indietro.

Tra noi c’erano signore in sandaletti e zoccoli, c’erano molti ragazzi: gente che non avrebbe mai aggredito nessuno. Ricordo davanti a me un ragazzo ipnotizzato dal candelotto arrivato in mezzo alle sue gambe: lo guardava, e lo respirava, con uno sguardo fisso. Abbiamo dovuto prenderlo di peso per spostarlo da li.

Il nostro problema, a quel punto, era solo come arrivare al punto di raccolta, che era fissato alla fine del corteo, ormai pressoché impossibile da raggiungere.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA

 


Dino De Simone, Varese
Funzionario agenzia regionale, assessore all’ambiente comune di Varese

Siamo arrivati a Genova sabato 21, con uno dei pullman partiti da Varese, ma ci siamo presto staccati dagli altri, perchè volevamo raggiungere un’altra parte del corteo: volevamo manifestare infatti dietro lo striscione di Legambiente nazionale, che era più avanti. I primi momenti sono stati bellissimi: un bel sole, la festa, la gente che ci salutava dalle finestre  e ci buttava l’acqua per rinfrescarci. Era bello, anche se c’era la tristezza per quello che era successo il giorno prima, la morte di Carlo Giuliani.  Continuando ad andare avanti, siamo arrivati a una piazza sul lungomare. Da lì abbiamo cominciato a vedere i lacrimogeni, e abbiamo sentito che c’era stato un blocco del corteo.  A quel punto non abbiamo fatto altro che cercare di andar via, ed è cominciata per noi una esperienza stranissima: in ogni luogo in cui andavamo, ci imbattevamo in piazze dove un attimo prima o dopo c’erano cariche pesantissime. Sempre evitate, ma solo per un soffio. I genovesi ci avvertivano su dove andare per muoverci piu sicuri, erano meravloigliosi. Arrivavamo in angoli o piazzette e trovavamo ragazzi per terra mezzi massacrati, oppure scout, una volta anche vecchietti. Vedevo black bloc in moto: coperti e irriconoscibili, ogni tanto scendevano dalla moto, sfasciavano e andavano. Era un modo di comportarsi stranissimo, che colpiva per inusualità. Con Legambiente seguivamo il movimento che si stava sviluppando in quegli anni da vicino: già allora chiedevamo un’accelerazione sul cambiamento climatico, dicevamo “non fermatevi ai pannicelli caldi, fate qualcosa di strutturale”. Se i grandi allora avessero ascoltato non avremmo perso 20 anni. Questi 20 anni sono stati bruciati e ora dovremmo andare venti volte piu veloci: la transizione ecologica non va fatta oggi, andava fatta 20 anni fa, per questo dico che vent’anni fa eravamo dalla parte dei giusti.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA


 

Alessandro Madron, Tradate
Giornalista de Il Fatto Quotidiano

A Genova c’ero stato tante volte. Nel 2001 avevo 22 anni.

Era strano vedere Genova blindata, la fotografavo. L’ostilità l’ho percepita per la prima volta al settimo scatto: un carabiniere si stacca dal suo plotone e mi dice che non posso fare foto. Parte una contrattazione verbale e alla fine mi tira fuori il rullino senza darmi né nome né numero di matricola. Mi sembrava folle.

Il giorno dopo, alla mattina dal 20 siamo partiti gioiosi dal Carlini, quasi goliardici. In via Tolemaide è successo il finimondo. Ricordo l’angoscia. I fumogeni che arrivavano da dietro, da davanti, dai tetti. Ci è piovuto addosso di tutto, anche per aiutarci, acqua e limone per pulire gli occhi, gente che scappava da tutte le parti e i portoni che si aprivano per offrirci rifugio. Il panico: una sensazione orribile. Ci ho messo anni a togliermi di dosso la terribile incertezza di non potermi fidare di chi è tenuto alla tutela della sicurezza delle persone, anche della mia. Mi sono portato a casa la paura e la rabbia, anche di non essere compresi.  Per anni ho avuto paura dei botti e dei fuochi di artificio. Ricordo di una festa, poche settimane dopo Genova: al primo colpo dei fuochi di artificio l’istinto è stato nascondermi. Le istanze del movimento però erano chiare. Ancora oggi sono convinto fossimo nel giusto. E il contesto attuale, drammaticamente, lo conferma.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA


Cinzia Colombo,  Gallarate
Educatrice, 
ex consigliera comunale di Gallarate

Il primo impatto con Genova per me è stato il 20 luglio: una fiumana di gente con la bandiera della pace, già dall’autostrada. Avevo 30 anni. C’erano tantissimi giovani, liceali, c’erano le mutande esposte ovunque sui balconi, contro il preteso decoro per il G8. Sentivamo di essere dalla parte giusta: faceva caldissimo e la gente dalle case ci acqua in tutti i modi, anche con la canna legata al rubinetto. Il percorso che ho fatto io il 20 in corteo non ha avuto problemi. La conferma che un ragazzo era stato ucciso l’abbiamo avuta in pullman, al rientro.

Ci siamo posti il problema se fosse giusto tornare sabato a manifestare, dopo che un ragazzo era stato ucciso. La manifestazione di Genova doveva essere pacifica, festosa, per un altro mondo possibile, per un futuro migliore, ma dopo la morte di un ragazzo il clima non sarebbe stato lo stesso. Abbiamo deciso di tornare, era giusto.  Il primo momento è stato quasi di festa, poi sono arrivate le cariche, la violenza cieca. Ricordo la gente sanguinante: giovani, anziani, tutti che scappavamo senza sapere dove andare.

La paura mi è rimasta per giorni. Da allora non ho mai più guardato un’auto della polizia o dei carabinieri con la certezza, che avevo prima di Genova, che fossero lì a difendermi. È stata un’esperienza forte.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA

G8 di Genova 2001 - le foto

 

Stefano Bottelli, Cassano Magnago
Animatore sociale

Dopo 20 anni il mio ricordo di Genova è ancora doloroso, dal punto di vista politico e personale. Ai tempi ero parte del centro sociale “Il Kanile” di Cassano Magnago. Avevamo aderito alla piattaforma di Rete Lilliput di Busto Arsizio.

Con alcuni compagni bustocchi andammo in treno a Genova il 19 luglio per la manifestazione con i migranti. Ci siamo piazzati al Carlini con le tende. La mattina del 20 uscimmo dallo stadio diretti al centro storico con un bel corteo, coloratissimo, con gente di diverse nazionalità. Vicino a noi francesi, spagnoli, baschi. Ero appena dopo la testa del corteo durante gli scontri di via Tolemaide, vicino a piazza Alimonda: ci spararono dei lacrimogeni, il mio amico Antonello svenne accanto a me. Non andammo avanti per aiutare lui e questo forse ci ha salvato.

Al Carlini la notizia ufficiale: “è morto un compagno, gli hanno sparato” dissero dagli altoparlanti. Quella notizia mi segnò profondamente: era morto un compagno e potevo essere io, poteva essere chiunque di noi, lo sentivamo, ed eravamo uniti in quel dolore. Ricordo il pasto della Protezione civile al Carlini quella sera: un ragazzo greco che avevo salutato al mattino e ora era zoppo.

Sabato ci raggiunsero altri compagni del Kanile. Partimmo. Ricordo la discesa verso il lungomare, prima di piazzale Kennedy. Eravamo 50 mila persone. Ricordo il frastuono dei manganelli sugli scudi di interi plotoni della poliziaRicordo di aver proposto di andare a dormire alla Diaz: “C’è il centro mediatico del Social forum lì, figurati se lo attaccano”, ho detto. Con noi c’era il prof Giuliano Leoni, di origini liguri: Ci ha detto”Belin, la situazione non è bella, andiamo via”. Per fortuna gli abbiamo dato retta.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA


Ivana Graglia
Varese

Noi siamo partiti presto con il pullman del sindacato di base, il venerdì 20 per arrivare alla manifestazione della mattina.

Già in quel corteo si intravedevano possibili problemi, perché soprattutto nel rientro verso il pullman abbiamo visto le prime intromissioni dei cosiddetti black bloc: si toglievano le maglie nere e cercavano di intrufolarsi, fortunatamente respinti dal servizio d’ordine del corteo dei lavoratori, che si era autorganizzato per evitare incidenti.

Dopo il corteo di venerdì 20 alcuni sono ritornati al pullman per tornare a casa, ma io e altri abbiamo deciso di rimanere: a Genova con me era venuto anche mio figlio, allora diciottenne, che però aveva preferito unirsi alla manifestazione delle tute bianche. Della morte di Carlo Giuliani ho saputo da lui. Avevamo deciso di dormire a Genova, per poter partecipare anche alla manifestazione del sabato. Siamo andati in un centro sportivo, lo Sciorba, dove il Genoa social forum aveva organizzato un alloggio, ma per arrivarci bisognava stare attenti: era pericoloso stare in gruppo perché la polizia picchiava e disperdeva. Ci siamo così uniti a un gruppetto di padovani, e con loro siamo riusciti a salire su un pullman.

Il giorno dopo abbiamo seguito la manifestazione del sabato e siamo ripartiti: io però non ho dormito tutta la notte perché sapevo che mio figlio doveva andare a dormire alla Diaz e per radio, sulla via del ritorno, sentivo in diretta cosa stava succedendo.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA

G8 di Genova 2001 - le foto

Janos Cont, Varese
Collaboratore de L’Ideatorio, Università della Svizzera Italiana

Sono andato a Genova in treno il giovedì con l’idea di ripartire il venerdì sera per Torino. Come me un gruppo di compagni di università, alcuni del politecnico, altri di matematica, io studiavo fisica. Nel percorso a piedi dalla stazione notammo gruppi di persone “strane”, non sembravano alternativi, sinistroidi, come noi. Poi abbiamo imparato a chiamarli black bloc. Dormimmo nella palestra di una scuola. Non era la Diaz, da lì ci siamo passati venerdì pomeriggio per rifocillarci un po’. Un dettaglio insignificante che poi è diventato indelebile, visto quello che successe lì la sera dopo.

Il venerdì a Genova c’erano tantissime persone, le notizie arrivavano in ordine sparso, non avevamo la visione complessiva, sentivamo le sirene e cercavamo di starne lontani. Ci siamo fermati sul lungomare, c’era Agnoletto che parlava. C’era la polizia in tenuta antisommossa, arrivavano notizie di casini, sentivo la tensione che saliva, tantissimo, ma ci ero dentro, non capivo se fossero esagerazioni oppure no.

LEGGI TUTTA LA TESTIMONIANZA

di
Pubblicato il 19 Luglio 2021
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da lenny54

    A 20 anni di distanza provo sempre e ancora indignazione , sconforto, rabbia per quanto successo tanto quanto agli anniversari delle tragedie di Falcone, Borsellino e dei loro angeli custodi (quelli si’ che “portavano” la divisa!) Scorrono sempre le immagini di bambini e anziani sanguinanti e i celerini e colleghi che stavano lontano dai black bloc e se la prendevano con i manifestanti pacifici. E nella sala comando della questura di Genova c’era Gianfranco Fini che dava “sostegno politico” alla macelleria…. In quei giorni la democrazia in Italia aveva cessato di esistere.

  2. Alberto Gelosia
    Scritto da Alberto Gelosia

    Premetto che non intendo assolutamente giustificare i fatti della Diaz.
    Sono dovuto andare a Genova qualche giorno dopo per lavoro e ho sentito dai genovesi racconti di auto distrutte o incendiate, negozi distrutti e saccheggiati, lanci di bottiglie incendiarie e violenze varie da parte di manifestanti, eccetra.
    Penso che sia giusto ricordare anche questo aspetto della manifestazione.

Segnala Errore

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.