Vito e Michele, due amici che sognavano l’impresa (e l’hanno fatta)

Dai banchi di scuola alla startup: due giovani imprenditori, Michele Cesario e Vito Caiata, si conoscono dai tempi delle superiori. Il loro sogno nel cassetto si è realizzato con Optimon srl

Economia varie

Dio li fa e la tecnologia li accoppia. Nel caso di Michele Cesario e Vito Caiata startupper e cofondatori di Optimon srl c’è di mezzo anche una solida amicizia, nata sui banchi di scuola, all’istituto tecnico di Tradate dove entrambi studiavano elettronica. Le loro vite scolastiche, per un certo periodo, hanno proseguito in parallelo anche al Politecnico di Milano, dove Caiata si occupava di automazione e Cesario di ingegneria gestionale e logistica. D’altronde era sempre stato così, anche quando giocavano a fare gli imprenditori: Vito, innamorato dell’elettronica, inventava i prodotti, e Michele, appassionato di business, si dedicava alla vendita.

Come poi spesso accade nella vita, ci sono anche i momenti della separazione e  così a un certo punto anche le loro strade si sono divise. Vito dopo la laurea sceglie di girare il mondo e finisce per stabilirsi a Berlino, dove lavora nel settore dell’oil and gas, mentre Michele, dopo un passaggio alla facoltà di economia, trova lavoro nel Lodigiano dedicandosi all’organizzazione aziendale.
(nella foto da sinistra Michele Cesario e Vito Caiata)

QUEL SOGNO MAI DIMENTICATO

I legami dell’adolescenza però sono così forti e assoluti da lasciare una traccia indelebile che resiste alla lontananza e al tempo. Ed è grazie a quella traccia che i due soci per vocazione rimangono tali, anche se per anni si vedono poco. Basta una telefonata nelle feste comandate per far rivivere ogni volta a entrambi  il loro vecchio sogno: dare vita a un’impresa insieme.
Quel momento tanto atteso arriva nel 2017, anno in cui decidono di costituire la Optimon srl, un’azienda di Iot, ovvero Internet delle cose, legata all’utilizzo della sensoristica per la geolocalizzazione e degli algoritmi. Grazie ai dispositivi realizzati, gli oggetti a cui vengono applicati  sono in grado di comunicare a distanza informazioni relative al loro stato, parametri ambientali o eventi subiti. Tra le prime applicazioni realizzate dalla premiata ditta c’è lo “smart bin”, il cestino intelligente, che è in grado di comunicare all’azienda di gestione rifiuti quando è pieno e da svuotare.

LA RIVOLUZIONE DEI SENSORI NEL CASSONETTO

«Quando sono tornato in Italia – racconta Vito – mi sono ritrovato per le mani questi sensori e siccome era molto difficile proporli in un mercato ancora scettico rispetto a queste tecnologie, abbiamo dovuto individuare una nicchia, dimostrando a posteriori che lo spazio c’era eccome».
La nicchia è quella del servizio della raccolta dei rifiuti, per la precisione i cassonetti per la raccolta dei medicinali. Quando si vanno a gettare i medicinali negli appositi contenitori capita spesso di trovarli strabordanti perché non vengono svuotati per tempo. L’applicazione di un sensore può invece dare al gestore una serie di informazioni sullo stato di utilizzo del contenitore permettendogli di organizzare la raccolta dei rifiuti nei tempi adeguati e mantenere efficiente il servizio.
«Abbiamo studiato il settore dei rifiuti ancora prima di costituire la società – spiega Michele – Ci alzavamo alle cinque di mattina per andare insieme agli operatori del servizio della nettezza urbana per capire cosa funzionava e cosa non funzionava. È stato un test straordinario che ci ha permesso di realizzare un sistema di monitoraggio».

FATTURATO IN CRESCITA

Il fatturato di Optimon contina a crescere, anno dopo anno Si è passati dai 60mila euro del 2018 alla previsione di un milione di euro nel 2022. «La risposta dei nostri clienti è molto buona – continua Michele – lo scetticismo iniziale ha lasciato posto alla convinzione che l’Iot migliora sensibilmente il servizio e il lavoro delle persone».
La crisi delle materie prime non li preoccupa molto, anche se la scarsità di reperimento in diversi settori, dall’automotive agli elettrodomestici, ha rallentato la produzione causa della mancanza di semiconduttori. Per il momento il magazzino della Optimon non ha problemi in quanto la fornitura gli viene garantita da una multinazionale olandese molto puntuale nelle consegne.

L’ITALIA NON È LA SILICON VALLEY

Optimon srl è una delle dodici startup selezionate da Cna Varese per il premio Cambiamenti, un riconoscimento importante e anche un sostegno non da poco per i giovani startupper che grazie all’associazione di categoria possono accedere a servizi altrimenti proibitivi in termini di costi.
L’ecosistema italiano delle startup non è certo quello della Silicon Valley, ma a ben guardare, secondo Vito, ha i suoi pregi per una dimensione di impresa medio-piccola e nulla da invidiare ad altre regioni del Vecchio continente. Per partire i due soci hanno utilizzato capitali personali, con il passare del tempo sono entrati nella società, acquistandone le quote, altri privati. «Nel 2008 a Berlino arrivavano i migliori talenti d’Europa – conclude Vito – tutti  disponibili a lavorare per un pezzo di pane pur di stare lì. Era un ambiente sopravvalutato nel senso che nell’organizzatissima Germania c’era molto sfruttamento e le startup venivano usate per avere manodopera iperqualificata a basso costo. L’alternativa era andare a lavare i piatti al ristorante».

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

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Pubblicato il 08 Dicembre 2021
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