Rinaldo Ballerio di Elmec Informatica scuote il pubblico: “Se siete qui per esorcizzare l’AI, avete sbagliato posto”

Nel Campus di Brunello durante un evento dedicato all'intelligenza artificiale l’imprenditore sfida i presenti ad andare oltre la paura: “Non è una moda passeggera, ma una rivoluzione che cambierà il nostro modo di vivere e lavorare”

«Tanti di voi sono qui per capire e tanti altri per esorcizzare. Se siete qui per esorcizzare l’intelligenza artificiale avete scelto il posto sbagliato». A rompere ogni indugio di fronte a un folto pubblico, con il suo stile diretto e pragmatico, è stato Rinaldo Ballerio, presidente di Elmec Informatica, l’azienda leader in Italia nel settore Ict che ha organizzato l’evento dal titolo “l’intelligenza artificiale non è una cosa da alieni. Come le aziende stanno già usando l’intelligenza artificiale”.

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NON È L’ENNESIMO HYPE

L’imprenditore di seconda generazione è consapevole che non si tratta dell’ennesima montatura e che la paura è più che legittima: «Oggi siamo qui per spaventarvi, perché siamo noi i primi ad esserlo». 
Che Ballerio non stia bleffando, lo si capisce dalle argomentazioni. Parla di «problemi etici e morali», di «un fenomeno che non ha bisogno dei classici filtri», quelli che in genere usiamo per interpretare il nostro posto del mondo, come «le ideologie, la politica e le religioni».
C’è però qualcosa che lo spinge oltre la paura. Potrebbe essere la curiosità dell’imprenditore e il senso di sfida, qualità che tutti, competitor compresi, gli riconoscono. E così il patron di Elmec confessa di aver scritto un libro (“60 anni pensieri con me stesso”) e di averlo fatto tradurre in inglese da ChatGpt «con un buon risultato». Non contento ne ha realizzato un secondo, con lo stesso programma, sulla storia e la filosofia del movimento sindacale italiano del ‘900, argomento che non gli è propriamente affine.

L’IMPATTO AMBIENTALE DELL’AI

Nel campus della Elmec di Brunello l’Ai viene dunque già utilizzata, così come in altre aziende del distretto industriale varesino presenti all’evento. Rimane da capire fino a quando assicurerà un vantaggio competitivo a chi la utilizza: «È già successo con Wikipedia – spiega Ballerio -: ha garantito un reale vantaggio quando la usavano in pochi, magari consultandola sotto il tavolo delle cene di lavoro, facendo figuroni». E poi sentenzia: «Con l’AI sarà l’essere umano a fare ancora una volta la differenza».
C’è sempre un però che accende la luce rossa nella testa di chi ascolta. «Sono due gli aspetti tecnici seri su cui riflettere attentamente – conclude l’imprenditore -. L’intelligenza artificiale richiede computer potentissimi e costosissimi che consumano quantità enormi di energia. Nei prossimi tre anni dovranno essere cambiati tutti i computer portatili perché l’intelligenza artificiale (che oggi utilizziamo da remoto collegandoci a un sito, ndr) dovrà essere messa “a bordo” del computer in quanto la capacità di calcolo richiesta è talmente elevata che non può essere remotizzata».

DOVE STA LA NOVITÀ

Ciò che sconvolge le nostre vite è la straordinaria novità che introduce l’intelligenza artificiale: le macchine possono apprendere da sole e migliorare con il tempo le loro prestazioni. «Con la comparsa di ChatGpt – dice Luca Mari, docente universitario alla Liuc di Castellanza e considerato tra i massimi esperti in Italia in tema di AI – è stato fin da subito evidente che questo è un fenomeno esponenziale, cioè che cambia cambiando, pertanto fare previsioni è difficile. Fino a ieri pensavamo che l’unico modo per farci aiutare dai computer fosse quello di programmarli, tanto che per noi in italiano programma equivale alla parola software. Oggi non è più così, quando noi parliamo di intelligenza artificiale parliamo di strategia di machine learning, cioè sistemi ad apprendimento automatico. La novità è l’idea che i computer abbiano un comportamento, un software, che deriva solo parzialmente dalla programmazione, cioè da conoscenza esplicita trasferita da esseri umani, e invece implicitamente da addestramento».

LA CREATIVITÀ DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Questa duplice composizione delle macchine intelligenti, secondo Mari, fatta di ingegneria e addestramento, assomiglia molto a quella umana, composta da dna (natura) e da contesto (cultura). La presenza di un artista, nella fattispecie del musicista Rocco Tanica, componente del gruppo Elio e le storie tese, che nel 2020 ha iniziato a scrivere un libro «a due mani e due neuroni» con l’intelligenza artificiale, innesca un’ulteriore riflessione che riguarda il dominio della creatività.

«Ho scoperto l’intelligenza artificiale grazie a TikTok – racconta Rocco Tanica – e dopo una prova gratuita con Gpt2 capisco che devo scrivere il primo libro mai uscito al mondo scritto da un essere umano e dall’intelligenza artificiale. Intuisco subito che quella è una strada promettente perché il Gpt di allora era così fantasioso che mi sono appassionato alle storie attendibili e agli sviluppi che la macchina mi proponeva. Il mio era una sorta di sogno di Icaro con le pile dietro le orecchie: volevo scrivere con la macchina, per cui ho usato un mix di nuovi e vecchi sistemi, come quando a scuola si inventavano testi scrivendo due righe e mezzo su un foglio lasciando scoperta solo la mezza riga che un altro doveva a sua volta completare. Nel libro che ho scritto ho fatto la stessa cosa, evidenziando il contributo esterno della macchina con un carattere diverso perché non volevo assumermi meriti altrui. E anche se Gpt2 faceva ripetizioni, saltava di palo in frasca e aveva allucinazioni, mi permetteva di emulare quell’ambito caotico che caratterizza la mia produzione musicale».

PASTORI DI ROBOT

L’intelligenza artificiale è destinata per sua natura e non per cultura a scatenare dibattiti infiniti sul piano economico, sociale e anche politico, visto che spetta al decisore pubblico regolare la materia (la direttiva europea c’è già). Su altri aspetti, come la la capacità di questa nuova tecnologia di creare o distruggere lavoro, c’è una polarizzazione di opinioni che aveva già caratterizzato una decina di anni fa il dibattito relativo a Industria 4.0, la quarta rivoluzione industriale, che a suo tempo lo stesso Mari definì «un salto antropologico».
Come ogni rivoluzione tecnologica, anche l’AI ne distruggerà e ne creerà di nuovi. Forse diventeremo tutti “pastori di robot”.

Il pastore di robot? Potrebbe essere un nuovo mestiere

 

Quando l’intelligenza artificiale arriva a ChatGPT che capisce molto il mondo

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

Pubblicato il 18 Maggio 2024
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