La brava prof accusata di non essere laureata

Il paradosso delle autocertificazioni: attestano l’idoneità ma non vi sono sistemi centralizzati per verificare i titoli in tempo reale. “Una docente in gamba e preparata"

generica

«Brava, in gamba». «Preparata». Nessuno ha messo in dubbio, in questi anni, il livello di preparazione della docente indagata per truffa ai danni dello stato dopo aver autocertificato oramai oltre vent’anni fa di essersi laureata col massimo dei voti (e lode) per accedere alle graduatorie provinciali con l’obiettivo di diventare supplente.

Ad oggi pochi sono i professori che vogliono esporsi per dare “il voto“ alle competenze della collega, ma quelli contattati non hanno dubbi sulle capacità della cinquantenne varesina originaria di Cittiglio che ha preparato generazioni di ragazzi in matematica e scienze.

La docente ha a lungo lavorato nella zona della Valceresio ma anche a Varese. Dopo la prima trafila nel 2000 per accedere alle graduatorie è accusata di aver continuato la sua attività di supplenza per vent’anni (alle scuole medie di primo grado) e di essere poi incappata in un controllo a campione effettuato con l’università di Milano a seguito della presentazione di una domanda per accedere a un concorso, nell’estate 2020.

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Da qui, in assenza del titolo, è scattata la segnalazione alla procura che a sua volta ha delegato la Finanza per compiere gli accertamenti che hanno portato al decreto di sequestro preventivo per 350 mila euro.

Ed è qui che sta il punto centrale della vicenda per la quale la docente è indagata – siamo alle indagini preliminari e fino a sentenza passata in giudicato, se mai ci sarà, vale la presunzione di non colpevolezza – : ad oggi, come confermano i vertici dell’ufficio scolastico territoriale di Varese, manca un servizio capace di mettere in rete Provveditorato, Università e Ministero per un database condiviso in grado di far scattare un “alert“ preventivo per la verifica dei titoli di accesso ad una professione.

Dopo l’autocertificazione iniziale la prof è accusata di aver presentato il certificato di laurea falso all’istituto comprensivo di Bisuschio: non è difficile mettersi nei panni di chi ha avuto il compito di raccogliere la documentazione presentata dalla donna, dal momento che un funzionario scolastico non ha gli strumenti per verificare la bontà del sudato “pezzo di carta“, se non con un controllo a posteriori (come è avvenuto in realtà, ma molti anni dopo).

Controllo che la tecnologia è oggi abbondantemente in grado di assicurare nel tempo di un click sul mouse.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 16 Gennaio 2022
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  1. Mariuccio Bianchi
    Scritto da Mariuccio Bianchi

    Beh, il fatto che fosse giudicata “brava”, nonostante non avesse mai conseguito la laurea, non è un’attenuante, ma semmai un’aggravante, perchè evidenzia o la pigrizia o la furbizia maligna della persona che, con il suo comportamento, ha sottratto per un ventennio il posto di lavoro a chi ne aveva titolo. Amen

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