Gli Stones e la zuppa di testa di capra
Fu in qualche modo l’album della svolta
Da cosa si capisce che è finita con questo disco è finita la Golden Age e sono iniziati degli Stones diversi? Semplificando molto, dal fatto che Angie coi suoi violini e le parole sussurrate – non importa se vi piaccia o meno – su Exile non ci sarebbe potuta stare. Keith era sempre più in preda alle dipendenze, Mick oramai era un protagonista del jet set internazionale… era inevitabile che il gruppo che aveva incarnato il lato più selvaggio del rock diventasse qualcosa di diverso non potendo comporre Street Fighting Man da una villa con piscina ai Caraibi: forse una rappresentazione del suo stesso passato. Faranno ancora dei dischi più belli (Some girls, Tattoo you) ed altri meno, ed infatti andremo avanti a seguirli, pur consci che sia finita un’epoca. Tutto parte appunto con questo Goat’s head soup, nei cui testi in realtà non mancano certo sesso e violenza, ma come ha scritto qualche critico sono un po’ coperti da “rossetto luccicante”. Io consiglio comunque di sentirlo, magari stando attenti a qualche episodio meno conosciuto come Winter, che a me piace molto.
Curiosità: la zuppa di testa di capra è un piatto della cucina giamaicana, pare con proprietà afrodisiache, che qui viene usato come riferimento all’Obeah Voodoo della Giamaica, dove gli Stones spesso stavano. Ovviamente c’è anche l’accostamento capra/diavolo, che anche in coppia con Dancin’ with Mr. D oramai diventava un po’ un giochetto…
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