Basta con la politica delle chiavi buttate: Mentana scuote Fagnano Olona tra carcere, guerre e verità scomode

Verità a microfono aperto perché “non c’è il coraggio di dire cose ovvie ma impopolari”. A La Valle di Ezechiele una serata intensa con Enrico Mentana

Verità a microfono aperto perché “non c’è il coraggio di dire cose ovvie ma impopolari”. A La Valle di Ezechiele una serata intensa con Enrico Mentana su carcere, guerre, fake news e crisi della politica. Don David annuncia: “Dall’8 luglio avvio allo sportello per i familiari dei ristretti in carcere. Sede e personale sono pronti a Sant’Anna”.

Un confronto vero, oltre la cronaca

Mercoledì 26 giugno, nella cornice della Cooperativa Sociale La Valle di Ezechiele a Fagnano Olona, Enrico Mentana ha guidato un incontro che ha saputo unire profondità, verità scomode e riflessioni lucide sui grandi nodi del presente.

Accanto a lui, Don David, padrone di casa, e Diego Motta, giornalista di Avvenire, che ha introdotto così l’incontro: “Ragionare partendo dai temi di attualità, Mentana è garanzia di confronto con il pubblico.” Mentana non ha tradito le attese, conducendo un viaggio tra guerra, democrazia, carceri e immigrazione. E lo ha fatto come solo lui sa fare: “Una chiave di lettura smart, come la conduzione di un TG, in un mondo dove l’attualità internazionale è drammaticamente complessa.”

Guerre senza eroi

Mentana ha subito messo al centro della riflessione i conflitti contemporanei: “Le guerre vanno contestualizzate. Nessuna guerra ha un buono sicuro e un cattivo sicuro. Da ogni parte si può riscontrare un torto subito, un’ingiustizia subita.” Ha citato il malumore tedesco post bellico del primo dopoguerra: “Anche la Germania di Hitler nacque dal risentimento per sanzioni pesantissime”, per arrivare a Gaza e Ucraina: “Ci sono guerre anche di liberazione, in cui si combatte per la propria sopravvivenza: Israele ha combattuto per liberare gli ostaggi. Ma alla fine la carne da cannone sono sempre le popolazioni.” In Russia, ha osservato, “le carceri sono state svuotate per il reclutamento di nuovi soldati. Chi rischia la vita è chi cerca di riscattare la propria esistenza.”

mentana ezechiele

Poi, la riflessione amara: “Ottant’anni fa ci siamo illusi che il mondo si fosse avviato verso la pace. Che francesi e tedeschi, ebrei e tedeschi, si fossero stretti la mano. Ma quel superamento non è mai stato reale. Tutte le certezze sono state rimesse in discussione.”

La democrazia sotto scacco

Il direttore del TG La7 ha virato su un’analisi severa dello stato delle democrazie occidentali: “La democrazia è una cosa faticosa, è in difficoltà perché altri hanno fatto ricorso a metodi di governo con molti meno avversatori. Trump interpreta il ruolo in modo imperiale, ma non è imperiale: è un imperator romano. Quando dai quel potere, sei nelle democrature, dove uno che ha vinto comanda senza contrappesi adeguati.” Accanto a Trump, Mentana ha citato Erdogan e Putin. E ha aggiunto: “Oggi non ci sono più anticorpi contro l’antisemitismo. Ma anche l’islamofobia è un problema serissimo.”

Immigrazione, tra utilità e ipocrisia

Diego Motta ha definito schizofrenica l’opinione pubblica: “Due terzi di chi applaudiva il Papa è a favore dei respingimenti.” Mentana ha rimarcato la specificità italiana: “Francia e Regno Unito sono abituati al melting pot, da grandi colonizzatori. Noi ci siamo trovati davanti un fenomeno nuovo.” E ha proseguito: “Quando parliamo di migranti nessuno pensa mai ai filippini o ai cingalesi. L’immigrato utile alla classe dirigente fa i lavori che gli italiani non vogliono più fare.”

La contraddizione è evidente: “Esiste una contrapposizione tra razzisti buoni, che li vogliono per lavorare, e razzisti cattivi, che li vogliono espellere. Ma la verità è che ci mancano lavoratori non perché ce li abbiano rubati, ma perché ogni genitore vuole che il figlio faccia un lavoro di concetto.” Poi la stoccata ai partiti: “Il politicante pensa alle prossime elezioni, il politico alle prossime generazioni. E oggi il fenomeno si affronta solo in maniera elettoralistica.”

Carcere: “lo specchio della nostra civiltà”

Il cuore della serata è stato il carcere: “La civiltà di un Paese si misura dalle sue carceri. E noi non siamo capaci di fare un discorso civile: quando si parla di indulto o amnistia, sembra si stia regalando qualcosa ai criminali.”
Mentana ha denunciato le storture del sistema: “Ogni anno finiscono in carcere circa 1.000 innocenti. Chi ci va, spesso lo fa per una debolezza. Quando sento dire ‘buttiamo la chiave’, mi inorridisco. Il ceto politico che dovrebbe indicare la strada.”

“Sarebbe giusto, anche se brutto, chiedere ai cittadini di visitare le carceri. Si vedrebbe il deterioramento, come guardare anziani senza più voglia di stare all’onore del mondo.”

Lavoro, politica, futuro

“Oggi la politica è fatta di partiti che gestiscono il presente. Nessuno ha il coraggio di proporre un cambiamento strutturale, né di fissare obiettivi a medio termine. Ci si inventano cose per stupire, i cosiddetti ‘elicotteri money’, come il reddito di cittadinanza.”

Il futuro, secondo Mentana, è scomparso dall’orizzonte: “Si vive in un eterno presente. I politici sono diventati amministratori, soprattutto dove manca la pulsione. Il PD è il partito dei sindaci perché sono persone per bene che sanno amministrare.” E ancora: “La legge dei grandi numeri fa sì che si facciano manovre sulle pensioni, perché i pensionati sono più dei giovani. Ma questo porta al collasso. – aggiunge – Oggi chi lavora ai mercati generali prende meno di chi fa back office. Quando si è deciso che il lavoro di concetto valesse di più di quello manuale?”

Giustizia, magistratura e ipocrisie di sistema

“La giustizia è fallibile, è amministrata da uomini e donne. Ma tutti si mettono dalla parte degli inquirenti. Le vittime non vengono ricordate, se non nelle celebrazioni rituali.” Il direttore denuncia: “La giustizia riparativa deve essere un processo culturale. Noi veniamo da un sistema dove ‘chi ha sbagliato paga’.”

Mentana ha toccato poi lo scontro tra Matteo Salvini e Roberto Saviano: “C’è chi diffida dal fare tifo per Salvini. Ma se io dico a uno ‘bastardo’, finisco in giudizio. Se lo dice lui a me, lo querelo. Tutto ruota intorno a chi dice le cose, non a cosa si dice. Se la fa uno ritenuto buono, è giusta. Se la fa uno ritenuto cattivo, è sbagliata.”

Sulla vicenda Paragon e gli scandali mediatici, è netto: “Bisogna sapere cosa è stato fatto e da chi. Non la ritengo una grande questione. Quando la procura di Roma troverà qualcosa, ci torneremo, e sarò durissimo, se necessario.”

Difesa, 41-bis e un nuovo orizzonte possibile

Nel finale, una riflessione su spesa pubblica e sicurezza: “Spendiamo il 5% del PIL. Se fossi stato ucraino, l’avrei speso per non avere i russi in casa. La sicurezza si ottiene sapendo che esistono gli eserciti. Meglio averne uno proprio, che aspettare chi ti soccorre e poi presenta il conto, come fa oggi Trump con Zelensky.”
Infine, il tema delicatissimo del 41-bis: “Fu introdotto per dimostrare che Berlusconi non era con la mafia. È stato necessario nell’organizzazione della giustizia, ma oggi viene usato in modi che io contesto. Il caso dell’anarchico è emblematico: non c’è piramide, non è stato condannato per reati di sangue. Esisterà un mondo post 41-bis e uno post carcere tradizionale.”

Una serata che non ha lasciato alibi

Mentana ha concluso con un messaggio chiaro e definitivo:“La politica non è una squadra di calcio. Siamo noi che li eleggiamo”. Don David ha chiuso l’incontro con una nota concreta: “Dall’8 luglio partirà lo sportello per i familiari dei ristretti in carcere. La sede e il personale sono già pronti presso Sant’Anna”. Un’iniziativa che traduce in azione lo spirito dell’intera serata: non rassegnarsi, e credere ancora che il riscatto sociale sia possibile.

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Pubblicato il 27 Giugno 2025
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